Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1974
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pagina
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321
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Libri a periodici 321
a quello del 1849, onde poter continuare la politica di riforme e di preparazione anti-austriaca. In questo contesto si comprende il motivo delle cautele con cui il 7 maggio 1854 si accolse Giuseppe Garibaldi, al suo arrivo a Genova su nave da carico e con passaporto americano.
Si sapeva che l'Eroe si era staccato da Mazzini, ma si voleva evitare che il suo nome fosse strumentalizzato dagli ultra-patrioti.
Mazzini, dal canto suo, perseguiva tenacemente i suoi progetti di realizzazione di un"talia repubblicana ed agiva con metodi che, nella mutata condizione politica del Paese, non potevano essere più validi. Si era visto, anche nel moto milanese del 6 febbraio 1853, che la storia ormai correva in una direzione diversa.
GIANFRANCO E. DB PAOLI
EUCÈNE VIOLLET LE Due, Lettere sulla Sicilia a proposito degli avvenimenti di giugno e luglio 1860 con introduzione di VITTORIO FROSINI; Palermo, Scllerio, 1972, in 8. pp. XXVII-108. L. 2.400.
Come talora il titolo sia solo genericamente esemplificativo di un contenuto meno definito e lasci solo approssimativamente intuire un discorso più sfumato, può essere prova questa raccolta di lettere, anche se, forse, il lettore meno sprovveduto può, conoscendo la personalità e gli interessi del Viollet Le Due, attendersi altro da quello che, appunto, promette il titolo. Così gli avvenimenti di giugno e luglio 1860 , più che il motivo conduttore, sono piuttosto lo spunto occasionale per rievocare- sul filo del ricordo di un viaggio compiuto molti anni prima nell'isola, immagini, luoghi e personaggi della Sicilia di allora, in un continuo intersecarsi del passato col presente che indulge spesso a toni poetici.
Dell'impresa garibaldina ciò che interessa essenzialmente è l'aspetto tattico e strategico: si insiste così sull'intelligenza delle posizioni, non a caso dislocate sulle montagne dell'interno, che permettono di controllare in gran parte le vie di comunicazione, di muoversi in lungo ed in largo, attraverso le ramificazioni del sistema e di avere la meglio sulle truppe regolari, il cui grande errore è stato appunto quello di aver permesso tale concentrazione sui monti. Ma l'insistenza sull'idoneità della natura e della struttura di queste zone alla guerriglia e la loro dettagliata descrizione sembrano piuttosto un pretesto per allargare lo sguardo altrove ed introdurre subito dopo altre immagini ed altri luoghi, quelli appunto che riaffiorano con insistenza dalla memoria.
Così il passato, che rivive nel ricordo in un'estrema nitidezza di suoni, di impressioni e di colori, campeggia sul presente per offrire della Sicilia non tanto l'immagine di un'Isola che vive e partecipa a quel decisivo momento del 1860, quanto piuttosto quella di una terra di molti anni prima che, pur nei forzato torpore, lascia intrawedere qualche palpito di vita: Ogni cosa vive, lavora, vuole perpetuarsi in queste campagne predilette dagli dei; soltanto l'uomo se ne sta in ozio e trascina una magra esistenza (pp. 81-82). ed ancora; il contadino siciliano, abituato a vivere con una manciata di ceci abbrustoliti al giorno, sembra non voler chiedere nulla al suolo, dal momento che con il raccolto arrivano imposte di ogni genere (p. 8), ma: Quanto ai contadini siciliani, nella loro apatia causata dalla miseria e dalla mancanza di esigenze c'è una sola cosa che riesce a scuoterli dalla loro apparente indifferenza: la loro nazionalità (p- 9). Ed è proprio in questa che il Viollet Le Due rintraccia la forza viva, gravida di futuro, della Sicilia, quale forte stimolo a sottrarsi dalla dominazione napoletana, che ogni vero Siciliano considera come straniera (p. 43). ce Siamo abbandonati a noi stessi, alle nostre memorie che son sempre vive... , dirà Don S...., Ho visto la Sicilia sotto re Ferdinando e sotto il protettorato inglese, ho assistito a tutti i tentativi di emancipazione che ci sono stati nel* l'isola dal 1820 in poi. Allora le grandi famiglie scuotevano il giogo che pesava più su loro che sui poveri, 9 popolo non le seguiva; ma a poco a poco il giogo ha pesato su tutte le spalle, gli abusi, le enormi imposte ricadono sul contadino come sul nobile. II governo napoletano, che sembra tenere il broncio alla Sicilia, che fa sentire la sua azione solo tramite funzionari subalterni, spesso troppo zelanti, che non conoscono il paese, lascia