Rassegna storica del Risorgimento

SALVATORELLI LUIGI
anno <1975>   pagina <76>
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Alberto M. Ghisalberti
cattolicesimo moderno: risale a quel tempo la ìtfa prima concezione del paralle­lismo fra lo sviluppo della centralizzazione e dell9assolutismo papali e quello della laicizzazione della società e dello Stato: concezione esposta ex-professo venti anni più tardi in conferenze francesi a Ginevra (1935), raccolte e aggiornate dopo altri ventanni nel libro Chiesa e Stato dalla rivoluzione francese ad oggi (1955). Ri­mase invece incompiuto un ampio studio sul pensiero del giudaismo e del cristia­nesimo antico intorno allo Stato: che tuttavia riuscì a me utilissimo per appro­fondire i rapporti fra politica e religione.
L'influenza del razionalismo storicistico crociano non fu estranea a un mio accostamento ideale (senza legami di fatto) col nazionalismo italiano nei suoi primordi. L'esperienza della prima guerra mondiale e delle giornate di maggio (1915) me ne staccarono completamente; e alla fine della guerra mi trovai fermo in una posizione di democrazia liberale e sociale che non ho più abbandonato. Su questa base congiunta ai miei studi storici cominciai (1919) la mia attività sistematica di articolista politico, che nel corso di due anni mi condusse (1921) lasciando Vinsegnamento universitario appena cominciato alla condirezione polìtica de La Stampa di Torino e alla battaglia antifascista. Accantonai necessa­riamente gli studi personali storico-religiosi ultimo, per allora, il saggio in Athenacum su Le presunte affermazioni di primato della Chiesa romana nei primi tre secoli ; ma mantenni e consolidai la base storico-morale della battaglia poli­tica in Nazionalfascismo (1924) e Irrealtà nazionalista (1925).
L'espulsione fascista dal giornalismo mi riportò in pieno all'attività di stu dioso, senza intaccare il rapporto fecondo ormai stabilitosi fra lo storico e il poli­tico, per cui il primo orientava il secondo, e questi aiutava il primo a compren­dere, dal presente, il passato. Si unì, terzo elemento, la ripresa degli studi storico-religiosi, che ebbe anzi la prevalenza nei primi anni dopo l'uscita dalla Stampa. Essa si tradusse, sia in una revisione e ricostruzione dell'opera critica moderna intorno atte origini cristiane (Da Locke a ReitzensteinJ, sia in monografie su personaggi e momenti storico-religiosi di primo piano: Costantino il Grande, S. Benedetto e l'Italia del suo tempo, San Francesco d*Assisi. Rimase invece inter­rotta all'inizio (rimasto inedito), per circostanze materiali, una Storia religiosa d'Italia, della cui trama può dare un'idea il Profilo di nna storia religiosa d'Italia, presentato al congresso storico internazionale del 1950, ripetutamente stampato. Già questi temi storico-religiosi dicono come la mia opera del tempo fascista si andasse concentrando intorno alla storia d'Italia, intesa come storia di un popolo nelle sue diverse manifestazioni spirituali e nella sua millenaria continuità storica* L'affermazione di questa continuità, che già compare nel secondo capitolo del San Francesco, divenne una mia idea direttiva, e lo è oggi più che mai. Idea tradotta assai imperfettamente in pratica nelle opere degli anni trenta: Sommario della storia d'Italia, Italia medievale, Italia comunale.
Necessariamente io dovevo arrivare per questa via alla storia del Risorgi­mento; ma vi arrivai anche direttamente di un balzo, per così dire per ef­fetto della reazione ideale al fascismo, da me battezzato Antirisorgimento . Al­trettanto logico fu che, venendo a studiare il Risorgimento (Pensiero e Azione del Risorgimento, e numerosi saggi, per la maggior parte riuniti in tre raccolte), io lo vedessi essenzialmente come creazione culturale e morale, inquadrata in quella dell'Europa ottocentesca, con posizióne preminente nel quadro (accanto alle rivo­luzioni inglese, americana e francese va posta --ho scritto testé la rivoluzione italiana): posizione che risulta anche dalla mia monografia su La rivoluzione euro pea (184849).