Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1975>   pagina <91>
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Libri periadici 91
europeo e vorrebbe destare l'interesse degli stranieri; sa di non poter chiedere e non si aspetta di ottenerlo aiuto militare contro l'Austria, ma spera, attraverso l'opinione pub­blica, di potere ottenere un sostegno politico e diplomatico. Vuole presentare il suo pro­gramma in maniera che i punti essenziali risultino chiari e immediatamente, in contrap­posizione con l'avventato, rivoluzionario, pericoloso Mazzini. Mira a rassicurare. (...) Sem­bra, in complesso, che egli si voglia presentare come un futuro capo di governo o di Stato, moderato e riformatore insieme: industrie, commercio, ferrovie e navigazione a vapore, lavoro, scuole, educazione culturale e civica, daranno secondo lui un certo benessere al po­polo, così da frenare gli impulsi rivoluzionari o anche reazionari. Mamiani si fa avanti in tal modo come il capo dei moderati esuli in Francia; e per un certo periodo lo sarà (p. 32). Predominante era nel Pesarese l'idea che fosse necessaria per il risorgimento d'Italia l'eie* razione delle masse popolari attraverso l'istruzione, benché egli fosse persuaso (con un ti­more che tante volte era già stato espresso negli ambienti clericali più retrivi) che la nuda istruzione è strumento cosi del bene come del male, e più rado forse del primo che del secondo . Il mezzo per superare questo pericolo (il male costituito dalla consape­volezza della propria miseria) era per il Mamiani quello tradizionale, il freno religioso, che doveva però essere non lo stantio cattolicesimo papale reo di avere insegnato <c l'obbe­dienza passiva, la perfezione dei soliiarj e una muta e indolente rassegnazione , ma la nuova religione civile , oc quella... che insieme con le virtù private insegna ed inculca le pubbliche, santifica tutte l'opere volte ad ajutare il progredimento sociale, e chiama il Vangelo codice eterno e divino di libertà e di fratellanza (p. 109). Molto opportunamente la Pincherle ha chiarito, seguendo il dibattito epistolare avvenuto tra il Mamiani e il Gio­berti negli anni 1840-41 (pp. 33-39), i termini entro cui il Pesarese intendeva realizzare il suo disegno di riforma religiosa. Convinto che questa non potesse sorgere dall'interno di una chiesa ormai corrotta come quella romana, il Mamiani, pur dichiarando di voler salvare il dogma, tendeva a staccarsi notevolmente dal cattolicesimo e soprattutto a negare l'istituzione ecclesiastica. Nell'additare gli esempi del a vecchio spirito religioso italiano in Dante, Savonarola e Sarpi, egli esaltava gli aspetti anticuriali della loro azione, trascurando un'ana­lisi precisa del loro ce credo . Profondamente lontano dalle idee giobertiane, il Mamiani finiva per riproporre, nelle vesti di un cattolicesimo redivivo, un teismo fondato su un evangelismo di indennità realizzazione; dalle sue affermazioni si trae l'impressione che la religione civile abbia avuto alle origini un'esigenza in parte strumentale, meno reli­giosa che politica: giustamente la Pincherle conclude che egli non è teologo, ha un pro­gramma politico soprattutto.
Tornato in patria nel 1847, il Mamiani, influenzato dai contatti avuti con i mode­rati subalpini e di fronte ai problemi sorti insieme con le prime esperienze costituzionali italiane all'inizio del '48, rafforzava i propri convincimenti politici, approfondendo il solco che lo divideva dai democratici. Nella Lettera ad Antonio Crocco, intorno agli ultimi casi di Francia, scritta a Firenze il 10 marzo 1848, poco prima del suo ritorno a Roma ove avrebbe partecipato attivamente alla vita politica ricoprendo anche cariche di governo, egli è soprattutto preoccupato che l'Italia possa seguire l'esempio francese provocando con ciò un intervento austriaco: chiunque pensi a mutar la natura degl'istituti e imitare le nuove forme politiche altrove comparse, fa opera pessima, e di turbolento e reo cittadino (...). A tutti gl'Italiani incombe oggi un medesimo debito; fuggire le novità che ci disordinano e ci disuniscono. Abbiam guadagnato pur tanto di libertà, quanto bisognava per dar do­minio sicuro all'universale opinione, e proseguire ordinatamente di migliorazionc in miglio-razione, sino a vedere attuato appresso di noi tutto il più scelto, il più liberale ed il più pro­ficuo delle odierne istituzioni ... (pp. 179-180). E quasi un anno dopo, nel discorso pro­nunciato all'Assemblea Costituente Romana l'8 febbraio 1849, si batteva contro la dichia­razione di decadenza del potere temporale dei papi e contro la proclamazione della Repub­blica: un tale mutamento istituzionale avrebbe provocato, secondo lui, una dura reazione militare dell'Austria contro cui l'Italia non avrebbe potuto opporre quegli eserciti rivolu­zionari che la Francia giacobina era stala in grado di schierare dopo la deposizione di Luigi XVI: e ciò che la Rivoluzione Francese à raccolto di veramente fruttifero ed utile alle classi inferiori, è pressoché in intero accettato e praticato oggi dalle Nazioni più colte