Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1974
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pagina
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316
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316 Libri e periodici
austrìaco nei ducati (pp. 117, 154), nettissima restava la contrapposizione tra le affermazioni del Mettermeli, a sostegno dei trattati del "15, é le dichiarazioni francesi a difesa del principio di non intervento, tanto più che l'imperatore era deciso a soffocare l'insurrezione nell'Italia del centro (p. 133), e ad affrontare la crisi internazionale, eventualmente nascente dalle operazioni militari. In Piemonte, mentre venivano condotte innanzi le con* versazioni per una convenzione militare tra Austria e Regno di Sardegna (pp. 148, 196, 20 e sgg.), si erano accentuati i timori di complicazioni politiche in quel torno di tempo per la morte di Carlo Felice (pp. 205. 218), il trapasso dei poteri e la salita al trono di Carlo Alberto, l'attività di fuorusciti italiani a Marsiglia, ecc.; di qui la necessità di mantenersi fedeli, secondo l'invito del Mettermeli (p. 228), all'alleanza con l'Austria. In tali termini l'ambasciatore Bombelles riportava la professione di fede politica compiuta dal nuovo sovrano piemontese: L'exemple de la Franco, de la Belgique et de tous les pays en proie aux révolutions, prouve d'ime manière incontestable où ces malheureuses concessions mè-nent. D'ailleurs les pays, dont se compose la Monarchie sarde, seraient moins susceptibles encore que dautres de tout essai de ce genre. Ce qui pourrait convenir aux Génois n'irait pas aux Savoyards, et le Piómont ne voudrait pas de ce qui pourrait plaire au comté de Nice. La forme actuelle de gouvernement ne s'oppose pas toutefois, à des améliorations raisonnables, mais qui doivent étre entreprises avec précaution et lenteur, et surtout ne faut-il pas abattre avant de savoir comment on pourra reconstruire (p. 239). A qualche settimana di distanza però, il Bombelles esprimeva le sue apprensioni solo in parte dissipate più. tardi per la ricomparsa a Corte di compromessi del '21, pei legami del sovrano con alcuni di essi (pp. 265 271 e sgg.), giudicando duramente il carattere di Carlo Alberto e ribadendo infine la sua diffidenza (pp. 276, 282) per la duplicità di atteggiamenti, segnalata anche dal Met terni eh, di un sovrano che da un lato ai mostrava assai soddisfatto di alcune decisioni imperiali (conferimento a Carlo Alberto del comando dell'armata austro-sarda, in base alla convenzione militare, pp. 302 e sgg.), e dall'altro con nomine, nuove organizzazioni ecc. sembrava giovarsi di uomini compromessi in passato, suscitando così le crìtiche dell'ambasciatore austriaco.
Ma, in realtà, non tanto la fine dell'insurrezione polacca, la possibilità o meno di iniziative belliche, la situazione internazionale non priva di incognite, quanto piuttosto gli avvenimenti di Lione e Grenoble (p. 346), l'improvviso ritorno delle truppe austriache in Romagna (p. 351), lo sbarco francese ad Ancona (pp. 353, 359) allarmavano il governo e l'opinione pubblica piemontese per le possibili complicazioni in Italia e per la questione delle riforme nello Stato pontificio (circa la quale il regno di Sardegna si trovava in una posizione incerta tra Austria ed Inghilterra; pp. 369, 376, 398 e sgg.); nei primi anni di regno di Carlo Alberto, che avviava una cauta politica di riorganizzazione dello Stato (intensificazione della preparazione militare; nomina del Villamarina a ministro della Guerra; progetto di abolizione dei diritti feudali in Sardegna; iniziative di carattere economico ecc.), si ebbe peraltro anche un notevole risveglio di attività cospirativa, della quale esistono molti riferimenti nelle carte scelte dal Nada (pp. 419, 478, 485, 488 e sgg.), unitamente alla pubblicazione delle Mie Prigioni del Pellico (pp. 432, 456) e polemiche relative, ad una progressiva riammissione di compromessi del '21 alla vita del paese. Ma, come esplicitamente riconosce il Bombelles, il riavvicinamento tra il sovrano e i liberali era reso impossibile (p. 497) proprio dalle scoperte delle congiure mazziniane e dalla energia posta in campo da Carlo Alberto contro i cospiratori: i processi e le sentenze militari avrebbero lasciato una traccia sanguinosa per lunghi anni a venire.
RENATO Giusti
CARLO PAZZACLI, L'agricoltura toscana nella prima metà dell'Ottocento; Firenze, Leo S. Olsehki, 1973, in 8, pp. X-574. L. 6.000
H sottotitolo fortemente imperniato sui due membri tematici delle tecniche di produzione e dei rapporti mezzadrili, insieme con la breve e limpida premessa, chiariscono efficacemente l'ambito della ricerca del giovane allievo del Ragioneri e ne illuminano in modo significativo la collaborazione con Giorgio Mori.