Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1974>   pagina <331>
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Libri e periodici
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periodo studiato, dalla prima guerra mondiale alla metà degli anni venti, caratterizzati dalla ricostruzione post-bellica e, soprattutto, da booms e tracolli delle economie di quasi tutti i paesi occidentali il 1925 fu, infatti, il primo anno in cui la produzione europea supero i livelli raggiunti nel 1913 e perché l'emigrazione rappresentò, in un certo senso, il barometro dell'economia dei vari Stati europei specie nel quinquennio 1920-1925 in cui gli effetti della guerra si cumularono a quelli della depressione economica. II testo è corre­dato da numerose tabelle e da un'ampia bibliografia sull'argomento oggetto della ricerca e sulla economia italiana dagli inizi del nostro secolo.
GIUSEPPE ni TARANTO
LORENZO BEDESCHI, La terza pagina de II Popolo : Roma, Ed. Cinque Lune, 1973, in 8, pp. 464. L. 6.000.
Parlano in questa antologia quei cavalieri dell'ideale che ebbero cattedra o tribuna nella terza pagina de ce II Popolo di don Sturzo e di Giuseppe Donati, e che duellarono all'arma bianca con una spada dall'impugnatura fatta più o meno visibilmente a croce.
Diciamo all'arma bianca, perché in quegli anni (1923, 1924 e 1925) non erano an­cora di largo uso i gas asfissianti delle menzogne e delle calunnie, e nemmeno i fumi lacri­mogeni che sono cosi efficaci nel muovere le viscere e rendere quasi ciechi gli immancabili bipedi che furono e che vengono inquadrati nei variopinti greggi, come se fossero belanti quadrupedi.
Sì. all'arma bianca. Ma non si deve credere che le polemiche di quei cavalieri fossero scherzucci da dozzina, e che sempre fossero vergini di animosità ossia del tradizionale oc par­tito preso . Erano tuttavia nel loro insieme polemiche degne di rispetto nelle quali il retto pensare, la cultura ed il nobile sentire avevano la debita parte in abbondanza.
La scella degli articoli raccolti in questo volume da Lorenzo Bedeschi non è stata fatta sbadatamente e tanto meno per capriccio, ma per un fine che è naturale e più che lecito, il fine cioè di interessare soprattutto quegli uomini di buona volontà che da tutti i poli ricevono appelli, e ad ammonire i giovani, in particolare quelli che per principio, di propo­sito o forse per spiegabile istinto, sono avversi a tutto ciò che è marcato di vecchio, e che ha sapore di oc ieri , essendo quei giovani freneticamente lanciati alla conquista del futuro e quindi votati alla distruzione del presente. Probabilmente questi avveniristi, nei perso­naggi che pur figurano nell'antologia con tanta visibile vivacità, altro non vedranno che bambocci di museo*
Noi invece, e vorremmo che molti fossero uniti a noi, accogliamo con grande sim­patia (che spesso arriva alla riverenza) questi personaggi che ci fanno respirare in una atmo­sfera tutt'altro che inquinata, personaggi come Giuseppe Donati che in questo corteo è di pieno diritto in testa, mentre altri che lo seguono noi non esitiamo a riconoscerli, quasi confidenzialmente, non appena ne udiamo il nome.
C'è, per esempio, Eugenio Vaina de Pava, l'ufficiale degli Alpini, volontario di guerra, caduto nel 1915, e c'è Tommaso Gallarati Scotti, nobile in ogni parola ed in ogni atto, e Mario Puccini, uno di quelli de oc La Voce , e Giuseppe Ellero, e l'infaticabile Igino Gior­dani, ed altri ancora.
Però a noi piace vederli, anzi rivederli nella naturale e pacata luce del giorno, lon­tano dagli artificiosi bagliori che li deformano e che sono l'inquadramento della storia.
Abbiamo detto questo senza pensare direttamente alla bella Introduzione di quasi cin­quanta pagine che il compilatore del volume ha dettato, col suo connaturato impeto, per raccontare quale sia stata la vita non sempre facile de Il Popolo , con particolare riferimento alla terza pagina.
In grado superlativo è documentata la narrazione; si direbbe che le copiose note a pie di pagina gareggino in ciò col testo. Le considerazioni ed i giudizi ohe accompagnano il racconto hanno quasi sempre la brevità, la decisione e la sicurezza delle sentenze senza appello. Forse nella Introduzione è presente, in funzione ispiratrice, il pensiero foscoliano per cui (felix culpa!) a giusta di gloria dispcnsiera è morte .
Però la gloria qui è abbastanza dosata, cioè non si ascoltano celebrazioni risuonanti;