Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1975>   pagina <85>
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Libri e periodici 85
giosa, dibattuta in termini strettamente teologici; quindi, anche se ad un livello sovente semplificato, era la teologia che doveva impostare il dibattito nel clero, ottenerne rade-sione e produrre, infine, la propaganda per le masse popolari: soltanto dopo il 1820 il nuovo clero, formato nell'età napoleonica, si sente più solidamente 'romano' e comincia ad avere maggiore dimestichezza se non con nuovi problemi almeno con una nuova termi­nologia; ed allora le dispute teologiche perdono, in gran parte, ogni collegamento imme­diato con il tema della * società civile ' .
La ricerca di Pignatelli muove e si dirama dal gruppo redazionale del Giornale eccle­siastico di Roma, il primo periodico che sia stato il portavoce, almeno ufficioso, della Curia romana, osservandone fedelmente le direttive per circa tredici anni (1785-1798) . Questa scelta del nucleo centrale intorno al quale organizzare il proprio lavoro appare ai-Fautore tanto più giustificata, in quanto i giudizi del periodico romano sulla pubblici­stica religiosa filopapale e an ti romana o su quella ' laica ' illuministica sono considerati ima eco, da accogliere con sicurezza, dell'orientamento della Santa Sede, e spesso una cri­tica radicalmente negativa pubblicata su di esso precede di poco una condanna della con­gregazione dell'Indice o del S. Uffizio: l'autorevolezza del foglio cattolico, più che dalla ostentata approvazione del Maestro del Sacro Palazzo, è garantita dal tono fermo, reciso, equilibrato nelle materie teologiche che gli è consueto, e che conquista la maggioranza del clero, preoccupando fortemente i dissidenti in campo religioso .
Sulla scorta di una documentazione inedita ricchissima e sapientemente utilizzata, e grazie ad una conoscenza vasta quanto approfondita della pubblicistica coeva, anche mi­nore, il Pignatelli è pienamente riuscito, sia pure con qualche prolissità che avrebbe potuto essere utilmente sfrondata, a delineare il suo tema in modo non solo esauriente, ma con uno spessore storiografico in cui l'elemento biografico sorretto da una penetrante analisi psicologica, le grandi linee come le più lievi increspature del dibattito politico-religioso, la trama sottostante degli avvenimenti che con ritmo sempre più serrato coinvolgevano anche la Chiesa nella grande crisi europea, s'intrecciano per ricomporsi alla fine in un quadro sufficientemente organico e unitario.
Sottolineato con particolare rilievo, nel corso dell'opera, risulta il formidabile contributo dato dalla pubblicistica cattolica filocuriale della fine del '700 alla creazione di un compatto fronte favorevole al trionfo della supremazia del Pontefice nella Chiesa; anzi, precisa l'autore, ce proprio la veemenza polemica di certe affermazioni che andavano al di là della loro base dottrinale impressionò talmente l'opinione pubblica, sì da predi-sporla in pochi anni all'accettazione pratica dell'assolutismo papale che in teoria fu sol­tanto più tardi coerentemente sostenuto .
Nella preoccupazione costante e primaria di preservare o rinsaldare la compattezza del fronte cattolico dinanzi ai nuovi pericoli, dottrinali e politici e questi ultimi pro­venienti dal riformismo regalista dei sovrani non meno che dalla successiva ondata rivo­luzionaria che minacciavano la Chiesa di Roma, il Giornale ecclesiastico tendeva infatti a sfumare il tono dei suoi attacchi condotti sul piano strettamente teologico, per concentrare invece la sua polemica intransigente ed il suo rigore critico contro quelle correnti e quelle impostazioni che miravano, più o meno consapevolmente, a minare il sistema della gerar­chia ecclesiastica ed a scalzare il primato pontificio. Sintomatico, a questo riguardo, il fatto che la pubblicistica filocuriale dell'ultimo decennio del secolo, pur di fronte al fatto nuovo e sconvolgente della Rivoluzione francese, continuasse ad essere, prim'ancora che contro-rivoluzionaria, an ti riformista. Né c'è troppo da meravigliarsene, una volta che si consideri quanto recenti e brucianti fossero le esperienze subite dalla Chiesa nei suoi rapporti con il giurisdizionalismo delle corti europee. Commenta al riguardo Pignatelli: a A Roma, infatti, non si vuole un ritorno alle condizioni precedenti all' '89, né si riesce a trovare nel pas­sato prossimo un momento ideale da riproporre per le migliori fortune della Chiesa catto­lica: troppo spiacevole è il ricordo delle continue ingerenze dei principi, troppo amara , per quanto riguardava la Francia stessa l'eredità delle libertà gallicane: talvolta ap­pare forse un mitico richiamo al periodo di Costantino il Grande, nel vagheggiamento di un impero teocratico in cui la potestà civile sia fedele ancella della Chiesa; ma il futuro che si auspica è qualcosa che non deve riprodurre del lutto il passalo, anche se deve rea­lizzarsi nella forma dello Stato assoluto.