Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1975>   pagina <80>
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Emilia Morelli
e Pietro Del Vecchio scrivono per il 1867, il primo sul soggiorno a Sinalunga, il secondo sulla fermata a Sigila. Alessandro Zaccherini si lamenta che si dica nato a Forlì il cap. Meloni, mentre era imolese. Altre correzioni arrivano da P. Razan di Caltanissetta, da Pietro Ferrari di Terni e da Stefano Ceretti. Ferdinando Di Giovanni, infine, rievoca, il 9 giugno 1883, alcuni episoli della battaglia di Milazzo.
A Guerzoni, invece, si rivolge Paolo Giacomo Zai nel 1878 per sapere se della colonna Zambianchi fecero parte anche uomini che non partirono da Quarto, ma si unirono agli altri a Piti gli ano. L'anno dopo, in seguito al decreto che concedeva una pensione anche ai reduci della Diversione, piovono le richie­ste di certificati da allegare alla domanda; sono di Luigi Cantoni, Bartolomeo Sangiorgi, Francesco Lodigiani, Cesare Biganzoli, Alessandro Piazza, Francesco Tarquini, che perora la causa di Raffaele Bassotti, Pietro Pecchioni, che scrive per Angelo Adorni, e Giovanni Torcellan, che, nel 1880, avverte che non è stata accettata la documentazione di Antonio Consolini. Subito dopo la morte di Gari­baldi, il 10 giugno 1882, il futuro storico della Diversione, Giovanni Pittaluga, domanda a Guerzoni se non è il caso che noi di Talamone facciamo qualche dimostrazione per il nostro amatissimo Duce e continua: È però vero, pur­troppo, che noi collettivamente non sdamo né carne, né pesce, e che l'ultima pa­rola pubblicamente detta sul conto nostro è stata quella del Fazzari, il fac-totum dell'ultimo. periodo di vita del generale, il fac-totum intorno alla sua tomba. Prima ci ha vituperati come dissidenti e fuggitivi davanti ai doganieri papalini, e poi, confutato dal Diritto, ribadì l'offesa e ci dichiarò mendicanti, invocando a prova la testimonianza del generale. Or questi non è più! Ahimé! e noi al lutto generale abbiamo in più il dubbio dell'onta . Finisce chiedendo la colla­borazione di Guerzoni perché si ottenga la correzione dell'elenco dei Mille. Non gli basta la medaglia che Palermo ha promesso anche ai reduci della colonna Z ambiando.
Per rimanere in campo garibaldino ricordiamo tre lettere di G. Brufel da Parigi che vuole arruolarsi volontario nel 1866 e una del francese Jules Kergo-mard che aveva combattuto con le camicie rosse nel 1860 e il 17 maggio 1868 si rammarica di non aver potuto partecipare allo scontro di Mentana avec vous.
La scomparsa di Garibaldi costringe Guerzoni a un tour de force come scrittore e come conferenziere. Non sempre tutti furono contenti delle sue parole. Ricordiamo, per esempio, Maria Rossetti che da Padova, il 25 giugno 1882, dopo gli elogi di circostanza, aggiunge: Nel punto ove Lei accenna al memo­rabile " Obbedisco " pronunciato dal valoroso Eroe nel Tirolo metta invece, La supplico, Trentino. H mio povero Paese è pur troppo ora quasi dimenticato, ma almeno non sia chiamato Tirolol
Nel resto d'Italia, al nome di Tirolo, non si dà forse nessuna importanza, ma per noi Trentini, suona assai male, è un nome odioso e fa a noi molto dispia­cere esser chiamati Tirolesi, in luogo di Trentini . Che non ci fosse nessuna intenzione, diciamo così, anti irredentista nell'uso di quel termine geografico lo dimostra il pronto aderire di Guerzoni all'iniziativa di Giacomo Venezian (che cadrà sul Carso nel 1915), il quale, infatti, gli risponde con questa lettera:
Bologna, 7 giugno 1882 Illustre Signore,
Grazie per Trieste! Trieste non può disperare del suo avvenire fino a che palpita il cuore dei soldati di Garibaldi. Nelle grandi sventure c'è questo