Rassegna storica del Risorgimento

MENOTTI CIRO LETTERE; VANNUCCI ATTO
anno <1974>   pagina <356>
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M* AlfofUù N*mM
dlchlara*lDÌ dalle finalità da lai perseguita, Ecoowo, fru U più ''', rhia-
ri fallii A (ed c*atlum<>nte rlioriata) eh* non potrebbe dir*, mila Mia IrfevJlù, ni
dì più nA di magliai Noi imitimi opam di wluraalonc a di morale; airi* vi ami por quelli che nel panato cercano imitili esempi di azioni generosa, par coii fori o alla pr**entt villa a par eccitamento a tpansis di m tal fon; avvenire >. Sono tratte, ÌJIH- .[,- parola dall'Introduzione dall'opera maggiore; '' ma, volendo, ai porrebbero citare iinche da altri aerini dlchlaraaionl di 000*10 lenotab Roman­tico convinto, il Vanii ucci credeva forni uni ci ite Dall'utilità della tarla come uiacatra dalla vita. Par con*eiuenM caldeggiò a diffuso più che paté U culto degli nomini grandI* aoprattQtto par I giovani, che. efjl scriveva, e portati natu­ralmente alla imìuxionc, vanno aempra dietro agli esempi >. GII aacmpf poi 11 vedeva aolo nel panato eaaendo i anol tempi, secondo lui, privi tanfo di forti latti > quanto di e sentimenti generosi o profondi >.'*
Nell'ambito d'un passato abbastanza recente nessuna oecaaiooe di rievocare a copi d'educazione patriottica la figura d'un grande poteva preataral meglio che la pubblicazione d'una lettera* che aveva anche il pregio di riuscire nuova, come quella del Menotti, poiché caie, mentre commoveva i cuori coi rifletei dm piet otri stimo dramma familiare, poneva anggeativamente davanti alla co* lenza di tutti l'esempio di chi aveva aaputo sacrificare la vita a nna causa anta. Purtroppo, pero, il fortunato editore dello lettera non procedette nel modo che sarebbe Maio il più semplice e legittimo. Pensando, più che ad altro, all'ef­fetto da raggiungere, rimaneggio invece ampiamente, con criteri personali di forma e di pensiero, e con ambiguo senso di rispetto, uno acritto, che il buon Sabbatini aveva temuto di profanare anche solo comunicandolo al pubblico tulle colonne d'un giornale, e che indubbiamente molti altri, pur pubblicandolo, non avrebbero osato alterare in alcun modo.
Una fatica tornile, ben s'intende; non fu né saggia né bella: e dell'ibrido lavoro che ne uscì, più di giornalista disinvolto che di storico scrupoloso, nes­suno crediamo può dar lode al popolare autore dei Martiri- D'altro canto, quanti vorranno dir meritevole di totale condanna chi fu tratto a sbagliare dal­l'abbagliante bellezza d'una circostanza straordinaria e da un incontenìbile ar­dore di buone intenzioni? Certo, dispiace veder guastata dalle sue stesse moni la reliquia veneranda che la sorte gli aveva messo a disposizione; eppure non si può dimenticare che egli era persuaso d'avvalorarla, per contribuire più effi­cacemente alla glorificazione del Martire e alle desiderate fortune della causa nazionale.
Il Vannucci, insomma, benché mirasse a un bene vero e indiscutibile, eccedette poi nella concreta manifestazione del proprio sentimento: e grave ec­cesso furono davvero le e amorose > liberti che egli ai prese noli edizione del manoscritto. Un po' come gli spirili che Dante mise negli ultimi gironi del Pur­gatorio a scontare le colpe d'un amore intemperante e disordinato di beni ter­reni, egli pure peccò per < troppo di vigore >, Ma piace ricordarlo la mente del Poeta, destinando quei peccatori al mondo eterno dei giusti, già li aveva compatiti ed assolti:
ALFONSO MORSELLI
1) A. VANHOCCI, Storia d'Italia dall'origine di Roma all'invasione dei Longobardi* Firenze e Genova, 1861, voi. I, libro I, p. Il­io Cfr, A. VANNUCCI, Dillo studio di Danto, In Guido dell'educatore. Firenze, Nuova
ferie, pp. 121-130.