Rassegna storica del Risorgimento
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1974
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Michelangelo Mendella
Era così avvilito, così oppresso, così afflino che cercai di rincorarlo e di calmarlo.
No, no, mi rispose, sono indegno di stringere la mano di onesto uomo; in patria non ci tornerò più. Il volontario esilio espierà in parte la mia colpa. Si dica almeno di me che ho saputo punirmi .
Diavolo, diavolo mormorai io ascoltando le parole di don Guglielmo narrata da me chi mai crederà che questa sia storia?
Egli dunque continuò Don Guglielmo fu indotto al regicidio dal bisogno prepotente di far dimenticare il suo fallo con un atto eroico. Era un suicidio il suo col quale espiava il peccato e liberava la patria dal tiranno. Si riabilitava così agli occhi dei suoi concittadini.
Ed a quelli della donna amata dissi io divenuto pensoso.
Chi lo sa, può essere. Io son certo che il terribile proposito fu l'effetto della nostalgia.
0 della passione. Immaginate per poco che egli amasse ancora quella donna dalla quale era separato per sempre; e perché ella non lo dimenticasse e perché ella sapesse della sua morte volle con una eroica fine eternare nell'anima di lei la sua memoria.
Cosi credo anche io.
Diavolo, diavolo! Ed ora anche se mi negaste il permesso sarei costretto a far il vostro nome. Senza una testimonianza inconfutabile, se io narrassi quel che mi avete narrato, non si crederebbe un parto della mia fantasia? Che magnifico romanzo, caro Don Guglielmo!
Che pure è storia, come le tante storie che sono dei romanzi.
Don Guglielmo Tocci, anzi il comm. avv. Guglielmo Tocci, ex deputato, ex consigliere provinciale, dimora il più dell'anno in Vaccarizzo, un paesello albanese del circondario di Rossano.
Dico ciò onde non si abbia a credere che anche Don Guglielmo Tocci sia un parto della mia fantasia.
La versione del Tocci, circa la suddetta giustificazione dell'attentato in esame, appare peraltro non del tutto verosimile e, comunque, non soddisfa alla stregua dei risultati dell'indagine compiuta. Egli si sarebbe, invece, reso certamente benemerito se avesse avuto il coraggio di dire per intero la verità, rivelando anche gli ideali politici del Milano, che gli erano stati comuni; ma il cui ricordo non era utile per lui rinnovare nei tempi nuovi. Invero, il comm. avv. Don Guglielmo Tocci, ex deputato ed ex consigliere, che aveva anch'egli aderito in gioventù alla soluzione del neo-murattismo, non aveva più nessun interesse che si venisse a scoprire tale incresciosa verità, non utile ormai né ai morti né ai sopravvissuti: meglio era offrire ai molesti ricercatori delle patrie memorie l'inadeguata argomentazione dello scandaletto extraconiugale, perché, accontentandosene, non andassero a indagare più a fondo.
Alquanto diversa è la posizione testimoniale di Attanasio Dramis, sessan-tottenne nel 1897, ed ancora troppo fiero di quel suo eroico passato di ribelle e di martire . Letto l'articolo del Misasi sul Corriere di Napoli, il Dramis scrisse subito una lettera aperta al suo vecchio amico Eugenio Conforti, in San Benedetto Ullano , e la pubblicò a S. Giovanni a Teduccio in uno opuscolo di dodici pagine, il 16 dicembre 1897.
Con tale lettera il Dramis intese sbugiardare le calunniose denigrazioni del commendatore D. Guglielmo; e, innanzitutto, liberare il nome del nostro Eroe dalla colpa dell'adulterio. Al qual proposito scrisse:
La favola dei suoi amori con la disgraziata Penelope è un episodio doloroso che varrà meglio coprire di pietoso oblio, trattandosi di una grande domestica sciagura, creata da