Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1975
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Libri e periodici
Gramsci nel marxismo, e cioè il privilegiamento della sovrastruttura sulla struttura e, all'interno di essa, dell'aspetto ideologico su quello istituzionale (Bobbio). E queste inversioni illuminano anche i termini del rapporto tra egemonia ideologica e conquista del potere, che in Gramsci sono momenti successivi, mentre in Lenin sono contemporanei.
Questa, dottrina gramsciana riemerge anche in Togliatti e nella sua polemica con Croce. Galasso ne individua bene l'aspetto strumentale e politico quando rileva che la battaglia contro Croce, mentre avrebbe dato un suo ruolo e un suo peso alla cultura marxista italiana nel contesto del marxismo internazionale, avrebbe nello stesso tempo consentito di decapitare i gruppi borghesi progressisti e avanzati della loro maggiore guida ideologica e li avrebbe potuti costringere, alla lunga, a riconoscere il marxismo come la cultura italiana più moderna nei metodi e nei contenuti (pp. 327-328).
Nel giudizio complessivo su questi saggi di Giuseppe Galasso è necessario distinguere due aspetti di fondo. Il primo riguarda il valore intrinseco di questi studi; il secondo investe il problema della validità della premessa iniziale, ossia della possibilità di caratterizzare il pensiero democratico italiano come tradizione autonoma e distinta di pensiero sia nei riguardi della tradizione liberale che di quella socialista.
Quanto al primo punto questi saggi sono, senza dubbio, tra i migliori sull'argomento della storiografia contemporanea per finezza di giudizio e profondità di comprensione storica. Quanto al secondo punto, mi pare che l'autore sia riuscito nel suo intento iniziale solo in parte. Lo spartiacque tra il pensiero democratico e quello socialista di marca marxista senza dubbio esiste, e passa attraverso l'assunto inaccettabile dalla cultura democratica della lotta e dell'egemonia di classe come fine del mutamento sociale. Ma, una volta accolte le pregiudiziali costituite da una visione pluralistica dei rapporti sociali e da un regime politico fondato su di un sistema di diritti (e chi più pluralista e garantista dei federalisti?) il pensiero democratico finisce per essere un aspetto della tradizione liberale responsabile di quel sistema politico progressivo di cui parla lo stesso Galasso nel saggio su Salvemini. Né la particolare sensibilità per i problemi sociali di questi personaggi esula dal quel processo di progressiva tutela ed esplicazione dei diritti, e quindi anche della giustizia sociale, attuato dalla democrazia liberale.
Fa eccezione, senza dubbio, Mazzini. Ma non mi pare errato dire che il pensiero mazziniano, intrìso com'è di forti venature utopiche, è rimasto un caso isolato, sia pure emblematico, e senza seguito nella storia del pensiero democratico, e incapace di tradurre in un concreto modello politico le pur nobili idee di redenzione sociale che l'animavano.
SANDRO ROGAR I
GAETANO FALZONE, Crispi fra due epoche; Milano, Pan, 1974, in 8, pp. 180. L. 3.000.
Le prime pagine che hanno per titolo Pettegolezzi e povertà sono in funzione di premessa in quanto raccolgono e coordinano opinioni, valutazioni e citazioni bibliografiche, in abbondante misura e consapevole scelta. Si intuisce sin da questo primo capitolo che l'A. è sollecitato a svolgere il tema dalla stessa abbondanza di saggi precedenti, dalle varietà e dai contrasti dei medesimi, ed anche da interventi dell'A. stesso, nonché dagli esempi di un suo maestro, il romagnolo Ugo de Maria, che docente nell'Università di Palermo senti e comunicò fervore ed ingegno per conoscere la vicenda umana e l'avventura politica di Francesco Crispi.
Pertanto si può dire che resistenza di questo libro nella mente di Gaetano Falzone non è di oggi, ma di data remota, e che il libro stesso è in effetto una sintesi condensata e colorita (vorremmo dire saporita) di un lungo sentire e pensare, di un colloquio di anni, di un appassionato meditare sul Crispi, il patriota agitato e deformalo fra osanna e crucifige a tal segno che l'eco di quelle grida qua e là risuona tuttora.
II proposito dell'A. è quello di ascoltare, al disopra di ogni altra, una voce sola: quella della verità, di ascoltarla, per quanto umanamente ò possibile, con animo sereno,