Rassegna storica del Risorgimento
anno
<
1974
>
pagina
<
527
>
Il pensiero politico di Scipio Sigitele 527
stato il compimento del processo unitario italiano; il problema delle spese militari diventava il perno sul quale innestare scelte di fondo nel futuro del paese. La crisi del 1908 cadde su un'Italia in fermento: il comportamento di Tittoni, il tono allusivo del -suo discorso a Carate con le successive, assurde speranze di una cessione del Trentino all'Italia ed infine la sistemazione dei problemi balcanici in quelle che la diplomazia riteneva forme aderenti alla logica degli interessi, ma l'opinione pubblica rigettava come lesive di un diritto vivificato da esigenze sentimentali, crearono il punto nodale di convergenza di rancori disparati.
À tutto questo va aggiunto, per i circoli irredentisti, il problema dell'università italiana a Trieste: problema che pareva sciogliersi attraverso la diplomazia, date le presunte promesse <li Aehrenthal a Tittoni e che, comunque, si riteneva sarebbe rientrato nel computo dei compensi per l'avvenuta annessione della Bosnia Erzegovina. In realtà le speranze italiane tendevano a trasformare in una questione diplomatica quella che era solo una questione dì politica interna dell'Impero asburgico;*) l'università a Trieste non venne istituita ed il clima si arroventò anche perché nel novembre erano scoppiati a Vienna sanguinosi tumulti fra studenti italiani ed austriaci. Per gli irredentisti la nuova aggressione agli studenti italiani costituì l'occasione per una serie di dimostrazioni, a Trento e in Italia, dove il problema dell'università serviva a riproporre all'opinione pubblica la questione trentina ed a dare, nel contempo, una sferzata al sentimento nazionale dei cittadini. Anima delle dimostrazioni a Firenze fu Scipio Sighele, che prendeva anche la parola, insieme al deputato Rosadi, in un comizio di studenti universitari presieduto dal Siili. Del suo tono polemico non vi sono dubbi, tanto che egli stesso temeva di essersi compromesso, di fronte alle autorità austriache, e a quelle italiane: Io sono in una posizione delicata anche perché l'odio di Tittoni contro di me dev'essere grande*.2)
La presa di posizione di Bissolati dopo la crisi bosniaca contro la politica estera di Tittoni e soprattutto la dichiarazione, fatta alla Camera il 4 dicembre 1908, dell'eventuale disponibilità dei socialisti in caso di guerra, apriva il Sighele alla speranza di un ricupero al patriottismo dei socialisti democratici e riformisti (che avevano vinto nel congresso di Firenze del settembre 1908); per operarne la conversione Sighele e Pedrotti scrivevano al Bissolati nel dicembre dello stesso anno.3) Nella seduta alla Camera che aveva visto le dichiarazioni di Bissolati vi fu, anche, il famoso discorso di Fortis con la sua pesante denuncia contro la politica estera italiana: ma non ne conseguiva un voto di sfiducia da parte del Parlamento; esso si configurava solo come un richiamo a Vienna, non come un attacco alla politica di prudenza del Giolitti che, anzi, approvava.
Poco dopo il 24 gennaio 1909 gli ambienti sensibilizzati alla tema-
1) Su questo aspetto della questione rimandiamo ancora al lavoro di ANGELO ARA, La questione dell'Università italiana in Austria cit.; per la questione dell'Università vedi anche Linci ALBERTI-MI, Venti anni di vita politica, Bologna, Zanichelli, 1950, pp. 166, 448-450, 464*470, opera nella quale è dettagliatamente trattato anche il complesso dei problemi legati all'annessione della Bosnia Erzegovina da parte dell'Austria. E ID., Le origini della guerra del 1914, Milano, Bocca, 1942, voi. I, pp. 199-336.
2) Lettera a G. Pedrotti, da Firenze, in data 28 novembre 1908, nella quale si accenna anche alla sua contìnua polemica con il Corriere della Sera: Il Corriere ha capito la musica che io gli ho cantata così chiaramente, e da buon coccodrillo ora piange sulle sopraffazioni che i nostri studenti subiscono! .
3) Lettera a G. Pedrotti, da Firenze, in data 8 dicembre 1908.