Rassegna storica del Risorgimento

MUSEO DI RIVOLI VERONESE
anno <1974>   pagina <481>
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Alla schiuderai tlt I vsMtcnnlo, Il (UIIIH prtfiloiiilnuiil, rhr Ir imi In Monta un giudica WW ti la Y fauna un prwlaguiiUta drammatico, è la paca, O plfillmlii II tutti uwuUi dalla paco, che Gasparri Nllll, ancor una volta alni tatuante dVreunloa a flrova vano r.un>:t-demente a deplorar*.
E questa fallimento non verrà rumenio restaurato o rattoppalo dal fasciali amasti paaai ... che al fanno innanzi in modo par molti versi peggiore ilei socialisti a rum* l'attor caaausnca al auo governu 11 19 aprile 1921, In piena campagna eliti loreltt, parafrasando Io opinioni vaticane in propoaito,
Quanto propriamente olla S. Sede, è Indubbio che pai tanto II rdncarlco a Gaaparri. il candidato in pectore di tulle la potencc cntlolielie alla tiara, tranquillizza qurola ultime quanto alla non focile aueeesaion* del Halli a Benedetto XV.
1 due personaggi mantengono la duo repubbliche germaniche al centro delia loro ottica acorgono in Seipel un a uomo della Provvidenza a che fa da pendant e magari da integrazione cattolica ai e grandi auccessl a muaaoliniani (la mancanza d'un uomo rimili* a Berlino è uno dei grandi crucci del Vaticano, volo qua a là ladino a qualche apertura di credito nei confronti di Hlndcmburg o magari di un cattolico progressista come Wilhelm Marx, ma mai, rintontalicamcntc* di Streaemann).
la questo quadra, le controversie minori, quelle ad esempio per l'Alto Adige, assu-mono una rilevanza spiccatiaaima, e non è un caeo che i nazionalisti estraniati alla Tolomei. ancora alla vigilia della Conciliazione, tempestassero per il mancato rigido adeguamento dei confini diocesani di Bressanone olle frontiere nazionali, malgrado la presenza di un vicario generale e conciliatorista a (anche rispetto olla croce uncinata!) come il vescovo Volta.
E appunto il simbolo hitleriano quello che comincia a definirai quale un punto d'ar­rivo obbligalo allo achiudersi degli anni trenta, ed e qui che l'ex nunzio Pacelli gioca osti­natamente la sua carta vincente, in un'alternativa, più che avvicendamento, con la linea Gasparrì-Cerrctti, o con la stessa ripugnanza pontificia al nazioaalismo esagerato . ancor oggi mito!tro che chiarita.
fi indubbio, tuttavia, che il fallimento immediato e clamoroso del concordato col Reich rappresenti la piaga dolorosa del segretario di Stato per lutto il quinquennio che precede VAiutUius.
Dinanzi alTaffermarsi Sa Pio XI di una crescente volontà di lotta e magari di rot­tura, Pacelli persegue un tenace e sofferto aforzo diplomatico, nel quale a più riprese mostra di non confidare nemmeno egli stesso, per mantenere in piedi in qualche modo SI grande sistema di realpolitik centro-europea col quale egli ai era illuso di completare, e magari di correggere, il a patriottismo gnaporrinno dell'I 1 febbraio.
Questo del tradimento della Germania è il grande handicap polìtico, la fonda­mentale pedina mancante, in tutto il pontificato di Pio XII. romano quanto si voglia per vocazione o francane per gusti letterari, ma indubbiamente tedesco quanto a prospettiva egemonica di una grandiosa costruzione diplomatica.
Ed appunto questo diloceramcnto tra il fallimento tecnico e l'inappagata aspirazione pastorale, questo dover continuare a far politica e diplomazia sulle macerie senza poterai ritirare a fare il vescovo ascetico e zelante , costituisce uno degli aspetti più drammatici di un personaggio drammaticissimo come Pio XII, uomo di un'altra epoca per formazione colturale e professionale, mm tutto percorso da crisi, compiegai, dubbiezze, dell'età nostra, cui una spietata compressione intellettuale non impediva di tarai sentire, e di macerare una vita nella solitudine e nell'angoscia.
rUrr AI: LE GoLAPumu
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