Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1975>   pagina <98>
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Libri e periodici
ralista intesa sia a tutelare che a lasciare liberi di realizzarsi pienamente i diritti civili in cui consiste la libertà ; la seconda fondata sulla ce volontà generale , sulla <c eguaglianza materiale dei diritti (p. 12). Ma, secondo l'autore, il fondamento di classe di questi diversi atteggiamenti ideologici fu, dalla rivoluzione in poi, univoco: i gruppi del vasto arco bor­ghese compreso tra i ceti dei nuovi potentiores... e gli strati più popolari avrebbero dato vita ad una serie di posizioni più orientate verso il polo liberale o verso quello democratico a seconda delle varie situazioni o condizionamenti in cui avrebbero agito (p. 14).
Ritornando all'Italia, Galasso rileva che il pensiero democratico, passato il triennio giacobino, subisce la pausa di un trentennio, fino al rinnovamento operato da Mazzini, nel cui pensiero democratico-sociale l'autore coglie certi riflessi dell'esperienza giacobina. E, a questo proposito, è necessario fare subito riferimento ai tre saggi sull'apostolo genovese (Guida a Mazzini, H pensiero sociale di Mazzini e la a filosofia politica di Mazzini) per precisare come Galasso tenga a sottolineare l'esistenza di un Mazzini <c teorico della de­mocrazia e, nel significato più largo della parola, del socialismo (p. 59) accanto ad un più noto e, senza dubbio, prevalente teorico della nazionalità. Un socialismo, naturalmente, che non aveva niente a che fare con l'odierna accezione classista del termine, ma che affondava le radici nel rifiuto della teoria giusnaturalistica del diritto ed approdava ad una visione solidaristica, unitaristica dell'organizzazione sociale.
Questa visione romantica, organicistica del popolo e della nazione finiva per escludere o prescindere dal pluralismo come condizione di libertà, a favore del fondamento fideistico della libertà individuale o degli Stati. La dimensione morale era posta quale condizione fon­damentale perché la libertà operasse, pur col supporto di certe strutture istituzionali ed eco­nomiche. E mi pare che già questa premessa lasci intravedere come in Mazzini la scienza dei mezzi necessari per costruire una società democratica fosse del tutto subordinata alla a scienza dei fini . E su questo punto emerge una netta linea di differenziazione rispetto alle nuove tendenze del pensiero democratico quali sono indicate da Galasso. Il rifiuto maz­ziniano del diritto di natura e la costruzione di un sistema di doveri sociali non solo preclu­deva ogni possibilità concreta di creare una democrazia, ma, unito al rigetto di ogni forma di lotta di classe, condannava di fatto alla perenne compressione sociale ed economica la classe operaia che avrebbe voluto liberare.
Queste osservazioni, tuttavia, non incidono minimamente sulla fondata polemica di Galasso con Della Peruta che, nella nota introduttiva all'antologia degli scritti di Mazzini curata per la collana Letteratura Italiana - Storia e testi (t. I, voi. 69), ci sembra sottovaluti l'importanza del pensiero mazziniano degli ultimi anni, quelli che seguono il compimento dell'unità. E* un recupero di Mazzini apostolo di redenzione sociale che già, nota l'autore, era stato impostato da Rosselli col suo Mazzini e Bakunin (1927), e che rende giustizia alla intuizione storica del Genovese e alla sua sensibilità per il problema della classe operaia in connessione con quello nazionale. Il mio giudizio sulla ce capacità operativa del pensiero sociale mazziniano prescinde dalla dimensione della sua testimonianza storica.
Diverso, mi pare, debba essere il discorso sul repubblicanesimo federalista e su Cat­taneo in particolare, sia sotto il profilo della validità attuale del loro pensiero, sia per le potenzialità concrete di ingegneria politica ch'esso contiene, anche se, nota Galasso, la diffusione delle loro idee non era paragonabile a quella del mazzinianesimo, e sul piano or­ganizzativo fossero del tutto privi di forza reale. E lo spunto alla discussione su questo tema viene offerto dall'autore non solo con la nota introduttiva, ma anche con due saggi dedicati il primo a Cattaneo e il secondo al federalismo repubblicano.
Galasso ha il merito di precisare subito, sulla traccia dell'osservazione di Bobbio, che la ben nota concezione federalista di Cattaneo non è che un aspetto, e relativamente limi­tato, di tutta l'esperienza intellettuale del Milanese. E ciò vale sotto due profili. Anzitutto perche il federalismo in Cattaneo non è solo la struttura istituzionale necessaria per aderire al pluralismo storico e regionale dell'Italia, ma è anche una componente necessaria alla costruzione di un sistema liberal-democratico. E poi perché l'ispiratore del Politecnico ha costruito te una precisa teorica della libertà e dello Stato (p. 148).
Dal confronto col pensiero di Mazzini emerge la modernità di Cattaneo. ÀI solida­rismo del primo, si contrappone, nel secondo, la dinamica del movimento e del pluralismo sociale. Alla riunione del capitale e del lavoro nelle stesse mani, frutto dell'immagine di una