Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO DI RIVOLI VERONESE
anno <1974>   pagina <463>
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Libri /MftaUd 463
Matti In spunti, ni Mintoli, Im liucUlu uti'tìiWlii iLiwofu pvrvJtMui, ulw iMutarrerrlflM Mol­lala IMMM utaduU fljuwlo MI originali.
Gtfl*t IVMUU In- i MMM Umili (no I splaglMreM* allrluietl lag-UM*iÌAzMV*ts rvr< ital* su di lui cosi agetoliurnte di .Spadolini), quolli <U-11li..--I-Ii<? sorprendali ir>, tu) **** p*. tutta uaM-nlUltra, quoti rwuiouuriu, dell'odio di class*, drlU InodmpfìlrwloOV UH braccianti e proprietari, iì'." concluda un ritrailo per Unti verni stempia re nnai qn*JIn del giovane Bbaoutl he abbandona U radicalismo t indo Kurlbs Idi no per approdar* ì Ibi) di uu socialismo fluidamente vlvdnta parche durtiurnlr contadina (quatto, del conlfa*4o fra irta eunpagot, e uao dot fili food che Muntoli! Individua dipana pia fruUuato-inent vi nel veruni* BOCJalana come la quello cattolico, anche se la quest'ultimo ti uv-vesta li mancanza di uu'iUuslrozwue adeguata di Miglio!! come Of/u/onl di HLMOUII),
Ha quanti limiti MIRO in vitelli di certa socialdemocrazia padana, con 1* un d*riffo sàooe rrùtiaoeggianlc tardorisorgimentale che, te aconfina rapidamente noi razionammo umanitario aul piano Ideologico, non allreltanto facilmente di distocia dai presupponi pater­nalistici e caritativi della Mai aziono sociale (perciò l*OT0 dai Nostro h Prampolini bea più che non Buwolati, anche a* lo psicologismo caro ad entrambi luggettioni potentemente II
PUÒ guato od i BUOI giudiÙ).
In questo senso Manrolti fornisce In effetti, sviluppandosi qui un'intuizione eoorlu* iva di Spadolini, fotta più intimistica, nell'intenzione dello Hcrìttorc. uà esemplo stringente a convìncente di storiografia regionale, quelli ricerca d'archivio ristretti sostanzialmente, e qua là soffocati, la un quadrilatero geografico e culturale, Reggio repubblicana, Parma moderati e realizzatrice, Cremona capitalisticamente avanzata, Mantova dalli squadrata organizzazione di clave, la a repubblica rotta di Salvadori (non caso quella che meno parli al cuore ed al gusto dcll'A., i contribuii bonomiini tu Fiume e tulli criri del lo­glio 1922 non evadendo dalla mera circostanza archivistica, in quest'ultimo caso eoa uni sottovalutazione stridente del fiatiamo, quasi che, a tre meri dalli marcia su Roma, vera­mente Io combinaanont parlamentari o l'efficienza dei partiti tosterò in grado di determi­nare le sorti di un minuterò).
Senza dubbio, una torta dì deformazione professionale, i mezzo tra 1 ideologico ed il sociologico, ma con evidente preminenza del primo termine, operi sul Nostro ad irrigidirgli in dimensioni di gruppi e d'indivìdui In dialettica, della lotti politica, tema il minima ri­flesso di determinazioni economiche o sociali.
Perciò il contributo specialistico sui partiti politici, qui riportilo ad apertura della silloge, è il più deludente nella tu ovvietà, è impeccabile ma non ci fa apprendere niente, il regionalismo della Sinistra, la e dissoluzione delle antitesi Ideali come a priori del trasformismo, l'assenza di un partito conservatore, le masso amorfe del suffragio uni-venale, tutte formule luccicanti, spetto persuasive, talora generiche, che ti esauriscono però nell'enunciato tipologico, senza alcun approfondimento docurncalarlo o dottrinario, nemmeno per gli spunti più suggestivi e fecondi, l'eredita del nazionalismo dalla Destri storica (MI cui l'A. tornerà, mi sempre timidamente, come al cospetto d'un sacrilegio, mentre Franco Gaeta, attraverso Spaventa, compirà ben più spregiudicati passi avanti) ovvero la sfasatura tra rappresentanza politica ed urbanesimo industrialistieo ancor dopo la riforma del 1882.
Viceversa, il quadro ti allarga e ti animi non appena l'A. tocca corde vicine alla tua esperienza ed alla tua sensibilità regionali, la Destra emiliana postHeavouriana, ad esempio, di cui egli ti rifiuti di coglievo l'cscmplire natura oootortesca (consorteria non è trionfo dell'individuo o della clientela ani partito mi coalizione delle vecchie metropoli contro To­rino. In senso genericamente agrario, liberista o decenlraUsta, da Peruzzi a J acini, passando per l'inevitabile ed egemonico Mingbcttì) ma che definisce bene in quello tue sfumature concilialoristicbe eoo la e rivoluzione onesti a (ed anche eoa i clericali onesti , vedasi la paranoia dei Rubbinni e del Malve**!) la una prospettiva di minitterìalismo rivolu­zionario a che si ricollega, non soltanto in Àudiaot ed in Mnrliani, al liberalismo orleanitta e spagnolo, preesùtlcndo e sopravvivendo a Cavour, una socialità organi cistica eoo Oon è propria ceciati vomente di Pepali, ma che spiega la successiva apparente conversione min-