Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1974
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pagina
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329
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Libri e periodici 329
gomento e di indicare altresì le direzioni d'indagine più promettenti. Ci ai sarebbe forse potuti attendere che lo stesso Molinelli si sentisse poi slimolato ad approfondire uno o più aspetti specifici, e maggiormente qualificanti, del nazionalismo, in modo da meglio verificare ipotesi, arricchire risultati già acquisiti, colmare lacune: insomma, in modo da offrire un contributo puntuale e solidamente documentato alla miglior precisazione della fisionomia e del significato storico del nazionalismo. Da quanto si evince dalla presente opera, egli ha invece preferito continuare a mantenersi sulle generali, insistendo senza portare dati o interpretazioni anche solo limitatamente originali su temi ormai un tantino rancidi e su fonti pubblicistiche quanto mai convenzionali, come in primo luogo la stessa stampa nazionalista.
Nel primo capitolo, A fianco degli Imperi centrali , Molinelli torna ad analizzare l'atteggiamento dei nazionalisti più autorevoli ed influenti all'indomani dello scoppio della guerra mondiale. Si sa che, nei primi giorni dell'agosto 1914, tale atteggiamento, con qualche riserva ed oscillazione, fu in sostanza di solidarietà con la Germania e l'Austria-Ungheria e a favore di un eventuale intervento italiano a fianco delle alleate della Triplice; o quanto meno, prevalse allora nei nazionalisti la preoccupazione di neutralizzare le tendenze filointe-siste e di evitare a qualsiasi costo che il governo si lasciasse sedurre dalla propaganda e dalle pressioni degli ambienti democratici e irredentisti ad oltranza, rischiando ima rottura irreparabile con gli Imperi centrali. Con questo atteggiamento, osserva Molinelli, i nazionalisti ritenevano di dar prova di grande realismo politico, dimostrando in particolare di essere immuni da sentimentalismi e preconcetti ideologici; ma in realtà, la loro visione politica era offuscata da prevenzioni ideologiche di schietta impronta autoritaria (e di qui le loro esplicite simpatie per le potenze centrali e soprattutto per la Germania) e da preconcetti antirredentisti, mascherati come solide preoccupazioni per gli effettivi interessi di potenza dell'Italia nel Mediterraneo. Ma un vero e spregiudicato realismo politico, secondo Molinelli, avrebbe dovuto indurre i nazionalisti proprio a volere la guerra contro l'Austria, la quale stava minacciando gli interessi italiani più immediati, nell'Adriatico e nei Balcani. La verità è egli osserva ancora che i nazionalisti, pur essendo in teoria pronti ad un espansionismo imperialistico in ogni direzione, erano per affinità ideologiche con le potenze meno democratiche, per fedeltà alla linea della politica estera della monarchia, per i loro sogni di grandezza nel Mediterraneo, predisposti soltanto ad un imperialismo in funzione antifrancese ed antioccidentale . Questo spiega perché, allo scoppio della guerra, mentre il paese ripugnava alla idea di essere coinvolto in un conflitto e tanto meno in un conflitto a fianco dell'Austria, solo il movimento nazionalista, fra le correnti politiche organizzate, era favorevole, nella sua quasi totalità, ad una decisione di questo ultimo genere, mostrando così tutto il suo ideologismo bellicistico, imperialistico ed antidemocratico, che gli faceva persino misconoscere l'eccezionale pericolosità dell'imperialismo germanico .
Poi, in breve volger di tempo, venne la oc svolta , alla quale è dedicato il secondo capitolo. Dall'analisi di Molinelli non è ben chiaro se, a suo giudizio, a determinare tale radicale mutamento d'indirizzo dei nazionalisti fu più un autonomo ripensamento sulla intima natura degli interessi del paese e sulle effettive, più immediate esigenze dell'imperialismo italiano, oppure una sorta di passiva accettazione del dato di fatto ormai sempre più evidente: che cioè nella situazione politica, sia interna che internazionale, che si andava determinando, l'alternativa concreta non stava più fra intervento a fianco dell'intesa o degli Imperi centrali, ma fra neutralità e intervento contro l'Austria-Ungheria. Del resto, le più autentiche ragioni della svolta difficilmente possono emergere da una ricostruzione che si affida quasi esclusivamente (malgrado una diligente citazione d'archivio riferentesi ad una lettera di Federzoni a Gualtiero Castellini del 23 agosto 1914) alle testimonianze della stampa nazionalista, con alla testa L'idea nazionale e Il dovere nazionale di Alfredo Rocco.
Il capitolo su La campagna interventista non porta nulla di nuovo rispetto a quanto è stato ormai approfonditamente discusso e documentato dalla migliore storiografia, recente e meno recente. Anche in questo caso, il discorso è condotto tutto sulla scorta delle prese di posizione e delle sortite polemiche della stampa nazionalista. Né la esteriore descrii-