Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO DI RIVOLI VERONESE
anno <1974>   pagina <453>
immagine non disponibile

UM e ftffWM
4*3
mail alta Meta l allYl*4UUnlrt lu.Ulìca del iiUtvIiimiil ItbelaU, U aalUlkMuw i*cw-
' * **, 0* SwwilU aWtrantW Spaventa NHM tMta IM-IUCII.* .li U di-~* aàe Ut quanto tal* MA sarebbe MUHUMUIIH datniaaluui n Gentil* (!* pili fonanti .- *' arittcan* da Coseni (tallii MB rapavano LauiMlu d*l oofilrJlrtJtP( parta l'i MIMI* MH K*HU-arw del primo riniprcaaionatup limiliulmu' ill seaundu, n MMJiuuqua *ela"ttu n*H inxicHu ili una trin fella altura seun'uluiina pretesa Kr,,>hlca),
Dal verta, vesto a USUAMI panorama dall'A,, luswuuaa, IUHI I rlrwf) eeau ratamente a volgere hi IVIK'ULHIVIIC capi tal ieuae dal (alunni ito polltleo, arirha la allieva mooVm*. delle lasse radicale a quarantottesca dinanzi al nuovi a lai latto loallaa) atf lna*lguaii problemi jMwtt dell'unita una cnarelis, questa, olio non oonrerne soltanto 1 filosofi hage-Itant. ma I politici puri, alla Do HlasiU, par Iriteivuorci, e gli litici tatuali disponibili, par cosi dira, oacoe Bonghi, l
Quella straordinaria tartina di lonutholo che a rappresentate dalla elezioni gfwrslJ del 1K5, non a COM> studiata a (ondo da ricercatori sensibili enne l'Aqunrouc, quell'avvi-ccndamento, che non a soltanto un cambio della guardia, tra Intellettuali moderali post-quarantotteschi più O meno cavourìani, alla Da Mela (ancha qui un uomo ch* lutto oa programma) e proprietari progressisti decentrali!! ed aoiì fiscali, agnostici dinanzi al Bor­bone qua a> là francamente cleri categgìanti, questa a incrldionalizxaxtone della Sinistra a, insomma, che rimarrà un dato coalanto dello vita politica nazionale fino almeno a tutto Crispi, e che implica un'alternativa sostanzialo. Nicolcra al posto di Spaventa, non e affatto vista dall'Ai tatto preso dal suo culturalismo schiettamente idealistico, che non gli con­sente di precisare la linee di catastrofe storica di un'oligarchia politicamente al potere senza contrasto* dopo decenni di prcparazìona e di evoluzione. I
A guardarla da questo punto di vista polii teistico, che del resto vorrebb'esaere as­sunto espressamente dall'A. come preminente e caratteristico, la grossa opera che abbiamo sottocchio svela tutte la sue debolezze, laustrofilia presa come condizionatrice determi­nante dell'involuzione reazionaria borbonica secondo le più superficiali tradizioni del risor-gtmcntalisma accademico, U quinquennio di Francesco I liquidato con disgusto malgrado la riconosduta (e più volta rivendicata) attività delle società economiche, non sempre fine te stesse* il successivo' lustro riformistico ferdinandao presentato come un risultalo im­provviso a cosi nell'ori pi ne come nella rapida strozzatura, e cosi via, scnz'alcune considera­zione per il gioco internazionale, per le sfumature del murattismo, per le sopravvivenze del regalismo (che rendevano cosi difficile a Medici l'applicazione del concordato di Tcrraeina), per la composita atmosfera del romanticismo, insomma, che non a caso ha In Napoli la sua indiscutibile capitala, dinanzi a Milano napoleonica, ma che coma tale non viene dal­l'A- nemmeno presa in considerazione, quasi che la con laminazione letteraria ed erudita della nota opera del Clono potesse distoreere la serietà, e talora la seriosità, di una rico­struzione che vuol easera rigorosamente, e spesso schematicamente, mandata.
Non Napoli romantica, insomma, malgrado il protoguclfisme di Trova e Tosti (e la Lucia donizettiana, questo manifesto dell'oltranzismo romantico musicale, che non a caso va In scena al S. Carlo al termine della primavera ferdinondea) ma ai Napoli idealìstica, eoi che Ì timidi approcci di GeUoppi vengono sottolineati ed enfatizzati nella prospettiva della plcnititdo temporum quarantottesca, e non spiegati come la variante napoletana dì un aggiustamento tatticistico della filosofia della società analogo a quello che il Cousin aveva esperito ed esperiva nei confronti della Francia orleanUta (e qui un grosso vuoto, Guizot, la cai ombra si distende sino a fine secolo negli epigoni moderati dello Stato forte olla Bonghi).
Questo idealismo napoletano prospera ed assume connotati egemonici, secondo la migliore tradizione crociana, esclusivamente all'estero, nel decennio dell'esilio, quasi una sorta di epico e mitologico < ritorno degli Eraclidl a sulla eoi astrattezza, sulla cui estra­neità alla reale situazione del Mezzogiorno, sulla cui più o meno cosciente ma Incondizio­nata subordinazione ad un'egemonia quanto meno a*meridionalistica corno quella cavou-riana, la storiografia contemporanea si 0 largamente soffermata, malgrado I toni lirici ed entusiastici che l'A. assume nel descrivere i fervori del Sessanta sulla base tendenziosis­sima di una memorialistica e di una corrispondenza che mai come in questo caso riflettono I loro limiti di colore e di partito.