Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1975
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pagina
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87
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Libri e periodici
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Non è possibile che i congregati possano opinare in favore di Marat non solo per sostenerlo sul trono di Napoli, ma ancora per desiderare la dilatazione delle sue forze. Bisogna convincersi che Murat, se giungerà il momento che possa alzare la testa, ha le mire identiche di Napoleone, e se egli avesse le stesse forze in quantità e qualità, avrebbe le medesime inclinazioni di far sospirare l'Europa (p. 140). È da dire infine che proprio nei giorni in cui meglio si delineavano a Vienna gli atteggiamenti delle grandi potenze e le possibili azioni in Italia contro Murat (pp. 154, 167, 195, 198), la notizia della fuga di Napoleone dall'Elba (pp. 221, 230), la pressione ai confini tra Stato pontificio e Napoletano, la decisione del pontefice di abbandonare Roma in caso di invasione, la dichiaratone antinapoleonica delle potenze (p. 273) sottolineano l'aggravarsi della crisi europea con le prospettive di guerra contro Napoleone. In tal senso, a parte i preparativi per la partenza del papa (pp. 289, 309) o l'intervento austriaco in Italia, interessano l'autorizzazione al Consalvi per aderire alla federazione antinapoleonica e la riacquistata certezza del recupero delle Legazioni (p. 314). In realtà, le condizioni di tale cessione (Legazioni date e non restituite) non potevano che suscitare perplessità e nmmvmn nell'animo del Consalvi sia per la sostanza della questione, sia per il decoro del papa, sia infine perché la struttura politico-amministrativa delle Legazioni non poteva essere regolata diversamente dalle altre province, senza provocare richieste analoghe e risentimenti, oc Si vuole in sostanza dare (non rendere) le Legazioni al Papa sotto delle condizioni che, nella sostanza se non nelle parole, importano un governo costituzionale. Non solamente si vogliono assicurare e garantire tutte le proprietà provenienti dai beni nazionali (cosa inevitabile in qualunque ipotesi), ma si vuole assicurare e garantire la libertà personale, dimodoché non si possa far arrestare né procedere contro nessuno senza certe forme e vincoli. Si vuole che le imposizioni non si possano mettere senza che siano consentite e risolute da alcuni corpi, che in fondo verranno ad essere Stati, benché chiamati con altri nomi. Si vuole che se ne prelevi per il governo una somma come una lista civile, e il resto non possa erogarsi che per i bisogni del paese. Si vuole che siano impiegati nel governo i secolari, ed altre cose simili. VJE. può imaginare come io sia rimasto a tale notizia, ch'è sicura, essendosi già comesso a qualcuno di mettere in carta i suddetti ed altri articoli (pp. 360-361).
D'altro lato l'amarezza e le preoccupazioni del Consalvi per i continui rinvìi della questione pontificia al Congresso (pp. 427, 572) si nutrivano anche degli ce errori commessi in Roma, della linea da tenere alla conclusione del Congresso (pp. 458, 493), mentre pareva che gli Austriaci, dopo la lotta con Murat, non volessero restituire le Marche alla S. Sede (pp. 532, 569, 584). Se gli abusi e l'insolente e predatorio comportamento degli Austriaci potevano essere considerati come un fatto congiunto con le vicende della guerra, ben più rilevanti dovevano apparire al Consalvi e al Pacca la oc presenza austriaca a Ferrara e a Cornacchie (pp. 586, 590), la rinunzia a Benevento e Pontecorvo, la perdita di Avignone. Ma con queste tergiversazioni e alterne notizie si era ormai alle ultime battute del Congresso, il cui esito dopo tanto battagliare e fra gli estremi scogli superati doveva suscitare l'entusiasmo a Roma per l'azione viennese del Consalvi (pp. 635, 667): un'epoca veramente si concludeva cosi, pur lasciando una eredità di risentimenti e di problemi. Per superare i quali, fondamentale era il comportamento delle autorità nella fase iniziale: Bisogna riflettere assai seriamente (ammoniva profeticamente il Consalvi), che i primi passi che si faranno per parte del Governo, sono assolutamente della massima importanza per la conservazione di paesi di tanta importanza, e possono decidere della loro successiva sorte, onde bisogna badare assai, assai, assai, di non far dei passi falsi (p. 673).
RENATO GIUSTI
FRANCO DELLA PEBUTA, Mazzini e i rivoluzionari italiani. Ti partito d'azione 1830-1845; Milano, Feltrinelli, 1974, in 8, pp. 469. L. 6.000.
La nuova indagine di Franco Della Peruta per un lato ai salda alla sua opera di sedici pnni fa / democratici e la rivoluzione italiana (Dibattiti ideali e contrasti politici aU l'indomani del 1848), riguardante il periodo 1849-53, risalendo a ritroso nei decenni sem-