Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1975>   pagina <99>
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Libri e periodici 99
società arcaica di agricoltori e di piccoli artigiani, si contrappone l'esperienza di chi già co­nosce la realtà di grosse società col relativo apparato di casse comuni, di amministratori, <Ii agenti estranei... , prodromi della società capitalistica. Contro la teorica esclusiva dei doveri viene affermato il sistema dei diritti, fondamento della difesa stessa delle autonomie locali. H federalismo di Cattaneo diviene un vero sistema di ce ingegneria sociale e politica che, ponendo alla base della costruzione la suddivisione dei poteri, tutela concretamente la libertà e la democrazia.
Certo, non mancano aspetti utopistici nel pensiero di Cattaneo e degli altri federalisti. Tra questi mi pare di dover annoverare l'idea della nazione armata e della guerra democra­tica: sotto questo profilo era più realistica, anche se contradìttoria. la speranza di Mazzini nelle armi di Carlo Alberto. E, del resto, è tipico dei grandi utopisti avere dei momenti di realismo che gli intelletti di norma più empirici non hanno.
Quanto poi alle differenziazioni ideologiche interne al federalismo, Galasso sottolinea l'ispirazione liberale di Cattaneo e gli spiriti socialisteggianti e radicali presenti in Ferrari e Montanelli.
Non mi pare, tuttavia, di poter essere del tutto d'accordo con l'autore quando nega un fondamento di classe al pensiero federalista (cfr. pp. 200-201), adducendo come prova la constatazione che le idee dei federalisti furono sempre perdenti nel processo risorgimentale. E ciò non perché io intenda sottoscrivere la tesi contraria, ma perché non credo nella vali­dità della premessa di questo giudizio storico: ritengo, cioè, che, in via di principio, la tesi dell'esistenza di un perenne rapporto causale a senso unico tra classe e ideologia non è con­validato in modo inequivocabile dall'esperienza storica, e quindi la questione in discussione diviene un falso problema. E, comunque, lo stesso Galasso nega l'esistenza a quell'epoca di un'unica realtà sociale borghese omogenea e solidale (p. 201).
Con i saggi sul Pensiero storico di Giustino Fortunato e su Salvemini l'attenzione di Galasso si sposta sulla tematica meridionalistica. Del primo l'autore individua la forte esi­genza di ricerca della giustificazione storica del sottosviluppo meridionale: un'aspirazione teoretica che lo portava a svalutare la capacità degli uomini d'incidere nel corso della sto­ria, a favore del determinismo naturalistico. Nell'ombra dello strapotente fattore naturale, scrive Galasso, la storia degli uomini assumeva una dimensione più umile e malinconica, del tutto conforme al sentire di un uomo tanto propenso a rivivere il perenne dramma umano della sopravvivenza quotidiana in tutta la sua durezza quanto chiuso allo stesso dramma come alterna e gloriosa vicenda di popoli, imperi e civiltà (p. 237). Con queste parole l'autore sintetizza il nucleo fondamentale della filosofia della storia di Fortunato, che ispira, assieme a ragioni di carattere pedagogico (contro la ce tendenza sciaguratamente nostra alla mutua diffamazione , e a star sempre dalla parte del vincitore ), la sua revi­sione del giudizio storico sui Borboni. Solo di rado Fortunato esce dal suo schema determi­nistico per individuare cause più storiche e meno naturali del sottosviluppo. il caso, per esempio, della denuncia delle colpe della Chiesa sia nella lotta per la conservazione del lati­fondo, sia in quanto barriera d'isolamento del meridione dall'Europa e dal Nord Italia.
Il saggio su Salvemini è l'occasione per rappresentare una disposizione culturale addi­rittura inversa sul problema meridionale. Alla dinamica naturale che sembra impedire ogni intervento degli uomini si contrappone la intuizione della questione meridionale come pro­blema di forze politiche, e l'analisi della piccola borghesia professionistica e impiegatizia del Mezzogiorno come punctum dolens della costituzione non solo sociale, ma morale del Mezzogiorno (p. 261). Uomo alieno dalle grandi costruzioni teoriche, sempre disposto a porri dei problemi pratici e concreti, influenzato dalla cultura positivista e dal magistero di Cattaneo e di Mazzini, non comprese mai i valori e le capacità di mutamento e di perfezio­namento del sistema liberale. E proprio questo è, per Galasso, il più gran limite intellet­tuale di Salvemini, quello che Io portò a compiacersi che nel '22 Mussolini avesse precluso la via del potere a Giolitti o a Bonomi.
Il primo dei due saggi raccolti in Appendice sviluppa il tema di fondo del rapporto tra filosofia della prassi, storiografia, sociologia e scienza politica nel pensiero gramsciano. È opportuno qui ricordare due punti giustamente messi in rilievo da Galasso. Anzitutto la formazione antipositivistica e umanistica di Gramsci, personaggio chiave della revisione del pensiero marxista nel primo dopo guerra. E, in secondo luogo, la doppia inversione operata da