Rassegna storica del Risorgimento

anno <1974>   pagina <525>
immagine non disponibile

Il pensiero politico di Scipio Sigitele 525
In questa situazione parve a molti trentini che lo Stato connazionale li abbandonasse a sostenere da soli una lotta impari e ai confermò la impopolarità della Triplice alleanza ed il giudizio che essa non si rivelava lo strumento per risolvere in via diplomatica i problemi degli italiani sudditi d'Austria bensì uno svantaggioso condizionamento della politica estera italiana nei confronti delle terre irredente. La tensione nazionale i aggravava cosi in una spirale che, pur non degenerando in violenza, teneva accesi gli animi ed alimentava un crescendo di iniziative polemiche. Va riconosciuto tuttavia che gli italiani d'Austria sostennero la loro battaglia conservando in maggioranza la fe­deltà alla concezione risorgimentale della nazione mantenendosi, anche durante i momenti critici di questi anni, alieni da esasperazioni estremiste. Ma chi come il Sighele viveva alternativamente nel Trentino e nell'Italia non poteva fare a meno di rilevare il diverso tono fra il patriottismo degli irredenti e quello degli ambienti italiani e di rimanere urtato dall'indifferenza ufficiale del Governo e della diplomazia nei confronti dell'ansia e dell'impegno nazio­nale degli italiani d'oltre confine: era, questo, un rilievo emotivo, non di rifles­sione politica, ma che pure doveva giocare un ruolo importante nell'awiare verso dottrine estremiste chi, in fondo, aspirava solo al compimento dei postu­lati risorgimentali.
Caratteristico è, infatti, il modo con il quale il Sighele segue da vicino la politica italiana guardandola, fin dal 1903, soprattutto attraverso il filtro dei pro­blemi trentini. Il 3 novembre, in seguito alle dimissioni del ministero Zanar-delli, si forma il nuovo ministero Giolitti nel quale a Tittoni viene assegnato il ministero degli esteri. Sighele preoccupato in quel momento dell'organiz­zazione della Università libera così commenta, rammaricandosi anche della sfer­zata a destra operata da Giolitti: Sono sfiduciato per la composizione del mini­stero Giolitti. Avevo gran fede in quell'uomo. L'ho perduta. Perché in una settimana passare da Turati, Sacchi e Marcora a... Rosano e Tittoni , è una disinvoltura politica che sorpassa ogni equilibrismo. Tittoni ministro degli esteri! Che Dio e la solita stella protegga l'Italia poiché altri protettori certo non ha alla Consulta! . *)
A volte reagisce di fronte a quella che egli ritiene scarsa sensibilità patriot­tica di deputati vicini all'irredentismo e si dichiara scoraggiato vedendo che, fra gli altri, Barzilai ci abbandona. E ha fatto alla Camera un miserando di­scorso! Non volle nemmeno venire al banchetto per De Gubernatis [...3 In­somma è un vero straripamento di viltà! Ma bisogna reagire.2) La sua sfiducia è ribadita ancora nella lettera al Pedrotti del 23 gennaio 1904: Se non fossi disgustato dalla politica per altre ragioni, lo sarei irrimediabilmente per questa [l'insensibilità per i problemi degli irredenti]. Fa nausea il vedere il voltafaccia di alcuni: Barzilai, per esempio, che è diventato quello che è soltanto perché è irredento, che adesso fa il compare al governo! . La lettera, scritta all'in-
zionalismo e i partiti politici cit., ed il capitolo II pericolo tedesco nel Trentino, in Ultime Paóne Nazionaliste cit. Sul pericolo pangermanista nel Trentino scrisse anche Gualtiero Castellini, nipote del Sighele, in pagine sicuramente ispirate dallo zio, anche se quest'ul­timo non poteva consentire su alcune punte di esasperazione nazionalista che rileviamo nel Castellini, mai negli scritti del Sighele. Vedi GUALTIERO CASTELLINI, Il pangermanesimo nel Trentino, in L'Italia all'estero, a. HI, n. 8, 29 aprile 1909, pp. 704-718, e, Trento e Trieste, Milano, Treves, 1918 (l'opera era però stata scritta nei 1914).
1) Lettera a G. Pedrotti, da Salsomaggiore, in data 5 novembre 1903.
2) Lettera a G. Pedrotti, da Roma, in data 18 dicembre 1903.