Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1974
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pagina
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307
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Libri e periodici
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cbe caratterizza la scena americana, non aveva di certo impedito la formazione di strati socio-economici dominanti nelle singole colonie, spesso fautori dell'esecutivo, e comunque quasi sempre timorosi dell'eccessiva democrazia. L'ideologia politica americana rifletteva, nella sua varietà, quella britannica ed i Loyalists, se furono minoranza il che non è del tutto accertato furono una minoranza che difese le proprie posizioni nel dibattito politico e sul campo di battaglia. Un saggio di sole 120 pagine non poteva che concentrare la propria attenzione nell'assunto principale, col conseguente rischio di presentare una situazione, in realtà notevolmente nuancée, in modo troppo univoco. La tesi dell'A. è applicabile ad ampi settori della vita politica coloniale: la loro vittoria nel test decisivo non può però essere assunta come prova del predominio delle idee radicali inglesi nelle colonie (caso mai. della loro validità in loco) Queste osservazioni non sono intese a negare la validità dell'assunto dell'A., bensì a limitarne i settori di applicazione, anche perché, una volta delimitati questi settori, apparirebbe chiara la necessità di indagare ulteriormente, e con metri diversi, circa cause e motivi di determinate adesioni alle idee radicali britanniche.
L'influenza europea sull'opinione pubblica americana e protagonista di un altro saggio: EBNEST R. MAY, American Imperialism: a reinterpretalion (pp. 121-283). Ove l'imperialismo in questione è quello narrowly defined as direct terrà tori al acquisition (p. 133, n. 13) della fine del secolo scorso. L'A. si propone di dimostrare la presenza di un altro fattore importante nel sudden tura in American policy : the impact on America of Englisk and European politicai debate , esaminando <c the processes by which a variety of influences produced an apparent revolution in American attitudes (p. 123). L'analisi parte dal presupposto che effective opinion in materia di politica estera (<c effective perché recepita a Washington) fosse quella di circa 3 milioni di cittadini appartenenti a categorie benestanti, di alto livello istruzionale e politicamente attivi. Le opinioni di questi cittadini erano ispirate o plasmate da ce opinion leaders (con ulteriori selezioni). Data la vastissima gamma di categorie cui questi ce opinion leaders apparterrebbero categorie spesso assai lontane dalla politica attiva FA. presuppone anche che la scelta della leadership da parte dei followers vari a seconda dei problemi oggetto della pubblica attenzione. By focusing on the interested public, probable opinion leaders, and processes of opinion formation (p. 279) l'A. ritiene di provare come ideologia e politica britannica ed europea influenzarono e modificarono ideologia e politica statunitense.
La scelta dei probable opinion leaders lascia alquanto scettici, se non altro perché contrasta notevolmente con quanto sappiamo della vita politica statunitense. Di questi leaders alcuni tali solo nelle pagine della cronaca mondana FA. analizza formazione, soprattutto politica, conoscenze e contatti europei, ecc., ma anche qui si rimane sorpresi dalla tenuità delle argomentazioni. La presenza del tale o talaltro uomo influente nel mondo degli affari, o uomo politico o viveur, in un determinato paese in un determinato periodo non comporta automaticamente la lettura di un libro rilevante, ecc. Per converso, nell'ambito sociale in cui ai muovono i leaders in questione, è notorio che tutto quanto circolava in Europa, che si trattasse di idee espresse in conversazioni, di giornali o libri, abiti o vini, era immediatamente disponibile oltre Atlantico. Di ben maggior rilievo la questione se ed in quale misura e perché ampi strati della società americana fossero disposti a recepire certe tematiche europee piuttosto che altre. Sarebbe necessario pertanto analizzare in primo luogo i mutamenti ùi locOi atti a spiegare questa ricettività. Sull'argomento la letteratura e vastissima. Né si può trattare l'argomento senza fare riferimento alla secolare polemica tra Nord e Sud circa l'acquisizione di nuove terre prima della Guerra Civile, ed alla diversa impostazione del problema dopo. La tesi di William Appleman Williams, che business-centered American governracnts developed a strategy of u open door imperialism " fefr. p. 133, n. 18) per cui gli Stati Uniti dovevano limitarsi ad assicurarsi i mercati senza assumere largar administratìve responsibittties sembra una interpretazione più valida della politica americana, anche se è probabile che nel 1898-99 fattori ben più decisivi dell'influenza europea sui public opinion leaders , fattori interni ed esterni, portarono il governo U.S.A. a discostarsi alquanto dalla politica fino ad allora perseguita. Deviazione dalla strategia di cui sopra, piuttosto che or decisioni tattiche nell'ambito della stessa.
VLADIMIRO SPERBER