Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1975
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94
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Libri e periodici
sato dalla malattia di Anzani. È certamente fra le cose più interessanti offerte da questo Epistolario seguire lettera dopo lettera il succedersi di questi stati d'animo, la a smania d'azione che lo pervade subitamente alla notizia che finalmente si può fare qualcosa per ritalia.
Abbiamo accennato in precedenza ai versi scritti da Garibaldi e ciò ci porta a considerare un lato spesso dimenticato della sua personalità, ovvero le sue esperienze culturali. Ha scrìtto, oltre alle Memorie, tre romanzi abbastanza conosciuti e studiati, ma ha scrìtto anche e la cosa è invece poco nota versi in italiano e in francese dove evidente appare l'influenza di Dante, Tasso e, soprattutto, di Foscolo, suo poeta preferito. Garibaldi scrìveva o leggeva in cinque lingue ed è abbastanza frequente nell'Epistolario trovare lettere dello stesso giorno scrìtte in italiano, francese, spagnolo e portoghese (l'inglese era la lingua da lui meno conosciuta e, pur leggendolo correntemente, aveva poi bisogno di aiuto nelle risposte, almeno per quanto riguarda il perìodo americano ).
Queste notizie ci consentono dunque di parlare di una cultura di Garibaldi maggiore di quanto sia apparso finora e certamente superiore a quella di molti degli uomini che gli furono intorno nel corso della sua vita.
Questi sono solo esempi, e molti altri se ne potrebbero fare: crediamo che questo volume, assieme agli altri che seguiranno, possa aprire la strada ad un lavoro biografico ormai non solo possibile, ma diremmo necessario, che si ponga l'obiettivo di esaminare più da vicino l'cc Eroe dei Due Mondi , con la sua ricca personalità ancora per molti versi da scoprire.
ROMANO UGOLINI
CARLO GHISALBERTI, Storia costituzionale d'Italia 2849-1948; Bari, Laterza, 1974, in 8", pp. XHI-460. L. 6.000.
Che un lavoro di questo genere fosse lungamente atteso, non credo ci possano essere dubbi. Da tempo, infatti, era sentita dagli studiosi l'esigenza di sostituire alla vecchia Storia costituzionale del Regno d'Italia (del 1898!), un lavoro nuovo, con una metodologia nuova; un lavoro cioè che non fosse una generica storia politico-parlamentare, limite dell'opera citata dell'Arangio-Ruiz, ma una vera e propria storia politico-giurìdica, vista sotto il profilo dell'evoluzione istituzionale. E il pregevole volume del Maranini (Storia del potere in Italia (1848*1967), Firenze, 1967), che per certi aspetti si avvicina ad un lavoro di storia costituzionale, non aveva fatto che sottolineare ancor più questa manchevolezza della storiografia sulle istituzioni. Abbiamo dunque dovuto attendere più di tre quarti di secolo per avere finalmente una storia costituzionale d'Italia. Perché questo? Senza dubbio la difficoltà del tema da trattare era tale da rendere impervio il cammino all'autore che si fosse accinto all'impresa, per il cui compimento non avrebbe fra l'altro potuto giovarsi che di pochi studi parziali di un certo valore. E un altro grosso ostacolo consisteva nella ricerca del metodo con il quale impostare l'opera; in sostanza, mancando utili punti di riferimento, si trattava di a creare tutto ex novo.
In questo senso ci pare giusto che questo lavoro non sia stato affidato ad una équipe di studiosi, il che avrebbe aggiunto le difficoltà dell'impostazione della ricerca d'equipe, in Italia ben lungi dall'essere sperimentata, e sarebbe stato più difficile raggiungere la sicurezza dell'impostazione, l'unitarietà della trattazione e la felicità della sintesi che ritroviamo nel* l'opera di cui qui si tratta. Dopo aver guardato, in una prospettiva europea, al lento cammino della borghesia italiana verso gli organi motori degli Stati, in parallelo con l'evoluzione dell'idea costituzionale dalla fine del Settecento agli albori del 1848, l'A. si sofferma in particolare ad esaminare la vittoria dell'esigenza statutaria sulle rovine del fallimento delle Consulte di Stato. Nel 1848 crollava il mito della monarchia consultiva e si affermava