Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1974>   pagina <320>
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Libri e periodici
cenacolo Stresiano) o della dimora piemontese del Tommaseo, l'attività della a Rivista con temporanea ecc., si può sottoscrivere per questo perìodo la conclusione del Tra niello; che si sofferma inoltre sulle critiche di Avogadro della Motta e di Vito d'Ondes Reggio (capo, più tardi, dell'intransigcntismo cattolico e animatore dell'Opera dei Con­gressi): cr Dalle pagine precedenti risulta con sufficiente evidenza come il rosminianesimo fosse divenuto un costante termine di confronto e di discussione nella cultura piemontese laica ed ecclesiastica; e come avesse contribuito, spesso contro gli intendimenti del Rosmini medesimo, ad alimentare ideologicamente il liberalismo moderato, attraverso l'acquisizione di alcuni suoi molivi peculiari da parte di uomini come Gustavo di Cavour, Bonghi, Ca­nuti ecc. Sì che il nome del Rosmini risultava ormai strettamente connesso a quel vasto e diversificato movimento d'opinione cattolico-liberale, che, in ambito politico, sarebbe poi stato egemonizzato dall'iniziativa cavouriana, contribuendo peraltro, in modo determinante, alla sua riuscita (p. 220). proprio a due momenti particolarmente significativi (legge piemontese del 1855 sulle congregazioni religiose; tentativi di conciliazione cavouriani del 1860-61) il Traniello dedica larga parte dell'ultimo capitolo nel quale viene illustrata per altro anche la diaspora del rosminianesimo, mentre sono individuati l'apporto e la so­pravvivenza di idee rosminiane nel clero liberale o nelle trattative passagliane, i rapporti tra clero e classe politica, l'antitemporalismo del a Conciliatore e l'opera dell'Avignone, il dibattito relativo alla riforma della Facoltà teologica di Torino, il carattere del Sillabo e le idee di riforma cattolica fino al 1870, allorché la ce soluzione della questione romana, il Concilio Vaticano, la conclusione dell'età del Risorgimento avrebbero aperto per catto­lici e laici prospettive del tutto diverse rispetto al passalo, dopo la crisi del cattolicesimo conciliatorista.
RENATO GIUSTI
I moti della Lunigiana nel carteggio di Domenico Buffa (1853-1854), a cura di EMILIO COSTA; Genova, Comitato promotore per le celebrazioni mazziniane, 1972, in 8, pp. LXXXVII.287. S.p.
I partecipanti al XLVI Congresso di storia del Risorgimento ricorderanno di aver avuto tra l'altro questo volume fuori commercio, con cui l'esperto della figura e del­l'opera di Domenico Buffa (uomo politico piemontese degli anni di raccoglimento, dal 1848 al 1859, già eloquentemente riproposto in tre fondamentali volumi di lettere e scritti relativi al periodo della I guerra d'indipendenza) cioè Emilio Costa, ha ricostruito i fatti della Lunigiana. Tale saggio dunque, basato sui documenti inediti custoditi nella sede dell'Istituto mazziniano, rappresenta un omaggio alla figura del grande agitatore genovese nel I centenario della morte.
I due tentativi rivoluzionari ch'ebbero in Mazzini l'ideatore ed in Felice Orsini uno degli esecutori (assieme a quel Giacomo Ricci, che poi non esitò a fare il doppio giuoco) non finirono certo brillantemente, per una serie di motivi tra cui principalmente: l'im­preparazione e lo scarso seguito. Scrisse l'Orsini nelle Memorie politiche (1946, p. 157) a tale proposito: Il piano di Mazzini era il seguente: 1) incominciare il moto della Lunigiana; 2) farlo seguire da altri nella Sicilia e nella Valtellina. Consultò Medici, onde daTgli la direzione del fatto nella Lunigiana: a detto suo, questo rispose nulla esservi da fare. A Garibaldi volle dare il comando in Sicilia; non ne volle sapere. Chiesto se vo­lessi accettare di rimettermi a capo del moto della Lunigiana e mostratemi le lettere dì Ricci, che dicevano aversi fiducia in me accettai .
Lo scopo era di sollevare la zona compresa tra il confine sardo e quello toscano, ma in realtà gli strumenti per attuare l'insorgenza erano carenti. Fu facile perciò per le autorità, coordinate dal Ministro dell'interno di Torino, disperdere in modo incruento j rivoltosi ed arrestarli. H Buffa, Intendente generale di Genova, svolse la sua parte anche non esitando a ricorrere alle arti sottili della corruzione e la sua azione successiva ai fatti del maggio 1854 (che portarono alla a debacle dei mazziniani), si concluso con l'arresto di decine di emigrati politici residenti nella Superba. Dai documenti risulta che il Go­verno era deciso ad estinguere ogni focolaio che potesse far divampare un incendio pari