Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1974>   pagina <318>
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Libri e periodici
porsi come colture specializzate efficienti e moderne, l'appoggio vivo (l'acero) ed alto della vite determinando per il vino un raccolto tanto cospicuo dal punto di vista quantitativo quanto poco significante da quello commerciale, un vino ben colorito ma incapace di durare, che esaurisce il suo ciclo, ancora una volta, nella sussistenza della famiglia mezzadrile (an­che per 1 olivo la potatura esasperata illumina imo stadio di arretratezza tecnica scon­certante).
Naturalmente, in questo paesaggio l'allevamento del bestiame, ed in particolare di quello bovino, viene ad assumere un ruolo del tutto complementare, la produzione per con­cune prevalendo di gran lunga su quella a fini industriali, un male necessario che il mezzadro tollera spesso esclusivamente in funzione dei lavori di aratura, senz'aldina consi­derazione per il problema della conservazione e del miglioramento delle razze, e senza che neppure la concimazione riesca a conseguire un livello tecnico soddisfacente.
A questo punto è evidente che tutto il discorso venga a concentrarsi coerentemente nell'analisi del podere mezzadrile fine a se stesso, dall'A. contrapposto alla fattoria preca­pitalistica delineata dal Sereni e dal Mirri come elemento distintivo di fondo dell'agricol­tura toscana del primo Ottocento.
Del podere l'A. traccia l'estensione media, la consistenza, l'articolazione interna, l'at­trezzatura tecnica, in forme tali da sottolinearne la funzione di unità produttiva fonda­mentale ancora alla metà del secolo, malgrado i geniali risultati sperimentali del Ridolfi, e nella coscienza degli agronomi più autorevoli (la fattoria è semplicemente ce l'unione di molti poderi secondo Giuseppe Giuli).
Vero è che la fattoria dispone di un elemento, lo scrittoio , che ne sottolinea in modo plastico la nuova prospettiva amministrativa; ma l'A. dimostra come tale prospettiva non superi lo stadio contabile, rimanendo anche qui al di qua di una seria impostazione organizzativa e produttiva.
Pertanto il dibattito sulla mezzadria, ben noto e studiato, ma al quale l'A. dedica op­portunamente un'indagine dettagliata alla luce dei suoi originali risultati, si collega ai grandi fenomeni agrari del Sette-Ottocento toscano recentemente studiati dal Giorgetti, il falli­mento delle allivellazioni leopoldine e la diffusione del grande affitto, in un panorama di serio disagio economico (1828 definitiva caduta del prezzo del vino) nel quale la difesa della mezzadria assume un valore negativo, difensivo, come un punto fermo di riferimento nei rivolgimenti che Pietro Leopoldo aveva voluto impostare senza successo a favore dei piccoli contadini e che i proprietari avevano controllato, attraverso il periodo francese, in prospettiva conservatrice borghese.
Capponi, Lambruschini, soprattutto Ridolfi, si rendono conto di questo valore emble­matico della loro polemica, il popolo di miti e castigati costumi che vien fuori dalla civiltà mezzadrile malgrado tutte le sue possibili deficienze agronomiche e tecniche, il so­pralavoro contadino che diminuisce il prezzo della manodopera (ma allora una visione capi­talistica non manca! e sullo sfondo c'è la Toscana sansimoniana e pre-industrialistica che arretra dinanzi alla voragine del Quarantotto, di recente studiata dal Pitocco), la depres­sione economica, insomma, come determinante dell'umanitarismo e del paternalismo, ciò che Ridolfi chiama a elemento magico ma che forse, nella coltissima Toscana dellMnto-logia, meglio potrebbe chiamarsi repressivo e superstizioso.
RAFFAELE COLAPIETRA
FRANCESCO TRANIELLO, Cattolicesimo conciliatorista. Religione e cultura nella tradizione rosminiana lombardo-piemontese. 1825-1870; Milano, Marzorati, 1970, in 8 pp. 338. L. 4.000.
Per quanto un poco in ritardo, rispetto alla data di pubblicazione, riteniamo di far cosa utile segnalando il lavoro dedicato dal Traniello alla penetrazione del rosminianesimo nel mondo culturale e religioso della Lombardia e del Piemonte fino al 1870 e al di là di una questione di a termini all'aspirazione o mentalità conciliatorista i> avente lo scopo di conciliare non tanto Stato e Chiesa (il qua! problema si sarebbe posto più avanti), quanto piuttosto ragione e fede, scienza e rivelazione, civiltà moderna e cristianesimo. Tra-