Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1974>   pagina <304>
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Emilia Morelli
Mario Menghini a una lettera di Mazzini a Giovan Battista Vare, sono attri­buite generalmente a quest'ultimo.*) Un dubbio deve avere sfiorato Della Pe-ruta,2' perché, pur ribadendo la tesi di Menghini, riporta in nota quel che, da Torino, Bixio scrive a Remorino il 4 luglio: Maestri mi assicura che gli arti­coli sul libro del Ferrari non sono suoi, ma di Revere: lo credi tu?.3)
Maestri aveva scritto una prima volta promettendo articoli sul Ferrari e contro le federazioni . Il 4 giugno spedisce il secondo dei previsti quattro articoli e commenta: Il tuono moderato della polemica lo renderà ancora più efficace . Alla terza lettera è accluso l'ultimo articolo nel quale vi avrà una valida difesa del principio dell'Unita contro il federalismo ferrariano. Credo che il tono moderato della polemica da parte d'un giornale mazziniano farà ottimo effetto. E d'altronde aggiunge per difendere Mazzini, non dobbiamo ob-bliare che anche il Ferrari è repubblicano e, quindi, sebbene dissidente, no­stro prossimo alleato .
Mi pare che debba essere decisamente negata a Vare la paternità degli arti­coli, anche perché in quel periodo era a Genova. Resta un dubbio: Maestri o Revere? Certamente Bixio in quel suo lo credi tu? insinua il dubbio che Maestri abbia voluto liberarsi di una responsabilità che la disapprovazione di Mazzini per il tono moderato della recensione rendeva grave per chi, tra l'altro, riceveva uno stipendio dall'Italia e Popolo. Nulla, infatti, in queste lettere può far pensare all'invio di scritti altrui... se non il fatto che il Maestri non usa mai l'io nel ano commento agli articoli.
Anche Vare va a Torino e, siamo al 6 settembre 1851, si vede proibito il ritorno a Genova. Le sue lettere trattano del libello di Enrico Lavelli e Pietro Perego, I misteri repubblicani e la ditta Brofferio, Cattaneo, Cernuschi e Fer­rari, appena stampato. È convinto (4 ottobre) che non si debba rispondere a quei due giovinastri ; e gli spiace (11 novembre) che Mazzini lo abbia fatto. > Tra l'altro la replica non è riuscita bene: La musa del nostro amico è l'affetto; quand'egli è in collera non si riconosce più; abbandona persino la ordinaria sua dignità . Anche Vare è del parere di Maestri che, cioè, le polemiche deb­bano essere in tono moderato. Per questo disapprova, sia pure meno violente­mente di Bixio, gli attacchi all'abate Cameroni (3 dicembre 1851, 6 febbraio 1852).
Una lettera di Vare del 21 dicembre 1851 è abbastanza interessante perché esprime la certezza che, nonostante il 2 dicembre, non si abolirà in Piemonte lo statuto, che imbarazza il Governo tanto poco! esso ha una maggioranza così docile, che un colpo di Stato sarebbe proprio un tratto da dilettanti, piuttosto che un'operazione interessata . Potrebbero cedere a pressioni straniere ma tardi ed a malincuore, non per lealtà politica, ma per boria e vantaggio in­dividuali .
Dobbiamo, infine, ricordare due lettere del 1859. Nella prima (7 ottobre) Vare parla di un progettato misterioso colloquio con un amico non meglio iden­tificato, che non osa correre il rischio di entrare in Piemonte, nella seconda (6 dicembre) riferisce un colloquio col Brofferio.
0 SM.1 voi. XLV, p. 303.
2) FRANCO DELLA PEHUTA, / democratici e la rivoluzione italiana (Dibattiti ideali e contrasti politici all'indomani del 1848), Milano, Feltrinelli, 1958, p. 215.
3) Epistolario di Nino Bixio oit., p. 25.
*) Lettera a Grilenzoni pubblicata sul Progresso e auV Italia e Popolo. Ora in S.E.I., voi. XLVII, pp. 71-77.