Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1974>   pagina <330>
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Libri e periodici
ti vita di queste pagine è integrata o corretta dal breve capitolo finale sul Significato del­l'in ter ventismo nazionalista : un consuntivo la cui ovvietà riflette fedelmente l'andamento dell'intero libro.
ALBERTO AQUARONE
FRANCESCO BALLETTA, Il Banco di Napoli e le rimesse degli emigrati (1914-1925); Na­poli, Institut international d'histoìre de la banque, 1972, in 8, pp. 211. S.p.
Questo volume, premio a ALFONSO SUSCA dell'Accademia Nazionale dei Lincei, è indispensabile a chiunque voglia approfondire lo studio dei problemi sull'emigrazione in particolare nel Mezzogiorno ed i suoi riflessi sull'economia italiana nel periodo 1900-1925. Ricerca non facile per l'A. quando si pensi ai molteplici mezzi di trasmissione del danaro degli emigrati in patria: tramite lettere, banchieri privati o portato da coloro che ritornavano. Uniche fonti ufficiali esistenti sono quelle riguardanti i vaglia interna­zionali, il risparmio depositato dagli italiani all'estero nelle casse postali o in quelle del Banco di Napoli al quale il governo affidò il compito della raccolta del denaro inviato nelle regioni meridionali dagli emigrati in America. 11 movimento migratorio italiano, inconsi­stente prima dell'Unità, andò sempre più incrementandosi dopo il 1876 sino a divenire, nel primo tredicennio del 1900, un vero e proprio e esodo . Esso si diresse prevalente­mente verso l'America del Nord la cui economia attraversava una congiuntura particolar­mente favorevole, interrotta soltanto, come è noto, dalla crisi di sovraproduzione del 1907. Particolare interesse riveste l'analisi della distribuzione geografica del fenomeno migratorio e delle sue cause da ricercarsi nel differente sviluppo economico raggiunto dalle regioni italiane in quell'epoca. All'espatrio definitivo di larghi strati delle popolazioni meridionali verso i paesi d'oltre oceano, ai contrapponeva quello stagionale dei braccianti delle cam­pagne settentrionali, i quali, terminate le lavorazioni agricole estive ed autunnali, si reca­vano, col sopraggiungere dell'inverno, nei vicini paesi europei. Una situazione intermedia presentavano le zone dell'Italia centrale, caratterizzate da un regime agrario di piccola pro­prietà e dalla diffusione della mezzadria. Da quei luoghi i lavoratori si recavano all'estero solo in annate di scarso raccolto o di congiuntura sfavorevole, ma raramente oltrepassavano l'Oceano. Un incremento dell'esodo verso i paesi europei si verificò durante il periodo bel­lico, oltre che per la loro vicinanza, per le difficoltà di giungere nel continente americano a causa dell'esiguo numero di navi rimaste ed adibite al trasporto passeggeri. Nel 1920, gran parte degli emigrati si diresse ancora verso l'America del Nord. In quell'anno l'eco­nomia statunitense attraversa un periodo particolarmente favorevole. Le industrie lavora­vano a pieno ritmo per fornire, ai paesi europei, semilavorati e prodotti finiti allo scopo di ricostruire gli stocks distrutti, o consumati nel periodo bellico. Già sul finire del 1921, tuttavia, quando l'attrezzatura produttiva delle nazioni europee era nuovamente auto-sufficiente, si delineò la gravissima crisi di sovraproduzione ed il crollo dei prezzi e, conse­guentemente, ima mutata tendenza del flusso migratorio che si diresse, prevalentemente, tra il 1922 ed il 1925, verso la Francia e la Svizzera. 1? immigratimi act e, definitivamente, il consolidamento del regime fascista impedirono agli italiani di espatriare. L'ultima parte del volume è dedicata all'esame dell'impiego del risparmio degli emigrati, impiego assai diverso a seconda della loro regione di appartenenza. Il lavoratore settentrionale, abituato ad uno standard medio di vita, migliorò ulteriormente i suoi consumi, quello meridio­nale pagò anzitutto i debiti, elevò qualitativamente e quantitativamente il suo basso livello alimentare ed investi il danaro rimanente in depositi a risparmio, il cui valore fu falcidiato dall'inflazione che caratterizzò gli anni del dopoguerra. Tuttavia nelle regioni dove fu pagato il maggior numero di vaglia del Banco di Napoli e cioè in Sicilia, Puglia e Calabria, aumentò sensibilmente il numero dei piccoli proprietari terrieri, pur se maggiori furono gli acquisti di terre in Lombardia, Veneto e Toscana dove l'emigrazione era alimentata, prevalentemente, da operai delle industrie e da artigiani.
Il volume del Balletta è particolarmente interessante almeno per due motivi: per il