Rassegna storica del Risorgimento
MUSEO DI RIVOLI VERONESE
anno
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1974
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pagina
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469
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Libri periodici
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palitlvu-nt Ultori, quwtc al UvuluraAfo In Malto aaenouilehe din favorirvi! l'industria f.
anta non ostile mi una politica estere nttlvn.
HtMiuuo noi oh* fino alla fine del IHUB Crispl presentò al paese Et Me profilo liberala non fu autoritario. paiaM non ritenne, nactwario esserlo a (v. u. 160)* Ma l'opera riformatrice ili Crispl (Lstltualona dalla IV scalone lui Consiglio di Sialo a dalla Giunta vrov incinta Amministrativa; luclszazioM (lolle Opere pie; etilico penala Zanar-dcllii proemia di pari penso con 11 tentativo di accentuare il tradizionale aarallara auto ritario del ulema politico llallano. Che ciò fosse consono al temperameli lo dal .Siciliano, 0 fuori discussione, ma egli ti foca anche Interprete daDa Contrastanti esigenze di quella borghesìa, che. di fronte all'avanzare del movimento operalo a contadino, preferiva ricorreva ad una politica riformista ad autoritaria al tempo stesso, I
La crUi minUtcrialc del febbraio 1889 per Romano (ho, ancora una volta, appare scarsamente incline all'analisi economica) apre quel periodo in cui, nei riguardi del parlamento, Crispi cominciava a mostrarsi * sempre più autoritario ed Intollerante a (v. p, 164). Veramente il dibattito dal febbraio 1889 vul problema del disavanzo nel bilancio alatale e ani mesi par colmarlo rivelò la precarietà del e blocco di intcreeoi adunati intorno a CriapL, La politica eetera attiva, la sopravvenuta rottura doganale con la Francia, le diffidenze di queata e le conseguenti minacce di guerra, la Convenzione militare con la Germania avevano determinato, nel dicembre 1888, una richiesta, di spese militari straordinarie per la fortificazioni e gli armamenti di 146 milioni. Il parlamento, dato che case erano state presentato come dettale da necessita difensive, non aveva potuto rifiutarne l'approvazione sotto rincalzare della cri-i economica e finanziaria. Crispi, però, dovette mutare l'in-J dirizzo finanziario di espansione della spesa pubblica (dimissioni del ministro dello Finanze, Maglioni) seguito nel primo anno di governo; gli agrari, minacciati dai ripristino dei due decimi sulla fondiaria, ai erano staccali dalla maggioranza. la quale al assottigliò ulteriormente allorché Perenti e Grimaldi, rispc Iti va mente ministri del Tesoro e delle Finanze, chiamati a sostituire Maglioni, proposero aggravi fiscali che colpivano non solo gli agrari (ristabilimento di un decimo), ma anche gU industriali (inasprimenti fiscali sullo privative industriali, sull'imposta di ricchezza mobile, sulle gambali ed altri effetti di commercio, au marchi e segni distintivi di fabbrica). Se la maggioranza, però, era divisa sulla politica finanziaria del governo, aveva espresso il proprio voto di fiducia a Criapi per la linea di condotta seguita durante i disordini di Roma. Crispl, quindi, per ricostituirò la maggioranza, alla via degli aggravi fiscali preferi quella della maggiori economie (assertore Gioì ini) senza diminuirei le spese per le opere pubbliche e le spole militari, àncore dì salvezza per molti disoccupati. Il parlamento più che diventare per Crispl un incomodo compagno di lavoro a (v. p. 164), come crede Romano, orientò la linea politica da seguire.
Nel 1891, secondo l'autore, Crispl ai dimise perché il suo governo autoritario aveva formato un'opposizione latente * (v. p. 178). Perchè non dire che in parlamento la maggioranza al era sfaldata vìa perche' il contenimento della spesa statale, voluta da Cioliitì, non poteva Bceordarsi con la precedente politica di sostegno dell'industria pesante, sia perchè) gli interessi agrari e industriali, estromessi o trascurati dalla tariffa del 1887, avevano ripreso la loro opposizione al governo?
Anche il problema bancario da Romano viene appena sfiorato, sotto l aspetto principalmente scandali lieo, mentre naso è fondamentale per penetrare le dinamica degli avvenimenti degli anni 1892-1896 (v. pp. 187-189). È dato particolare risalto alla strada della repressione a scelta da Crispi e senza esitare (v. p. 195), definendo con una serie di riforme la sua opera innovatrice abbandonata a non appena la borghesia e 1 aristocrazia dell'isola al opporranno... per non mettere In forse il futuro e l'autorità del governo (v. p. 194); osservazione, quest'ultima, frettolosa ed anche inesatta. Il Manacorda, in un suo accurato studio sulla legge agraria per la Sicilia, ha notato che ad opporsi al progetto di legge, furono i maggiori latifondisti del Sud con a capo Di Rudini (poiché ne sarebbero atali danneggiali), mentre la borghesia più illuminata faceva appello a Crispi perché eliminasse le eause del malessere contadino sfociato nei Fasci, malessere dovuto al permanere dì una struttura aemifeudale della società siciliana a. ')
0 G. MANACORDA, Crìpi e la fogge.... cit., pp. 9-95.