Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1974>   pagina <303>
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Le carie di Gerolamo Remolino
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Alessandro Monti scrive, nel maggio 1851, per sollecitare un incontro a Genova di Depretis, Lions, Tecchio e Borella con un signor Smith, che non so proprio chi possa essere. Forse è lo tesso cui accenna Mazzini in una lettera a Lemmi del 25 aprile 1851,n perché anche Monti è naturalmente in stretto con­tatto con gli Ungheresi. Riferirà, infatti, il 25 settembre, sull'incontro alla Spezia con Kossuth, pur chiedendo che non se ne parli e ripeterà, il 9 novembre, di non essere in condizione di rivedere il dittatore magiaro. Quanto alla collabora­zione al giornale, non se la sente per ragioni di salute (lettera 14 luglio 1852); ha detto di no anche a Cattaneo che voleva il racconto delle sue esperienze in Ungheria per l'Archivio trietnale.2)
Al progettato incontro con il signor Smith accenna in una sua lettera del 20 maggio 1851 Giuseppe Lions, per dire che non potrà parteciparvi, impegnato come è nella discussione del bilancio dei Ministero della guerra. Scrivo Lions e non Lyons, come si usa, perché la firma reca chiarissima questa grafia, ma si tratta, naturalmente, dell'eroico ufficiale dei bersaglieri, deputato al Parlamento subalpino.
Lions, il 30 gennaio 1851, si era lamentato a nome di Govean per gli at­tacchi che Vltalia lìbera, della cui redazione faceva parte il Remorino prima della fondazione dell'Italia e Popolo, aveva sferrato contro la Gazzetta del Po­polo, iniziando una politica di partito, la quale in questo momento sarebbe veramente intempestiva. H 13 febbraio ringrazia Remorino per aver gettato acqua sul fuoco e poi si sofferma sulla situazione politica piemontese. Accenna alla difficoltà della sostituzione del dimissionario Siccardi, ma sbaglia quando dà come sicura l'ascesa al ministero del San Martino. Quest'ultimo rifiuta, ma... schiuma pura delle dottrine lojoline si è quella di farsi quasi direi violentare per accettare quanto si agogna più ardentemente! ! . Più interessante la seconda parte della lettera nella quale si parla degli ufficiali lombardi e si sente il con­flitto fra il valoroso militare di carriera e l'uomo di sinistra. Con la scusa del regolamento di anzianità si tende a far dare le dimissioni ai Lombardi perché ben pochi accetteranno di retrocedere di grado. Vero è aggiunge che era ingiusto ed intollerabile che vecchi ufficiali dovessero ubidire (sic) a questi; ma questa disposizione non doveva essere né sì rigorosa, né tanto ritardata. Giacché dopo due anni e più dacché questi ufficiali disimpegnano il loro ufficio, venire a sconvolgerne le posizioni, egli è un volerla rompere (come direbbe Manteuffel) colla rivoluzione! . Oggi i Lombardi, domani le camicie rosse...
Le tre lettere di Giuseppe Sinori del 1, 20 e 27 novembre 1851 sono indi­rizzate impersonalmente alla redazione dell'/tolta e Popolo e riguardano le aspre polemiche di quel mese per il Comitato democratico europeo .
Un discorso più approfondito meritano tre altre di Pietro Maestri, senza al­cuna indicazione di anno, ma certamente del 1851, due a Remorino e una, del 4 giugno, a Bixio, aperta, però, dal direttore del giornale, perché in quello stesso giorno Nino era partito per Torino, dove entrerà in contatto con Maestri, cor­rispondente dell'/taZia e Popolo dalla capitale subalpina.
Le tre lettere parlano degli articoli sulla Federazione repubblicana del Fer­rari, che usciranno il 7, 9, 10 giugno, articoli che, sulla scorta di una nota di
1) !., voi. XLV, p. 246.
2) Ritengo che debbano attribuirsi al Monti anche i doc. VII, Vili, IX, XI, pubblicati da U. Monti come a firma illeggibile.