Rassegna storica del Risorgimento
SALVATORELLI LUIGI
anno
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1975
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pagina
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74
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74 Alberto M. Ghisalberti
non si smentirono neppure questa volta : io ho voluto soltanto portare terminava replicando ad Suoi oppositori un po' più di luce non per trinciar giudìzi morali, o politico-patriottici, ma semplicemente per chiarire meglio i fatti, per fare il mio compito di studioso di storia.
Non ritengo opportuno insistere particolarmente sull'opera di questo grande storico, in altre sedi e da ben più autorevoli studiosi degnamente rievocata. Poiché ho la fortuna di possedere quel profilo ragionato della Sua attività e della Sua personalità che, corretto di Sua mano, Egli mi fece avere, a mia richiesta, quando gli comunicai che la Commissione per il conferimento del Premio Marzotto nel quadro delle manifestazioni per il primo centenario dell'Unità d'Italia, riunitasi a Roma, aveva deciso all'unanimità di assegnarlo a Lui, lo pubblico come doveroso omaggio all'amico incomparabile e quale presentazione e commento autentici della Sua opera. Che non fu soltanto storiografica, ma etico-politica, e non ignorò mai insieme con la religione della libertà quella degli affetti. Come appare nella commossa dedica della Storia del Novecento: A Gina, amorosa e forte compagna della mia vita a Mario e Franco, allietanti i nostri tardi anni alla memoria di Annamaria primo fiore della nostra pianta precocemente divelto , e da molti momenti della Sua corrispondenza. Come, sia concesso ricordarlo, in una lettera del 29 dicembre 1966 da Napoli, per ringraziare due amici per il conforto arrecato al mio primo Natale di vedovo, che ha trovato pace e tranquillità di lavoro ma non serenità coerente al cielo... .
Lo storico del Cristianesimo e della nostra età, nel quale la passione politica esplose qualche volta con esasperato ardore, non esitava, in mutalo clima a ripensare e a meditare. Uscivamo una volta dalla casa di via santa Chiara di quel gran cieco veggente che era Gaetano De Sanctis e si stava parlando di recenti pubblicazioni di storia del Risorgimento quando, a un tratto, Salvatorelli si ferma e mi dice: Sai, quando ho scritto Casa Savoia nella storia oVItalìa ero ferocemente antimonarchico... . Dovevamo essere verso la fine del commissariato dell'autore della Storia dei Romani. Dieci anni dopo, nel primo capitolo di Unità d'Italia, poteva serenamente ammonire: Dalle commemorazioni del triennio fatidico 1859-61 emergono due grandi verità. La prima che è vana faziosità contrapporre gli uni agli altri i grandi conduttori dell'opera risorgimentale; o anche soltanto pretendere di misurare, con non si sa quale bilancia, la parte spettante a ciascuno. Mazzini, Cavour, Garibaldi, Vittorio Emanuele hanno compiuto ciascuno una parte delVopera necessaria: e l'hanno compiuta tutti si prenda ben atto di questo con lo spirito di chi poneva l'Italia innanzi e sopra tutto. E perciò tutti hanno concorso essenzialmente nel risultato finale; e ugualmente meritano di essere acclamati "Padri della Patria". Rievocare i loro successi e i loro contrasti per trarne conclusioni di politica odierna in senso monarchico o repubblicano, liberale o socialista, è risibile prima ancora che biasimevole .
E non meno significativa appariva a un vecchio allievo di Michele Rosi, uà maestro di tuti'altra formazione spirituale e storiografica, ma anch'egli amante della verità senza veli e della Patria senza aggettivi, l'affermazione successiva: 4.11 Risorgimento non è stato l'opera di una ristrettissima minoranza, agitantesi al di sopra di un popolo indifferente e ignaro, e quasi effettuante esperimenti in corpore vili. Minoranza, certo, quella che ha agito direttamente, pianificando se è lecito usare questo termine l'opera risorgimentale; ma in quanto ogni politica attiva, sistematica, è fatta dalla parte numericamente minore di un popolo, mentre la maggioranza adempie al compito quotidiano, senza cui la vita si arresterebbe. Entro questa minoranza politicamente attiva, i partecipanti all'opera