Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1975>   pagina <88>
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Libri e periodici
pre nel filone dei rapporti tra Mazzini e gli altri rivoluzionari, usciti dalla sua scuola e pas­sati con frequenza su posizioni critiche nei suoi confronti; per un altro verso essa colma una lacuna giustamente segnalata dallo stesso autore nel settore da lui curato della Biblio­grafia dell'età del Risorgimento,l) cioè la carenza di opere organiche sulla penetrazione e I attività della Giovine Italia all'interno del paese, nei vari Stati italiani e nelle varie regioni. La biografia spirituale e politica di Mazzini, cui è specificamente dedicato il primo capitolo, procede in connessione con le vicende delle sue creazioni, la Giovine Italia e la Giovine Europa, con la loro crisi, foriera di nuove iniziative democratiche, con la formazione della seconda Gì ovine Italia, in parte dovuta a questi stimoli, e con gli albori del movimento moderato: si ha così la ricostruzione genetica non solo delle idee di Mazzini in rapporto alle influenze e alle situazioni in cui sono scaturite, ma di tutta la corrente democratica di origine mazziniana, con una folta costellazione di personalità minori, in parte recanti la sua impronta ideologica, diramanti e ripetenti a vari livelli il suo apostolato, ed in parte differenziate da lui, nel cammino della vita e della lotta, su una serie ricorrente di posi­zioni critiche, di natura ideologica e di natura strategica.
L'influsso del maestro sulla folla dei seguaci e l'unitaria corrispondenza tra la perso­nalità centrale e quelle minori appaiono naturalmente più pronunciati nel periodo d'entu­siastica diffusione della Giovine Italia, prima dei tragici insuccessi, che aprirono l'adito ai ripensamenti.
Cominciava quindi per Mazzini uno sforzo di tenuta e di rilancio della presa sul movi­mento democratico, reso tanto più difficile dalla mancanza della struttura organizzativa, scompaginata dalla repressione, dalla maturazione di altri esponenti, fautori di diverse stra­tegie (specialmente Nicola Fabrizi con la tesi dell'iniziativa insurrezionale meridionale) e dall'influenza di altre ideologie, sorgenti alla sua sinistra ed alla sua destra, con orienta­menti socialistici-materialisti o fusionistici-moderati.2)
Talora, poi, le diverse motivazioni polemiche venivano ad accavallarsi in un intreccio piuttosto contradittorio di rilievi e di proposte, come mi sembra nel caso di Ricciardi,3) il cui fulcro, a ben guardare, era l'insofferenza verso la guida di Mazzini. Questi, con la sua instancabile tenacia, che fu indubbiamente una componente della sua genialità, tornò ogni volta a riproporsi, ad imporsi, a ricuperare, sia pure in misura diversa, con appelli accorati, accostamenti capillari, Iodi e rampogne, sforzi organizzativi, il suo ascendente e la funzione, se non direttiva, almeno propulsiva di punto di riferimento della democrazia risorgimentale.
In piena coerenza col titolo, l'opera segue tutto il complesso dei rapporti tra Maz­zini e i rivoluzionari italiani (comprendendo, in fondo, con questo termine, pure i patrioti avviati su posizioni moderate, in senso lato anch'essi rivoluzionari rispetto all'ordine esi­stente), con quest'oscillare tra aumento e diminuzione della presa.
I due maggiori pregi sono la ricca analisi per zone, che offre una vera geografia della Giovine Italia e dei fermenti democratici della prima metà dell'Ottocento, condotta in buona parte su fonti poliziesche e giudiziarie, e l'altrettanto ricca analisi della pubblicistica e della letteratura politica democratica (ma anche moderata, se non altro per i confronti), che si connette col lavoro svolto dall'autore nel 69 volume della collana La letteratura ita­liana (Storia e testi), edita da Ricciardi. Il quadro geografico, che è insieme anche socio­logico (perché lumeggia gli ambienti sociali delle adesioni), valorizza gli apporti democra-
') / democratici dalla Restaurazione all'unità, in Bibliografia dell'età del Risorgi­mento in onore dì Alberto M. Ghisalberti, voi. I, Firenze, 1971, pp. 245-346. L'osservazione è precisamente a p. 250.
2) Per fusionistici non s'intende in questa fase il movimento annessionistico al Regno sabaudo ma un orientamento unitario, di generica volontà risorgimentale, con correnti costi tuzion ali-m oderà te.
3) Non si vede come l'acceso radicalismo antipapale del Ricciardi (che avrebbe voluto non solo abolire il potere temporale ma allontanare i pontefici dall'Italia) avrebbe potuto conciliarsi con elementi moderati in quel largo e rappresentativo fronte dell'emigrazione, ohe in polemica con Mazzini egli intendeva costituire.