Rassegna storica del Risorgimento

FRANCIA OPINIONE PUBBLICA 1858; GIORNALI FRANCIA 1858; ORSINI F
anno <1974>   pagina <520>
immagine non disponibile

520
Paolo Pompili
Sulla paternità di queste lettere si è perciò discusso a lungo: erano state scritte da Felice Orsini, o non piuttosto da Favre, dal prefetto di polizia Pietri, o addirittura dall'imperatore stesso? Oggi, grazie agli studi del Luzio, del Ghi salberti e, da parte francese e romena, del Morgulis e del Marcu, sappiamo con certezza che esse sono dovute all'Orsini stesso, e non solo perché da lui materialmente scritte, ma anche perché non contrastano affatto colla sua co­scienza patriottica. *) Leggendole ritroviamo infatti l'Orsini che si definiva, e non senza prove, strenuo difensore dell'ordine pubblico; inoltre queste lettere non compromettono certo il suo amore della libertà: lo testimoniano le cri­tiche da lui rivolte e alla Francia e a Napoleone colpevoli dell'uccisione della Repubblica Romana. Ciò che apparve strano fu che colui che aveva attentato all'Imperatore, riconoscesse ora in lui l'unica forza che poteva rendere libera l'Italia. È perciò anche logico che la maggior parte dell'opinione pubblica fosse convinta che quelle lettere erano da attribuirsi a Jules Favre che, elogiando l'Imperatore, sperava così di salvare il suo cliente. Favre era sì un ottimo avvo­cato, la cui linea di difesa adottata per il suo patrocinato, rileva Pietri, ...a jété sur celui-ci, à tort ou à raison, un certain intérèt qu'on peut regretter, mais qui est très réel... ,2) ma non a lui si devono le lettere. La prima, infatti, è stata scritta quando i due non si erano ancora incontrati;3) per quella dell'll marzo è da notare che l'avvocato il giorno prima aveva inviato a Napoleone IH una sua lettera che, come quella di Orsini, inneggiava alla libertà italiana. Ac­compagnava la domanda di grazia che la moglie di Orsini invocava dall'impera­tore, sperando di commuoverlo, sia con l'accenno alle due figlie (... due infelici pargoletti, i quali non conoscerebbero mai di lui che il miserando suo fine... ) sia insistendo sull'italianità dello stesso Napoleone, ... affinché risparmi il sangue italiano che fu il sangue dei suoi antenati nel nome si sacro al cuore
che il cospirare contro la vita del solo Sovrano straniero, che nutre sentimenti di simpatia per i loro mali, e che solo può ancora qualche cosa per il bene dell'infelice Italia, è un cospirare contro la patria . Ma non fu questo il preambolo pubblicato. Cavour, consapevole che la lettera con quel preambolo era un attacco diretto contro l'Austria e cosi pure una prova della impreparazione del Piemonte, desideroso di arrivare a passi definitivi dopo un più diretto contatto con l'imperatore, non si mostrò propenso a tale pubblicazione. Vi si risolse solo dopo ampie spiegazioni avute da Parigi; però modificò il testo del preambolo in questi termini: a ... Riceviamo da fonte sicura l'ultimi scrtti di Felice Orsini. Ci è di conforto com'egli, sull'orlo della tomba, rivolgendo i pensieri confidenti all'Augusta volontà che riconosce propizia all'Italia, mentre rende omaggio al principio morale da lui offeso con­dannando il misfatto esacrando, a cui fu trascinato da amor di patria spinto al delirio, segna alla gioventù italiana la via da seguire per riacquistare all'Italia il posto che ad essa è dovuto fra le nazioni civili , LUIGI CHTALA, Giacomo Dina e l'opera sua nel Risorgimento Italiano, Torino, 1896, voi. I, pp. 237-238.
i) Se si fosse avuta fiducia nel capo della polizia di sicurezza del Secondo Impero, il problema sarebbe stato fin d'allora risolto, infatti per lui a.... Ce fut Mazzini, conjointe-ment avec Napoléon III et Victor Emmanuel, qui dieta à Orsini cette fameuse lettre [si riferisce alla prima! polilique... . Nota alla lettera di Cavour a Villamarina del 4 marzo '58, in CAVOUR, Lettere cit., voi. VI, pp. 197-198.
Z) MORGULIS, op. cit., p. 126.
3) I primi rapporti tra Orsini e Favre risalgono al 21 gennaio, ma si trattò di un rapporto esclusivamente epistolare: Orsini scriveva infatti a Favre pregandolo di assu­mere la sua difesa (vedi Lettere di Felice Orsini cit., pp. 252-253). I due si incontrarono per la prima volta quattro giorni dopo la stesura della lettera, cioè il 15 febbraio.