Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1974
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pagina
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309
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Libri e periodici 309
Medici concentrò contro il governo accuse di ogni genere. L'aristocrazia era ormai tutta arroccata nella difesa delle sue insidiate posizioni.
Nel 1820 i baroni siciliani si trovarono nella necessità di salvaguardare i loro interessi minacciati da un regime liberale di fronte al quale tentarono di riproporre l'antico ideale della Nazione siciliana che doveva portare alla rottura col napoletano e ad un rafforzamento delle loro posizioni, a La Sicilia-nazione veniva riproposta come Patria (p. 126); ma quella massa che all'inizio del moto si era lasciata guidare dai baroni, alla fine non si potè più controllare e ì capi si trovarono nella necessità di frenare non una rivoluzione ma soltanto un caos di emergenze anarchiche (p. 182). Fallito all'interno e all'esterno il moto del '20 i nobili si videro scappare dalle mani il timore , il baronaggio non seppe più esprimere una qualche vitalità di idee e l'ideologia sicilianista si spense.
Di indubbio interesse si rivela questo volume per l'impegno dell'argomento trattato e per la padronanza della materia che l'autore mostra di possedere sia nel campo storico* giuridico sia in quello economico-politico. A nostro giudizio però si riscontrano nel testo diverse forzature dovute alla volontà dichiarata dell'autore di evidenziare la sua tesi di una evoluzione della ideologia sicilianista strettamente legata e dipendente dalla lotta baronale per la difesa dei propri privilegi. Ricordiamo infine che l'autore è uno studioso dei problemi legati alla Sicilia, alla tematica Napoli-Sicilia e riguardanti gli aspetti politici, ideologici, culturali della questione meridionale.
ANNA M. CALDARA ISASTIA
ENZO ESPOSITO, Annali di Antonio De Rossi stampatore in Roma, (1695'1755) (Biblioteca di bibliografia italiana, LXVII); Firenze, L. S. Olschki, 1972, in 8, pp. xxxt-645. L. 20.000
Al capostipite della dinastia De Rossi, che ebbe breve, ma intensa e illustre vita nel mondo tipografico romano è dedicato questo grosso volume, primo di una serie, con la quale l'A. si propone di catalogare la produzione degli stampatori romani del Settecento. Ai figli di Antonio, Giuseppe e Filippo, continuatori dell'arte paterna, l'Esposito dedicherà il secondo volume di questa sua vasta ricerca, destinata a dare un prezioso contributo per una valutazione complessiva non solo dell'arte tipografica, ma anche della cultura romana del secolo.
Antonio De Rossi e i suoi figli sono di questa cultura attenti e intelligenti testimoni e propagatori. Veneto per nascita e romano per elezione, Antonio, sotto la protezione del cardinale José Saenz de Aguirre inizierà nell'anno della sua venuta a Roma la sua attività stampando opere latine del suo mecenate, operette in lingua spagnola e la Bibliotheca hispana vetus, la quale, come annota l'Esposito, sarà dal Menéndez y Pelavo considerato il monumento più grande che la bibliografia abbia innalzato alle scienze e alle lettere spagnole .
Della sua copiosa attività (le schede raccolte dall'E. sono 915) ci sembra che si possano indicare alcune linee fondamentali. Anzitutto Antonio De Rossi è lo stampatore del Crescimbeni (un catalogo delle sue opere, in massima parte edite dal De Rossi, è riportato dalle Novelle della Repubblica delle lettere alle pp. 295-297) e del Morei, custodi d'Arcadia. Del primo stamperò i Commentari intorno alla sua Istoria della vólgar poesia (1702-1711), VArcadia (1708), le Vite degli Arcadi illustri (continuate dal Morei). La Istoria della volgar poesia, uscita dalla stamperia del Chracas nel 1698 sarà da lui ristampata nel 1714. Degli Arcadi di anno in anno saranno da Antonio De Rossi stampati i Componimenti, i Giuochi olimpici, le Rime, le Ragunanze, gli Arcadum Carmine insieme con le Notizie istoriane degli Arcadi morti.
Tra le numerose edizioni e traduzioni di autori classici spiccano le Orationes de Re-publica di Demostene, nel testo greco e nella traduzione latina di Giovanni Vincenzo Luc-chesini (1712), la PhUosophia morali* di Aristotele con il commento di José Saenz de Aguirre, la FarsagUa di Marco Annco Lucano (1707). VAnapausis tis Cardhias (1746) del gesuita Tomas Stanislao Velastis, originario di Scio, rappresenta un curioso esempio di opera interamente translitterata dall'alfabeto greco a quello latino. Altra curiosità letteraria è una