Rassegna storica del Risorgimento

anno <1974>   pagina <526>
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Maria Garbali
domani del discorso della Corona, nel quale si ribadivano le alleanze italiane sancite con la Triplico, da un lato, gli accordi con la Francia, dall'altro, in un programma di equilibrio europeo e perciò di pace, esprimeva non tanto per­plessità politica, quanto delusione per lo spegnersi, in nome dell'interesse gene­rale, dell'urgenza con la quale si imponeva la soluzione dei problemi degli irredenti.
Più tardi egli espone le sue riserve sui pacifisti, in nn articolo scritto per YIllustrazione dove egli dice, rivolgendosi al Pedrotti, ho cercato di dare una botta (senza nominarli) ai Moneta ai Colajanni e a tutti questi pacifisti che secondo me sbagliano tattica . *) Il contatto con l'oleosa dottrina del pacifismo ad oltranza era destinato ad acuirsi: il Sighele lo incolpava di avere ribassato il tono del sentimento nazionale e di infiacchire lo spirito dei giovani, mentre incombeva il pericolo pangermanista. Con Moneta e con il croatofilo Pavia era giunto ad una violenta discussione con queste conseguenze: mi son fatto un nemico di Moneta, il quale una volta mi portava alle stelle! .2)
Nell'agosto del 1908 si sta preparando la grave crisi legata all'annessione austriaca della Bosnia Erzegovina, che avverrà nell'ottobre dello stesso anno; l'Austria rafforza la propria posizione nella penisola balcanica, sorvolando lo spirito della Triplice alleanza, almeno nei giudizi delle correnti irredentistiche che si aspettano dal Governo italiano la richiesta della cessione all'Italia del ter­ritorio trentino. La sensibilità dei circoli nazionali si acuisce e così la pressione extraparlamentare sulle sfere responsabili della politica estera. Scipio Sighele, in un alternarsi di speranze per il Trentino e di riserve per il Governo e per il ministro Tittoni si confida al Pedrotti: ...Hai ragione per la Bosnia Erzego­vina. Vedrò dà fare un articolo e soprattutto di svegliare i circoli competenti. Ma figurati! Tittoni è in Austria, e naturalmente gli faranno fare e dire quel che vorranno. Certo pare anche a me che questo è nn momento di poli­tica estera in cui chi sa e vuole può ottenere dei bei risultati. Ma ci vorrebbe un Cavour! E non ne abbiamo nemmeno... tuia fotografia.3) Il Sighele, nel 1911,4) incolperà Tittoni di avere commesso un reato di millantato credito per aver fatto sperare gli italiani in grandi compensi non ottenuti e, nella vio­lenta protesta contro il ministro degli esteri, darà espressione, aldilà di ogni giudizio politico, al tono d'uno stato d'animo che, per quanto irrazionale nella sua emotività, entrava ormai a far parte delle componenti più virulente nell'ag­gressione al sistema della democrazia parlamentare.
Il 1908 fu infatti riconosciuto concordemente, Scipio Sighele in prima li­nea, l'anno di nascita del nazionalismo che, uscito dalle esperienze ideologico* letterarie, s'avviava a diventare partito.
In realtà diverse congiunture di politica internazionale ed italiana avevano portato alla radicalizzazione di stati emotivi rimasti fino a questo momento più allo stato larvale che espressi in forme imperative. Vi era il disagio per una politica estera la cui prudenza poteva apparire rinunciataria ed in taluni perfino espressione di viltà di fronte all'espansione imperialistica delle altre potenze; si faceva sentire l'insofferenza dei democratici contro la Triplice che aveva arre-
0 Lettera a G. Pedrotti, da Roma, in data 23 giugno 1904 nella quale il Sighele segnala anche il discorso di Fortis.
2) Lettera a G. Pedrotti, da Firenze, in data 1 dicembre 1906.
3) Lettera a G. Pedrotti, da Nago, in data 30 agosto 1908.
4) Vedi in II nazionalismo e i partiti politici eit., il capitolo Le origini del naziona-Usmo italiano.