Rassegna storica del Risorgimento

AIGUES-MORTES STORIA 1893; EMIGRAZIONE ITALIANA FRANCIA 1893; I
anno <1974>   pagina <293>
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/ fatti di Aigues-Mortes 293
ora incanalando su direttrici socialiste tendenti a sviluppare nei lavoratori un'autentica coscienza di classe così come aveva già propugnato il Labriola. *)
LE DIMOSTRAZIONI A NAPOLI. La reazione di Napoli fu ancora più violenta di quella di Roma. Non sorsero complicazioni diplomatiche come nella capitale, ma le dimostrazioni si conclusero in modo cruento. La dinamica dei moti di protesta richiama delle analogie tra le due città. Soltanto a Roma e a Napoli il primitivo scoppio di indignazione causato dai fatti di Aigues-Mortes e, quindi, le proteste a carattere patriottico-triplicista, crispino-antigiolittiano, si risolsero nelle rivendicazioni della classe operaia. Mentre a Roma gli operai avevano dapprima protestato per i fratelli uccisi in Francia circoscrivendo in seguito la loro agitazione a richiesta di carattere salariale, a Napoli, invece, lo sciopero dei cocchieri non ebbe alcun movente patriottico.
Negli avvenimenti di Napoli bisogna distinguere tre componenti essenziali: le dimostrazioni contro la Francia; lo sciopero dei cocchieri; le rivolte contro i questurini, determinate da antiche antipatie e degenerate poi in violenze. Aigues-Mortes, insomma, col dare lo spunto a iniziali proteste di carattere poli­tico, diede il via, a Napoli, a passioni, interessi, vendette che nulla avevano a che vedere con i fatti delle saline e che sfociarono in una sommossa generata dalla miseria e dal malgoverno comunale. Sin dall'inizio i cocchieri si servi­rono delle agitazioni popolari coinvolgendo i dimostranti nelle loro proteste di carattere economico e, approfittando di quella situazione caotica, suscitarono uno scompiglio maggiore nella città; scompiglio che la forza di pubblica sicu­rezza, troppo esigua, non fu in grado di contenere.
I cocchieri erano malcontenti perché era stato concesso ai tramways ed agli omnibus, estesi ad un numero maggiore di strade, un orario così protratto nella sera, da togliere loro gran parte del lavoro e delle primitive risorse. Inoltre le voci che il colera si fosse propagato nella città, non solo avevano distolto i pro­vinciali dall'andare a Napoli, ma anche li avevano allontanati da essa, onde erano venute meno ai cocchieri le fonti solite e sicure di guadagno. Alcune di­sposizioni municipali ne avevano accresciuto il malcontento, poiché, per regolare meglio il loro servizio, erano state comminate multe più frequenti dell'usato ed erano stati annunziati innovamenti gravi e costosi nelle vetture di nuovo mo­dello; tutte spese che i cocchieri, poverissimi, non potevano sostenere. Tale malcontento, in realtà, covava da lungo tempo ed esplose soltanto quando si trovò un momento opportuno.2) I deputati napoletani e soprattutto Fon. Alto-belli riuscirono alla fine ad ottenere per i cocchieri alcune concessioni.
II regio commissario stabilì, infatti, di non rilasciare nuove licenze finché fl. numero delle vetture da nolo ad un cavallo non fosse diminuito; di aumentare i luoghi di stazione delle vetture nell'interno della città; di ritirare al cocchiere, in caso di contravvenzione, la licenza, rilasciandogliene una provvisoria invece di condurlo all'ufficio del corso pubblico; infine, di porre in circolazione le vet­ture di nuovo modello soltanto nel caso in cui fosse stato necessario sostituire una di quelle in corso per impossibilità di esercizio.3)
1) L. CAFACNA, op. cU., p. 760.
2) Borgnini, procuratore generale del Re presso la corte d'Appello di Napoli a Santamaria NiccoUni, ministro Guardasigilli, Roma, Napoli 24 agosto 1893, Archivio cen­trale dello Stato, Roma [D'ora in poi A. C. S.], Atti della procura del re, b. 96 bis, f. 264.
3) La tranquillità pubblica. Le responsabilità, in II Mattino, n. 239, 27-28 agosto 1893, p. 1.