Rassegna storica del Risorgimento
MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno
<
1974
>
pagina
<
599
>
LIBRI E PERIODICI
GIOVANNI PILLININI, Storia del principio dì equilibrio; Venezia, Libreria universitaria editrice, 1973, in 8, pp, 204. L. 3.500.
Una storia del principio di equilibrio ha una sua ragione di essere proprio in quanto, come precisa l'A., esso, lungi dall'essere qualcosa di astratto, superiore al fluire degli eventi, da invocare ogniqualvolta si tratti di spiegare fatti altrimenti inspiegabili, ...può giustamente essere considerato come una costante della storia moderna e contemporanea. Non è fuori ma dentro la storia e spetta pertanto allo storico descriverne l'evoluzione e coglierne via via i significati contingenti... (p. 12).
La prospettiva e l'angolatura entro le quali si riconduce Io studio di quello che è considerato dallo stesso Pillinini come <c uno dei temi più suggestivi della ricerca storiografica e uno degli strumenti concettuali più efficaci per penetrare nel cuore della grande politica europea e, oggi, mondiale y> (p. 13), sono di ordine prettamente politico. L'A. infatti precisa, riguardo al principio di equibrio, che, anche se la scienza giuridica gli presta il sussidio delle proprie impalcature concettuali, la sua origine e il suo significato sono squisitamente politici. Non un valore morale quindi, né un valore giuridico, ma, a dispetto del termine ce principio col quale si accompagna, piuttosto uno strumento di cui gli uomini si sono serviti per dare un certo ordine e talvolta una certa giustificazione alla vita internazionale e dal quale sono spesso stati condizionati (p. 12).
Affermatosi così, secondo FA., per la prima volta in maniera cosciente nell'Italia umanistica, anche se più come metodo che come dottrina, dal Rinascimento in poi, dal momento in cui andò cioè costituendosi il sistema degli Stati europei, il principio di equilibrio, ora affermato, ora negato, ora discusso, ora trasformato, ha rappresentato una costante nella storia moderna, contrapposta dialetticamente all'egemonia, e passata da espediente empirico e casuale a principio razionale (p. 9), regolatore di rapporti internazionali.
Legge interna, per cosi dire, del sistema europeo, il principio di equilibrio ha finito per interessare anche il concerto mondiale degli Stati per esprimersi, però, nel secondo dopoguerra, in una nuova, tragica, instabile alternativa allo schema dialettico consueto: alla vecchia formula che contrapponeva equilibrio ed egemonia, si è sostituita quella dell'equilibrio delle egemonie, fondato sul confronto di due superpotenze, Stati Uniti ed Unione Sovietica, per il quale non si può forse neppure parlare propriamente di sistema mondiale. Il ruolo di grande potenza assunto in seguito dalla Cina, se ha trasformato l'equilibrio postbellico da bipolare a tripolare, non permette ancora di presagire i futuri sviluppi: l'A. cede così il campo ai politici.
L'analisi e la disamina della storia di secoli in un continuo ed illuminante confronto con il pensiero di storici, giuristi, filosofi... ed in un ricorrente riferimento a trattati, dispacci, relazioni... colgono e fissano il principio di equilibrio negli stadi del suo divenire e del suo articolarsi in modo acuto e rigoroso, dimostrando parimenti l'impossibilità di penetrare il senso delle vicende e dei fatti della recente storia europea, se non si tiene conto della onnipresenza di questo principio.
PAOLA FUSELLI
LUDOVICO GATTO, Medioevo valtairiano (Ipotesi, 3); Roma, Bulzoni, 1973, in 8, pp. viii-277. L. 3.000.
Pesa ancora oggi sul Voltaire come, in genere, su tutta la storiografia illuministica il giudizio di essersi preclusa un'adeguata comprensione del medioevo. Il grand philosophe, mosso da presupposti razionalistici ed individualistici e avendo fatto del l'indaghi e storica un'arma nella guerra contro la religione, con disprezzo ammantato di volta in