Rassegna storica del Risorgimento

FRANCIA OPINIONE PUBBLICA 1858; GIORNALI FRANCIA 1858; ORSINI F
anno <1974>   pagina <519>
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L'attentato di Felice Orsini
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tentato, nelle mani dei suoi ministri? l) E la politica bonapartista era, per forza di cose, indirizzata contro l'Austria: quindi quale più evidente testimonianza di questa politica se non la grazia concessa ad Orsini? Una clemenza per lui tanto più logica da quando gli incontri col generale Della Rocca gli avevano te­stimoniato delle buone disposizioni del Piemonte (lo Stato nemico giurato dell'Impero asburgico) verso la Francia e della particolare simpatia che Vitto­rio Emanuele aveva per lui.
La grazia, però, non fu concessa perché l'attentato, se pure fu politico, causò troppe vittime difficili a dimenticarsi;2) e nella riunione del consiglio privato tenutosi il 12 marzo, per discutere proprio della grazia ad Orsini, la clemenza di Napoleone III fu vinta dal suo capo di governo Fould, che. narra Hiibner, facendosi portavoce dei sentimenti di tutti i suoi colleghi, risolse nega­tivamente tale problema proprio basandosi sulla strage compiuta dagli atten­tatori: ... Sire, egli disse non dimenticate che era sangue francese quello versato in rue Lepelletier... .3)
A spingere il sovrano francese verso misure di clemenza non furono co­munque solo motivi politici o l'ammirazione verso il Meldolese: egli vi fu spinto anche da quei pochi, ma abili, amici dell'Italia che la sua Corte ospitava. Tra di essi una particolare importanza spetta al prefetto di polizia di Parigi, Gioacchino Pietri che, preso da grande simpatia verso il capo degli attentatori, oltre a consigliare misure di clemenza, è anche uno dei principali protagonisti di quello che fu l'aspetto più éclatant dell'attentanto : le lettere di Orsini a Napoleone HI.
L'enorme interesse che esse suscitarono, le conseguenze di cui furono causa e nell'opinione pubblica e in politica, hanno avuto come logica conse­guenza che ci si domandasse, e fin dalla loro prima apparizione, se esse fos­sero dovute a un oggettivo desiderio di Orsini, o se, piuttosto, esse fossero state elaborate da persone diverse: le parole in esse contenute sembravano infatti non andar d'accordo con l'animo dell'uomo che era stato a capo di un attentato cosi cruento come quello del 14 gennaio. Abbiamo già parlato della prima let­tera, causa di sì enorme interesse dopoché fu resa pubblica: la seconda, o meglio la terza, considerando l'altra lettera che Orsini scrisse il 16 febbraio affinché l'Imperatore concedesse il permesso di leggere quella dell'll dello stesso mese a Jules Favre in Tribunale, è di non minore importanza rispetto alla prima, anzi senz'altro molto più importante dal punto di vista politico, e fu scritta l'il marzo, quindi pubblicata, per volere imperiale, nella Gazzetta Piemontese, il 31 marzo 1858.4>
') Un altro passo verso la creazione di un potere personale in Francia, fu la costitu­zione di un consiglio privato che, in caso di vacanza del trono, si sarebbe trasformato in consiglio di reggenza che avrebbe impedito ai membri della famiglia imperiale contrari a Napoleone III di impadronirai del potere.
2) Vedi il prosieguo della lettera dell'imperatrice da noi citata nella pagina prece­dente, sempre in Luzxo, Felice Orsini cit., p. 316.
3) HÌJBNEH, op. cit., pp. 528-529.
*) L'imperatore inviò una copia della lettera, che infatti l'originale rimase presso di Ini. Questa copia, portata dal dottor Conneau a Cavour era accompagnata da un pream­bolo che diceva: ... Possano i patrioti italiani esser ben persuasi che non è con delitti riprovati da tutte le società civili che giungeranno a ottenere il loro giusto intento, e