Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1974
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Libri e periodici
accumulare nell'animo di ogni siciliano un ammasso di rancori, di odio persino, che presto o tardi scoppieranno (p. 58). E sarà per l'autore proprio la comunanza di sventure a colmare il profondo solco tra le classi sociali per farne un fronte unico, pronto alla ri-volta, la quale ha tardato solo perché l'abilità del governo napoletano è consistita, fino ad oggi, nel rendere per ognuno preziosi i propri abusi (p. 105): se poi Garibaldi oc riuscirà a formare un popolo unito da questi elementi disparati abituati a rimanere separati, avrà fatto un miracolo (p. 107).
Il richiamo quasi casuale al Nizzardo dimostra come, nel complesso, manchi un aggancio diretto tra la Sicilia del passato e quella del presente: non esiste, cioè, una gradualità di rapporti e di nessi che spieghi come e perché si sia giunti alla spedizione dei Mille ed i Siciliani abbiano aderito all'impresa; Garibaldi finisce cosi con l'apparire quasi come un deus ex machina che si aggira sui monti della Sicilia, senza motivi ideali e politici, né l'averlo assimilato, come fa il Viollet Le Due, al normanno Ruggero, aiuta a chiarire la sua posizione e la sua funzione nell'isola.
Un enigma irrisolto questo, ma stavolta voluto, dopo i tanti che lo stesso Viollet Le Due ha denunciato come tratto caratterizzante della Sicilia, terra degli enigmi appunto, per i quali, però, ha saputo trovare una giustificazione risolutrice: Non sappiamo e non abbiamo mai saputo, neanche in tempi che vengono descritti come soggetti a un regime arbitrario, che cosa sia il dispotismo che pesa da secoli sul mezzogiorno d'Italia; dispotismo fondato sulla delazione, sostenuto da una polizia inquisitoria che mantiene la diffidenza e l'odio fra tutte le classi sociali, indulgente con i crimini e i delitti privati, inflessibile con ogni manifestazione, ogni idea che tenda a modificare la macchina del governo, o che soltanto voglia rendersi conto del suo andamento.
In simili condizioni tutti mentono e nessuno si lascia abbindolare; l'abilità consiste nel nascondere il male, non nel combatterlo: purché la facciata resti in piedi, tutto è salvo (p. 106).
PAOLA FUSELLI
CESARE AROLDI, L'ultimo dei vecchi garibaldini, Note e ricordi. 1862-1882, a cura di ADOLFO GHINZELLI. Saggio introduttivo di Rinaldo Salvadori; Viadana, ed. Castello, 1973, in 8, pp. XLI-240. S.p.
Stralciando dal manoscritto alcune parti di minore interesse, il Ghinzelli ha curato la pubblicazione di una ampia memoria di un garibaldino mantovano che, spiegando come divenne seguace di Garibaldi nel '66, nel '67 e nell'Armata dei Vosgi, traccia un vivace resoconto della sua vita per circa una ventina d'anni, dall'adolescenza alla maturità, definisce l'origine delle sue idee politiche, la natura del legame che collegava il movimento democratico, garibaldino, con le posizioni e la lotta dei primi socialisti in Italia: proprio tale passaggio, dalla democrazia al socialismo, è stato ampiamente illustrato con competenza e finezza di raffronti dal Salvadori in un efficace studio introduttivo dedicato alla personalità e all'opera delPAroIdi. Combattente, patriota, giornalista, collaboratore di Alberto Mario nella Provincia di Mantova nel 1872, amico di Castelar e dei repubblicani spagnoli, deputato socialista nelle elezioni del 1904 e nel 1906, Cesare Aroldi fu veramente VulHmo dei garibaldini (non solo perché l'ultimo degli aiutanti di campo di Garibaldi, come egli afferma all'inizio delle memorie), per quello stampo garibaldino che rimase sempre nel suo socialismo, d'istinto e di generosità verso gli umili e i discredati; e quando verso la fine della vita si mise a riordinare le memorie, a raccogliere articoli e lettere, a comporre insomma il lavoro che presentiamo, non volle fare opera di storico, quanto piuttosto di diligente cronista (cfr. le corrispondenze al a Movimento durante la compagna dei Vosgi), quasi un omaggio ad un'epoca della vita italiana, ormai decisamente conclusa, ma anche degna di essere conservata senza sovrapposizioni successive: un ritorno ad un mondo intatto, basato su selezionati valori indiscutibili (pp. xxxn-xxxiu).
RENATO GIUSTI