Rassegna storica del Risorgimento
MUSEO DI RIVOLI VERONESE
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1974
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visita olla uarcaeaa Drago; olia a OH gran (tappa limita a. Aggiuntai A*JO*MMW umlut da Uoufoib?, IH ÌMn,-i---M i't min guaderà brulla HUIMINIM, M*U NI ili TI duu paiole, luiu amputata a MilliocikvU. lo redo ha lUTppum J diressi UIIH perula, ma ansa *Uh<'t non I art Mattata U DO parlare giacche nessuno di quatti ola vi Iroyol seppe bri mi di-eorv tanto puro calcolala a, Certo, In singolare (SOM di don noi nulo li. eeeoui peana va li m'baji a la aneranaa dì potar conservare I favori dalla MI amante palsfm liana possono aver suggerito mollo eeprs Ioni uclln lettere a Carmela o al In sorella n ad amiti ri nati la pallia. Uà questo arieggio apro una lineo Ira Milla vita dai moderali ri ri Usai in **ilii uonnalmcnlo ben forniii di danaro o alleni dal trattar dirailanierila i problemi daila livohuùoaa (ai più va na considerano I mandanti, a credono di esaurire 1 laro doveri osv* conilo di traara vivi I rapporti coti la diplomazia simulerà, peci* quella 1 ri Unnica, con-fvTtucmcnu a una antica praaai o Illusione).
In Roccaforte nmi e*** neppure questo, anche aa risulta che nel settembre 1859, fn-ùrme al prìncipe dt S. Giuseppa a al marchette di Tornarvi fu a Londra par raccomandare la estua della Sicilia a un l'alme ton distrutto, a che nulla notava fora* Roccaforte forte anche per questo suscito simpatia, parche non ai pone la maschera del patriot la. Da Magona scrive olla sorella il 21 settembre 1851: a AI mio ritorno voglio mangiare maccheroni, aa mi continuerà lo stesso appetito ne mangerò un rotolo al giorno. Fatemi trovare materassi soffici giacche' avrò bisogno di ripoao . Il poveruomo, però, potrà rientrare a Palermo e cercare i suoi materassi a i suoi maccheroni solo il 13 giugno 1860. Nel frattempo avrà fatto frequenti soggiorni a Parigi, tanto amata, a in altra chiù europee.
Detto questo, dobbiamo aggiungere che quest'uomo gaudente e galante, tutt'altro che amante del lavoro conservo inalterato l'affetto per la sua terra e por 1 motivi che il 12 gennaio 1848 avevano indotto la sua casta a mettersi alla torta del popolo contro la odiala dinastìa napoletana. Volta addirittura cambiare il blasone di famiglia fregiandola con lo Trinaeria e con le parole Non muto bandiera . Come non la muto Ferdinando Monroy. principe di Pandoluna che poi Garibaldi cercherà di utilizare comò rappresentante a Londra della Dittatura, Ma invano la Dittatura potè sperare di averne un rapporto utile. Quale squallore e quale inettitudine! Rimando per questi ai documenti da me pubblicali in Sicilia 1860 (Palermo, Flacoovio, 1962, pp. 141-158). Eppure codesto gran principe non nolo è sempre pronto ad aprire i cordoni della borsa per aiutare la causa della SleMU, nu usa, nel carteggio con Roccaforte, parole durissime nei confronti di chi tradisce o può tradire ( Poppino Butcra ò colui ohe ha disonorato il suo nome e sarà sempre "obbrobbrio e il ludibrio di oc medesimo. Le pene di Tantalo ed il rovente toro di Falaride sarebbero nulla per castigo della sua orrenda villo. La sventurata madre sua non ha colpa alcuna se non quella di averlo fatto. Dessa no e stata oltremodo dolente e o*e voluto molto per farli pacificare, e ciò dopo il giuramento da lui fatto che non sarebbe mai per giurare ne indossare U vile uniforme. Io sono pronto però a scommettere ch'egli giurerà e si vestirà delle borboniche divise appena metterà piede in Palermo ).
Non sarebbe male, a conclusione di quanto più sopra si è detto, se, ove possibile, la benemerita Società riftilfop* di storia patria si assumesse l'incarico di cercare e pubblicare i carteggi di quanti, fra i moderati, operarono in esilio per la rivoluzione, tenendo presente che molti fra casi morirono, senza tradirla, prima di rientrare nelle loro case. Basti accennare alla luminosa, anche se talvolta ingenua, figura di Pietro Lenza Branci forti, principe di Scordio e di Butera, morto a Parigi nel 1855; a Franco Mnceagnone, principe di Gra> patcUÌ. morto a Genova nel 1857, assistito dal marchese di Torrearsa; a Vincenzo Paterno di Spedaiotto, morto a Livorno nel 1852; al generale Gerlando Bianchini, morto suicida a Malta. Gente tutta di grande prestigio nella loro terra di origine.
Non ai troveranno in quei carteggi gli eroici furori di Rosolino Pilo, né la forte veemenza di Francesco Grispi. Si riscontrerà comunque un modo di fare la resistenza e di preparare la riscossa e infine collaborare alla vittoria e al primo assestamento della Sicilia nella nuova realtà del Regno d'Italia, che, se non si conosce, non può autorizzarci a ritenere che fu Garibaldi a fare tulio.
GASTAKO FALZOM