Rassegna storica del Risorgimento

FRANCIA OPINIONE PUBBLICA 1858; GIORNALI FRANCIA 1858; ORSINI F
anno <1974>   pagina <503>
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FONTI E MEMORIE
LE RIPERCUSSIONI DELL'ATTENTATO DI FELICE ORSINI SULL'OPINIONE PUBBLICA FRANCESE
La era del 14 gennaio 1858 i sovrani francesi si recavano all'Opera di Pa­rigi per assistere ad uno spettacolo musicale nel cui programma figurava anche un atto del Ballo in maschera, quello del ballo e dell'assassinio di Gustavo IH: davvero drammatica coincidenza si sarebbe potuto dire dopo che la car­rozza e il seguito imperiale imboccarono rue Lepelletier. L'attentato di Felice Orsini non va, però, ricordato solo per questa strana coincidenza: ben altre sono le ragioni per cui l'opinione pubblica e i Governi si interessarono mag­giormente a questo tentativo di regicidio rispetto a quelli che lo avevano prece­duto o lo seguiranno.
La spiegazione prima di questo maggiore interessamento popolare, inte­ressamento che fu poi foriero di tante ripercussioni politiche, è data dalla fama dell'attentatore stesso. Il suo nome non era, infatti, quello di un cospiratore quasi sconosciuto, come potevano esserlo quelli di Pianori e di Tibaldi,1) per non parlare degli attentatori precedenti, ma era nome di risonanza europea dopo la sua miracolosa evasione dal carcere di Mantova.
Non era poi facile dimenticare il gran numero di vittime causate dall'at­tentato: più di 150 tra morti e feriti, un numero eccezionale per quei tempi; conseguenza questa che dipendeva dal fatto che invece di pugnali o pistole, gli attentatori usarono bombe. Quelle granate esplosive al fulminato di mercu­rio colpirono moltissimo l'immaginazione popolare e, come ogni novità, diven­nero immediatamente uno dei soggetti di conversazione più ricorrenti nei sa­lotti del Secondo Impero. Ma l'enorme emozione suscitata dall'attentato con tutte le sue conseguenze è anche legata alla situazione politica interna in cui allora si trovava la Francia, alla consapevolezza che la buona riuscita del regi­cidio avrebbe posto fine alla fortuna sociale e politica dei favoriti dell'at­tuale regime ,2) dato che, se era vero che il 2 dicembre 1852 aveva segnato la fine dell'isolamento politico e diplomatico della Francia in seno all'Europa, era pur vero che questa nuova autorità ed orgoglio politico, militare e sociale erano esclusivamente legati al nome e alla personalità di Napoleone III.
Quello francese non era, perciò, un regime che si fondava su salde dot­trine politiche, e non aveva di conseguenza la possibilità di appoggiarsi su
*) Su queste due figure di cospiratori, e sui loro attentati a Napoleone III in parti­colare, vedi PIERO ZAMA, Giovarmi Pianori contro Napoleone HI, Modena, 1933, capp. VII e Vili. PAOLO TIBALDI, Da Roma a Cajenna. Lotte, esigli, deportazione. Narrazione di Paolo Tibaldi, Roma-Milano, 1873, cap. II. Sulla importanza e clamore dei due attentati, il Danselte scrive come la condanna a morte di Pianori (il Tibaldi fu condannato a vita) fa riportata da una nota a en qua tre lignea del Moniteur, mentre nel riferirsi all'Orsini lo stesso Dansette afferma che quell'attentato morite une étude porticulière , ÀDRIEN DANSETTE, DU 2 Decembre ati 4 Septembre, Parigi, 1972, p. 130.
2) JOSEPH A. VON HUBNER, Nove anni di Ricordi di un Ambasciatore Austriaco a Paria otto il Secondo Impero (1851*1859), traduzione e introduzione di ALESSANDRO GALANTE GARRONE, Milano, 1944, p. 508.