Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1974>   pagina <302>
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Emilia Morelli
Nessuno dei successivi conservatori osò togliere la stanza più bella a Mario Menghini; chi non ricorda Walter Maturi insediato al pianterreno, sempre con il lampadario acceso? Non lo si osò neppure quando la organizzazione degli Isti­tuti storici nazionali, con la creazione di quello per la storia moderna e con­temporanea, provocò la divisione del materiale già raccolto dal Comitato nazio­nale per la storia del Risorgimento in vista della istituzione di una Biblioteca, archivio e museo; traccia di questo progetto resta nell'intestazione delle buste dei documenti più antichi, compresi questi del Remorino. I libri rimasero a palazzetto Venezia per passare poi a via Caetani; i documenti e i cimeli sali­rono le scale del Vittoriano. Si rimaneva così fedeli a una sede anch'essa desi­gnata, fino dal 1906, per ragioni ideali, da quei superstiti del Risorgimento che facevano parte del consiglio del Comitato nazionale già ricordato.
E, per questo, nel verbale di consegna (1938) dei documenti e dei cimeli esiste una precisa postilla per dar ragione del fatto che la Collezione mazziniana rimaneva presso la Biblioteca di storia moderna e contemporanea: era a dispo­sizione della Commissione editrice degli scritti di Giuseppe Mazzini e, cioè, di Mario Menghini fino al completamento dei cento volumi previsti.
I cento volumi sono usciti; gli autografi sono rimasti a via Caetani, anche quando la nuova Commissione editrice ha piantato le sue tende al Vittoriano. Fin qui la storia; poi nasce la polemica nella quale non voglio entrare.
Detto questo, con l'avvertimento che naturalmente i documenti maz< ziniani di questo fondo figurano tutti nell'Edizione nazionale, passiamo agli altri corrispondenti di Gerolamo Remorino, che sono: Nino Bixio, Filippo De Boni, Nicola Fabrizi, Giuseppe Lamberti, Giuseppe Lione, Pietro Maestri, Alberto Mario. Giacomo Medici, Gustavo Modena, Alessandro Monti, Felice Orsini, Rosa-lino Pilo, Maurizio Quadrio, Giuseppe Sirtori, Giovan Battista Vare. Grosso modo le lettere riguardano il periodo nel quale Remorino si occupò SeìVItalia e Popolo e completano, quindi, quelle studiate dal Monti.
All'ambiente giornalistico genovese non appartiene, invece, la lettera di Giuseppe Lamberti del 16 luglio 1847, già riassunta nel Protocollo della Gio­vine Italia , *) e neppure quella di Nicola Fabrizi del 26 novembre 1859. Da Malta questi fa un quadro della situazione nell'Italia centrale dopo l'allontana­mento di Garibaldi ed esprime giudizi severi sulla Toscana che, dice, è in mani debolissime e vi temo previdenze (sic) del genere del 1848 e 1849 oggi chi sa per che verso. Mi allarma la voce dell'accostamento del Governo a Monta­nelli bonapartista . La lettera di Giacomo Medici, infine, è del 1866 e risponde a una raccomandazione per la promozione di un ufficiale; l'amicizia con Remo­rino era ancora viva, nonostante fossero passati i tempi della collaborazione politica.
Non credo di dovere illustrare le lettere di Nino Bixio, Gustavo Modena, Felice Orsini e Rosai ino Pilo perché sono state edite nei rispettivi epistolari.2)
1) Voi. V, Imola, Goleati, 1921, p. 157.
2) Epistolario di Nino Bixio, a cura di EMILIA. MORELLI, voi. I: 1847-1860, Roma, Istituto per la storia del Risorgi mento italiano, 1939; Epistolario di Gustavo Modena, a cura di TERENZIO GUANI, ivi, 1955; Lettere di Felice Orsini, a cura di ALBERTO M. GHI­SA LBERTI, ivi, 1936 (dove gli autografi sono ancoro indicati come conservati alla Biblio­teca del Risorgimento di Roma); Lettere di Rosolino Pilo* a cura di GAETANO FALZONE, ivi, 1972.