Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1975
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96
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Libri e periodici
fonda conoscenza delle carte del a suo archivio viennese rammenta gli scritti di Engel-Janosi, di Filipuzzi e suoi, ed altre edizioni documentarie concernenti i rapporti tra i due paesi, e traccia infine una rapida sintesi dei problemi più rilevanti del periodo in esame. A noi basterà richiamare l'attenzione del lettore su qualche momento più significativo, o meno noto, al fine di sottolineare, ad es., la discordanza tra la politica austriaca e quella francese, l'azione della diplomazia pontificia, le ripercussioni a livello diplomatico delle vicende belliche durante la vita della Repubblica romana ecc. È da dire che, se per larga parte del '48 era venuta a mancare una regolare corrispondenza diplomatica per la partenza dell'ambasciatore conte Liitzow da Roma, per l'anno seguente a parte i dispacci del Redmond da Napoli o del console austriaco Palomba da Civitavecchia una documentazione di primo ordine è nelle istruzioni e nei dispacci del principe di Schwarzenberg e nelle lettere del conte Esterhàzy in missione a Gaeta per la conferenza tra le potenze favorevoli all'intervento, a sostegno del pontefice, e all'eliminazione della Repubblica romana. Ma di ciò a suo tempo.
Se i primi dispacci riguardano la cronaca di Roma verso la metà di novembre, la fuga del papa a Gaeta, la protesta di Pio IX e la scomunica contro il governo romano (pp. 21, 24, 43), solo qualche tempo più tardi si pone in termini concreti il problema della restaurazione del potere temporale nel quadro della questione italiana sia per la collaborazione o meno delle potenze cattoliche, sia per un'azione concordata tra Austria e Francia (pp. 47, 67): l'arrivo a Gaeta del conte Esterhàzy stabiliva le premesse dell'intervento austriaco, chiesto formalmente da Pio IX al governo imperiale (pp. 77, 84). I presupposti per un intervento attivo si ebbero solo dopo la repressione della rivoluzione a Vienna e dopo la vittoria di Radetzky nell'Italia settentrionale. Dopo il consolidamento del nuovo governo il principe Schwarzenberg, nonostante i molti problemi non ancora risolti, fra cui il più scottante era la rivoluzione in Ungheria, potè cominciare a ricostruire la posizione di grande potenza dell'Austria; in questo rientrava la restaurazione del predominio austriaco in Italia, per cui assumeva una grande importanza il rapporto con la Curia (p. xi). Nella situazione italiana, difficile per gli avvenimenti politici in Toscana, la fuga del granduca (pp. 91, 117) e l'intervento austriaco (p. 134), per la denuncia dell'armistizio, la ripresa delle operazioni belliche in Piemonte e per le poco soddisfacenti condizioni del regno delle Due Sicilie, la liberazione dello Stato pontificio si poneva come problema internazionale assai complesso, sia sotto il profilo diplomatico (opponendosi l'Austria all'intervento isolato richiesto dal papa) sia sotto il profilo militare (essendo insufficienti le truppe napoletane e spagnole ai finì di un intervento efficace; pp. 128, 138, 149); la conferenza di Gaeta avrebbe potuto sbloccare la situazione.
Mentre le trattative per un comune intervento armato, le proposte francesi e l'opposizione austriaca (pp. 157, 174 e sgg.) si intrecciavano con le notizie dello sbarco a Civitavecchia ed i primi scontri (pp. 186, 196), con la avanzata e la sconfitta napoletana presso Velletri (pp. 206, 220) con l'intervento austriaco in Toscana e nelle Legazioni ecc., a Gaeta in realtà due <c soluzioni 9 si contrapponevano: da parte francese si voleva la restaurazione papale insieme con ampie riforme liberali nell'amministrazione pontificia; da parte austriaca si guardava con sospetto a tali pretese francesi, e si invocava invece la più completa libertà d'azione per il papa (pp. 234, 247 e sgg.), con le argomentazioni del principe Schwarzenberg ad Esterhàzy, in data 31 maggio 1849: L'nttitudc de l'Autriche dans cette question est nettement dessinée. En se rendant à l'appel du Saint-Pere, l'Empereur a rempli un devoir, toni cornine il a exercé un droit apparlenant à tout souverain, en prenant des mesures effi-caces pour préserver BCS Etats de la contagion de l'anarchie flagrante qui désolait le pays limitrophe. Plein de con/lance dans le vues généreuses du Saint-Pere, l'Empereur est persuade qu'il consacrerà tous ses soins à procurar à scs sujcts les bienfaits d'un regime juste et éclairé et la jouissance do toutes les li ber tés politiques compatibles avec l'ordre. L'Empereur. au contrarie, ne s'assoderà jamais à des projets tendant à enchainer l'indépendance da Saint-Pére, que ses troupe sont accourues pour protéger. L'Espagnc et Naples partageant à ce su jet no tre point de vue, 1'appui de ces troia Puissances offre à la cause de Saint-Siègc