Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1975>   pagina <89>
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Libri e periodici 89
tico-mazziniani di regioni comunemente ritenute poco permeate dalle idee e dalla propa­ganda di Giuseppe Mazzini.
La documentata valorizzazione dell'apporto toscano tende, in proposito, a modificare la diffusa immagine idillico-moderata circa requilibrio politico-sociale del Granducato e dirò che mi ha personalmente fornito il background per intendere la giovanile adesione maz­ziniana di un personaggio toscano, di cui mi sono recentemente occupato.4)
Per Roma il relativo ritardo e le difficoltà di diffusione della Giovine Italia vengono precipuamente spiegati con la considerevole presenza della Carboneria, con cui l'associa­zione mazziniana dovette convivere in una sorta di simbiosi settaria (peraltro abbastanza proficua), attraverso la pratica della duplice affiliazione, già attuata nella primissima fase e su altro terreno con gli Apofasimeni del Bianco. Incompleta appare l'analisi delle pro­vince laziali, per le quali si può qui segnalare l'agitazione viterbese durante l'epidemia colerica del 1837, imputata dalle autorità pontificie ad elementi mazziniani e seguita da gravissime condanne,5) e l'attività di Eugenio Brizi a Velletri.6)
Nell'indagine sul Mezzogiorno Della Peruta conferma la gracile limitatezza del movi­mento mazziniano, ma ne apprezza la duttilità, che gli ha consentito di stabilire contatti e di impiantare nuclei (riccamente documentati ed esposti), nel rispetto delle diverse tradi­zioni cospirative e del precedente tessuto settario. Egli, inoltre, ravvisa un indiretto influsso mazziniano sul Musolino, non nel senso ideologico, che diversa fu la formazione (raziona-listico-ulopistica con un sentore buonarrotiano) del patriota calabrese, ma nel senso del­l'impulso all'azione organizzativa con la scelta, non casuale, di un nome simile ed anzi derivato da quello della Giovine Italia (i Figliuoli della Giovine Italia). H Mezzogiorno non era comunque per Mazzini il terreno adatto per l'inizio dell'attacco all'assetto italiano della Restaurazione e la questione dell'iniziativa insurrezionale meridionale costituì una delle controversie con altri democratici, non solo e non tanto meridionali, a cominciare dal Fa­brizia)
L'itinerario del fallimento della Giovine Italia e l'illustrazione dell'ampio ventaglio di critiche rivolte a Mazzini da tanti avversari e seguaci via via allontanatisi non inficiano la positiva valutazione politica di fondo che l'autore ha dato dell'opera mazziniana, lodata soprattutto per aver segnato il passaggio dalla struttura settaria a quella partitica. Questo merito saliente, già delineato da Della Peruta al congresso genovese di storia del Risorgi­mento del 1972, coglie alcuni aspetti essenziali del salto qualitativo.8)
4) Si tratta di Giacomo di Gastelnuovo: v. Rassegna storica del Risorgimento, 1973, pp. 376-418.
5) Vi furono quattro sentenze capitali, commutate nel carcere perpetuo, e sette a lunghe pene detentive. Era delegato di Viterbo Giacomo AntoneHi. Si veda G. SIGNORELLI, Viterbo dal 1789 al 1870, Viterbo, 1914, p. 373. Della Peruta ricorda questa città per vicende cospirative del 1839-'40.
6) Si veda la voce Rrvà Eugenio in Dizionario Biografico degli Italiani, voi. XIV, pp. 363-365.
7) Un altro emiliano incline all'iniziativa insurrezionale del Sud fu Giuseppe Budini, presentato dallo stesso Della Peruta nel voi. 69 de La letteratura italiana. Storia e testi, ediz. Ricciardi, ed appena accennato nel presente volume.
8) Quali connotati del partito, rispetto alle impostazioni settarie, Della Peruta indica il programma pubblico e ben definito, l'adesione individuale sulla base dell'accettazione del programma, la struttura articolata con semplicità di criteri ma in modo coeso dal centro alla periferia, la ramificazione estesa a larghissime sezioni del territorio nazionale, il sistema di autofinanziamento incentrato sulle quote individuali e sulle sottoscrizioni; il lavoro di propaganda svolto con la diffusione di una vasta gamma di stampati a tutti i livelli.
In vero la giovanile stesura ideologico-politica e, direi, passionale-culturale di pre­messe partitiche spiega la ripresa in diversi tempi, al di là di tutti gli smacchi e dei san­guinosi crolli organizzativi, del programma mazziniano nella storia del Risorgimento e l'eredità lasciata ad un partito nel senso pieno della parola, sorto nella compagine nazionale e perpetuato con una continuità, che affonda in quegli albori le sue radici.