Rassegna storica del Risorgimento

AIGUES-MORTES STORIA 1893; EMIGRAZIONE ITALIANA FRANCIA 1893; I
anno <1974>   pagina <283>
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/ fatti di Aigues-Mortes 283
socialisti italiani e stranieri nei riguardi di questo problema. I fatti di Aigues-Mortes, avvenuti poco dopo, convinsero i socialisti italiani dell'importanza della mozione votata a Zurigo tanto che, nel congresso del Partito socialista a Reggio Emilia (settembre 1893), ne fu approvata una simile, con la quale si invitavano le camere del lavoro a convincere i loro iscritti, che dovevano recarsi all'estero, ad aderire alle organizzazioni sindacali dei paesi di immigrazione. Ma i socia­listi cominciarono a interessarsi maggiormente dell'emigrazione solo dopo i fatti del 1898 quando parecchi di essi furono costretti ad emigrare in Francia e in Svizzera dove, venuti in contatto coi lavoratori italiani, presero la direzione dei loro problemi. Così nel congresso di Roma del 1900 venne approvata una rela­zione di Angiolo Oabrini che auspicava anche un coordinamento con gli altri organismi socialisti all'estero per una protezione degli emigranti. ') In tal modo a poco a poco si andò formando nei lavoratori italiani all'estero una maggiore coscienza sindacale tant'è vero che, alla vigilia della prima guerra mondiale, essi erano divenuti gli organizzatori dei sindacati e i più attivi scioperanti.
L'ECCIDIO. Aigues-Mortes (Acque-morte) era città poverissima e mal­sana posta a 31 km. da Nimes in mezzo ad una palude salmastra formata dal delta del Rodano; il suo nome derivava dai numerosi stagni che si trovavano nel suo territorio, tutti comunicanti col mare. Il paese, di forma quadrata, era cir­condato da mura medievali rinforzate da torri fatte costruire da san Luigi re di Francia. La ricchezza maggiore era costituita dalle saline, abbondanti nella Fran­cia meridionale, e appartenenti in massima parte alla Compagnie des Salines du Midi. Nel comune di Aigues-Mortes la società possedeva due grandi saline una chiamata Peccais, l'altra Perrier. Ciascuna era suddivisa e, per quanto ri­guardava quella del Peccais, le filiazioni principali erano formate dalla Fan-gouse, dalla Goujouse e dal gruppo che si trovava nelle vicinanze di Peccais, ove risiedeva l'ingegnere. Le saline di questo gruppo erano pure distinte coi nomi di Abbé e di San Carlo; ma gli Italiani le designavano tutte col nome di Torre o anche di Ciminiera, per la vicinanza di un alto camino. La direzione affidava ad imprenditori detti bayles l'arruolamento degli operai. Ogni bayle formava una squadra, la bricole, che assumeva il nome e talvolta il soprannome dell'imprenditore stesso. I caposquadra erano italiani o francesi. In generale, si preferiva lavorare con l'imprenditore connazionale; però accadeva che operai delle due nazioni fossero arruolati in una stessa squadra. Non vi era tuttavia una separazione netta perché le bricoles dei due paesi lavoravano fianco a fianco senza aver mai provocato disordini. U lavoro era suddiviso in due pe­riodi: il pruno, in cui il sale veniva radunato e ammonticchiato (battitura); il secondo, in cui era trasportato nei depositi {levage). La prima operazione ve­niva pagata in ragione delle battute, la seconda, invece, à forfait a seconda delle carriole caricate o scaricate.2)
1) Eros E STO RAGIONI KJU. Italiani all'estero ed emigrazione di lavoratori italiani: un tema di storia del movimento operaio, in Belfagor, 1962, a. XVII, pp. 648-669.
2) Le notizie relative alle con dizioni di lavoro nelle saline di Aigues-Mortes sono tratte dalle seguenti fonti: Atti parlamentari, Camera dei deputati, Legislatura XVIII, prima sessione 1892-1894, Documenti diplomatici presentati al parlamento italiano dal ministro degli Affari esteri (Brin), 23 novembre 1893, Aigues-Mortes, [D'ora in poi sarà citato come Libro verde], Relazione del regio console generale in Marsiglia: II, Notìzie gè-