Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1974>   pagina <319>
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Libri e periodici
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lasciando di discutere il giudizio limitativo che l'autore riferisce al suo volume (avendo egli indicato le molte cose che non sono in esso contenute), volume che a noi pare invece assai interessante perche offre una angolazione diversa nell'intreccio e nell'incontro di pro­blemi religiosi, filosofici, culturali, morali ecc., veniamo subito alla prima fase del perio-dizzamcnto proposto dal Traniello. Se a Torino, prima che a Milano, si guardò con inte­resse al Rosmini, ciò avvenne da parte di alcuni animatori deHV Amicizia cattolica dal 1821-22 in avanti, e tramite l'Università, più tardi, che fu efficace veicolo di diffusione del rosminianesimo in Piemonte anche forse pel clima ricco di contrasti e di tensioni sotto il profilo culturale e religioso; il rosminianesimo, dunque nel momento in cui entrava in cir­colazione negli ambienti universitari era una proposta cullurale-religiosa di grande signi­ficato e coerenza sia per i suoi aspetti dottrinali, che per lo spirito religioso che si espri­meva in esso. Essenziale per tale diffusione fu senz'altro la figura dei Gioberti, come è attestato da G. A. Sciolta e da G. M. Tarditi, stando alla minuziosa e attentissima ricostru­zione attuata dal Traniello, che si dilunga inoltre sui rapporti tra il roveretano e Gustavo e Camillo Cavour, sulla rivista H Subalpino (uscita tra il '36 e il '40) sul Propaga­tore religioso e sull" Eridano , pressoché dei medesimi anni. In Lombardia la diffu­sione del rosminianesimo avveniva tramite i seminari della diocesi ambrosiana, mentre la tradizione del giuseppinismo, l'eredità del cattolicesimo illuminalo di derivazione settecen­tesca, l'eclettismo filosofico, l'insegnamento a sensistico di Gioia e Romagnosi ecc. costi­tuivano delle remore alla penetrazione della religiosità e delle idee del roveretano (cr. ad es. le crìtiche dei Pezzarossa alla filosofia rosminiana, pp. 81, 83), che nell' Amico catto­lico , in Alessandro Pestalozza, Antonio Vittadini, Nazario Vitali trovavano il primo effi­cace sostegno nell'ambito ecclesiastico. Per il mondo culturale non ecclesiastico, nel perio-dizzamento proposto (prima eco. 1826-28; più ampia risonanza, 1830-45), rilevanti risul­tano i rapporti tra il Rosmini e il Manzoni, ai quali il Traniello dedica pagine penetranti ed informate proponendo di interpretare la progressiva adesione del Manzoni al rosminia­nesimo come un tendenziale mutamento di prospettiva religiosa. Da una concezione reli­giosa più decisamente segnata dalla visione pascaliana, e largamente incentrata sulla proble­maticità, per non dire sulla negazione della possibilità di istituire un passaggio dal ** Dio filosofico " al " Dio religioso " di Abramo, Isacco, Giacobbe (concezione di sua natura so­spettosa verso ogni sistema di filosofìa proclamantesi cristiana, e piuttosto disposta ad ammet­tere un fondamentale eclettismo teoretico), il Manzoni sembra gradualmente accettare o al­meno riconoscere la opportunità di ima u restaurazione " filosofica e quindi teologi co-metafìsica nell'ambito del cattolicesimo, come garanzia di una sua rinnovata vitalità cultu­rale, olire che spirituale (pp. 101-102). E a questo rinnovamento culturale e religioso si possono riferire l'attività e le figure di Cesare Cantù, Achille Mauri, Michele Parma ed altri, e le analisi compiute nel 1844 dal Ferrari nella <t Revue des deux mondes , che esplicitamente parlava di una vera e propria ce dittatura intellettuale del Rosmini a sostitu­zione di quella esercitata in passato dal Gioia e dal Romagnosi.
Ma in realtà la breve stagione quarantottesca, durante la quale l'operare del Rosmini (a Milano o a Roma, con la Costituzione secondo giustizia sociale o con la missione ro­mana) ebbe una precisa verifica politica, segnò anche l'avvio ad una condanna delle Cinque piaghe e della Costituzione, ad una ripresa polemica antirosminiana in Lombardia (con tuia demolizione della dottrina ecclesiologica e religiosa del Rosmini; il rinnovamento in senso ostile al roveretano dell'insegnamento nei seminari diocesani; la dispersione dei preti liberali), mentre in Piemonte il rosminianesimo dal '48 in avanti ebbe una rilevante espansione, anche se con molteplici tendenze espresse da periodici come a Fede e patria , il Conciliatore torinese o la prima Armonia , e da sacerdoti e uomini di cultura come Paolo Barone, Michele Parma, Francesco Puechcr, Gastaldi, Gustavo di Cavour, Spunti e istanze rosminiane (per es, con Puscita di Gustavo di Cavour dalla direzione dell'a Armonia e la sua operosità nel Cimento ) si venivano travasando nella cultura liberale, in parti­colare nel Cimento , prima che esso venisse egemonizzato degli hegeliani come Spaventa e De Sanctìs, o nella Rivista italiana diretta dal Berli, mentre si andava attuando il processo di laicizzazione dello Stato sardo nel decennio di preparazione . Senza seguire le vicende dei periodici, le discussioni e le polemiche intorno alla nuova idea di Stato, alta filosofia giobertiana e rosminiana, la rievocazione della figura di Ruggero Bonghi (e del