Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1974
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pagina
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332
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332
Libri e periodici
e se taluni personaggi hanno la veste in uso nei drammi dove si freme dal primo all'ultimo atto, qui il lettore che vive dei drammi di questi giorni, resta abbastanza tranquillo. Pertanto nella Introduzione, se rimane spenta la fiammella del lumino che di' solito brucia perenne davanti all'altare, però lo splendore non è disturbante, e le fiamme illuminanti trattengono, per quanto è possibile, le scattanti scintille polemiche.
Quel che si fa notare ed è giusto è che i personaggi presenti coi loro scritti nell'antologia sono tutti immuni di lebbra fascista. Lo è certamente Eugenio Vaina de Pava caduto nel 1915; che cosa sarebbe diventato nel 1919 con quel suo volontarismo irredentista se hi morte non lo avesse còlto, Dio solo lo sa, Intanto è presente nell'antologia con una commovente pagina del suo diario di guerra.
Codesto aspetto politico che non poteva mancare a proposito dell'antifascismo è confermato in abbondanza tanto che noi (che abbiamo letto anche le note) ci siamo incontrati in qualche nome di apostolo e martire dell'ideale, il quale non ha garantito l'antifascismo del suo tascapane. Nel quale almeno le briciole non hanno quel sapore, e sono pagnottelle fasciste accolte per necessità familiari.
Cose da dimenticare. Ma la memoria dei sopravissuti si rinfresca quando si sente presa per modo di dire per il petto da una narrativa riscaldata; ed in questi casi non riappaiono soltanto i tascapani del martirologio, ma anche un albero, quello dai fiori bianchi e dai pomi rigorosamente antifascisti, cresciuto nella foresta dell'opposizione. Però si ricorda, da parte di qualche sopravissuto, che quell'albero allungava la radice e succhiava in altro terreno, e cioè nel Governo di Mussolini. Costui (dico bene?) se gli fosse mancata in quelle fatidiche (dico male?) ore post marciarti in cui si cantava vittoria (ma la guerra era soltanto incominciata ed i pericoli erano incombenti) se gli fosse mancata quella radice, forse lui non sarebbe stato il personaggio gloriosus delle vie imperiali, né quello del passo dell'oca, ma un capo più modesto, molto più sordo alle adulazioni e più pronto ad ascoltare consigli.
Ma questa tutti lo sanno non è storia: è un ombrello che ho aperto contro la luce eccessiva che fa male agli occhi.
I pregi dell'Introduzione sono, a prescindere da questa parentesi, sovrabbondanti. Si può pensare ad una cornice ricca di brillanti veri, la quale inquadra una tela di notevole interesse, ma che non ha misure michelangiolesche.
Parimenti riconosciamo che i brani dell'antologia non solo risvegliano i ricordi nella mente dei sopravissuti, ma fanno bene al cuore, e raddrizzano i pensieri, specialmente quando in quei brani si trovano parole che hanno quasi un senso profetico. Segnaliamo, per esempio (ed a proposito di sindacalismo e corporativismo) la diagnosi esatta dei difetti e le conscguenti considerazioni, che, in data 13 giugno 1924 (da notare la data), pubblicava Federico Marconcini (pp. 225 e sgg.).
Per contrasto citiamo altre pagine (333-339) nelle quali è quasi osannata la potenza delle forze antifasciste (1925), mentre ora dopo l'esperienza vissuta e quindi con la sapienza del poi possiamo capire come fosse infantile quel calcolare.
Per concludere vorremmo dire che quando si scrive di storia non si può, di proposito, vedere o far capire che il bene sta tutto da una parte ed il male tutto dall'altra. Per esempio, anche nelle file fasciste e proprio qualche settimana prima che Marconcini notasse le gravi insufficienze del sindacalismo e delle corporazioni fasciste, c'erano dei tesserati del littorio che dicevano sostanzialmente le stesse cose. Qualcuno, superando i non facili gradini della gerarchia, arrivò fino alla grande sala di Palazzo Chigi, e disse a lui che i sindacati e le corporazioni erano caserme in cui (parole testuali) venivano chiusi i lavoratoli. E non si limitò a dire.
Casi non frequenti, lo ammettiamo, ma che bastano per negare valore alla comoda sentenza con cui si separano nettamente, in virtù delle diverse tessere, i rappresentanti del bene, e quelli che rappresentano il male, tutto il male e nicnt'altro che il male.
PIERO ZAMA