Rassegna storica del Risorgimento

SALVATORELLI LUIGI
anno <1975>   pagina <73>
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AMICI SCOMPARSI
LUIGI SALVATORELLI
Il primo incontro con Lni risale al periodo che oggi si usa definire degli Anni Venti, nella casa di via Al b croni, su per giù quando Ernesto Buonaiuti nel farmi dono delle ne conferenze su L'essenza del Cristianesimo me le rendeva pre­ziose dedicandomele come pagine vissute in un'ora oscurissima .
Dei due primi classificati ned concorso di Storia del Cristianesimo del 1915 conoscevo -da tempo solo il primo; con Salvatorelli, legato da fraterna amicizia a don Ernesto, non avevo mai avuto alcun rapporto. Mio professore in quella disciplina era stato, nel lontano anno accademico 1912-1913, il terzo della terna, Umberto Fracassini, un veterano della esegesi biblica nelle file del clero ita­liano , come lo definirà Buonaiuti nella sua autobiografia spirituale II pellegrino di Roma, che prenderà il titolo da una recensione di Salvatorelli a La Chiesa romana.
Con lo studioso del quale Buonaiuti aveva esaltato la multiforme, fluida, sempre sagace ed equilibrata attività dovevo incontrarmi di nuovo nell'ultima dimora del tormentato maestro, in via Monte Faraone, quando con Morghen, Mis-siroli, Carabellese e Mario Niccoli, ero accorso nel doloroso pomeriggio del Sabato Santo del 1946 a chinarmi sulla sua salma.
La conoscenza con Salvatorelli nel frattempo era diventata amicizia sincera e affettuosa da quando, nel novembre 1944, Gaetano De Sanctis, nominato dal ministro Guido De Ruggiero commissario per la Giunta centrale per gli studi sto­rici, ci aveva voluti accanto a sé con Raffello Morghen, con Emilio Re, con Giovanni Ferretti nel Comitato consultivo per la sistemazione degli enti ai quali era stato preposto. E la parte svolta dall'amico scomparso il 3 novembre u.s. fu tra le più intelligenti e più efficaci, soprattutto nel difendere gli Istituti storici da assalti inconsulti e pretestuosi.
Fattosi socio vitalizio dell'Istituto il 14 marzo 1946 ed eletto onorario il 7 novembre 1958, fu non soltanto allora prezioso consigliere per assicurarne e migliorarne l'attività, partecipando ad alcuni dei più importanti Congressi, ai quali ha recato sempre rapporto della Sua dottrina e della Sua onestà di studioso, senza rinunciare, più di una volta, alla vivacità della Sua ben conosciuta vis pole­mica. Come quando nel XXXIII Congresso (Messina, settembre 1954), dedicato al tema Il problema religioso nel Risorgimento , non esitava a contraddire l'ami­cissimo Maturi, che aveva attribuito grande influenza ai Promessi Sposi manzo­niani nel riconciliare la causa del Risorgimento con quella della religione. Ne ** I Promessi Sposi *1 affermava di patriottismo non ce n'è niente o quasi niente. Parliamo chiaro: una delle caratteristiche del Manzoni è l'indifferentismo politico . E non esitava a ricordare che il capolavoro manzoniano era stato inter­pretato da varie parti ... come spegnitoio del sentimento risorgimentale di ribel­lione contro lo straniero .
Del Suo spirito polemico dava nuova e più vivace conferma nel XLI Con­gresso (Trento, ottobre 1963), del cui tema L'Italia e la prima guerra mondiale era stato incaricato di svolgere l'argomento * Neutralismo e interventismo . Chi vi ha assistito ricorda ancora l'aspra polemica che si accese su quella relazione. Pareva di essere tornati alla primavera del '15... La Sua onestà e la Sua sincerità