Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1975
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pagina
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101
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Libri e periodici
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lasciando il non facile personaggio nel suo ambiente familiare o no, nel suo clima, nel suo tempo, riconoscendolo nei suoi errori del pensare e dell'operare non meno che nelle sue virtù, e tenendo conto delle ombre e delle luci, anche perché ombre e luci sono necessarie quando si voglia dar vita reale ad un ritratto.
Che questo proposito sia stato scrupolosamente e tenacemente mantenuto ce lo dice ogni pagina, e ce lo dicono i non pochi dibattiti che qua e là vengono rievocati e riaccesi, e poi condotti a ragionata conclusione.
Né contrasta con tale proposito lo stile: la vivacità di talune immagini e l'incisività quasi epigrafica di non poche espressioni ci fanno conoscere la personalità dell'A., e ci fanno sentire e vedere vivacemente i calori ed i colori della nostra isola, la più grande in ogni senso; ma tutto ciò non ha parentela col discorso defensionale, né con l'apologia, né per l'opposto con la denigrazione, e nemmeno con la cosidetta demitizzagliene che non è storia ma è soltanto una cattiva azione, una miseria morale degna dei tempi, un oltraggio in armonia con tanti altri, o maggiori o minori, i quali diseducano e fanno cassetta. Dunque non parleremo di apologia se nel libro troviamo il proposito di ricostruire la verità liberando appassionatamente Francesco Crispi da talune accuse di sapore partigiano, come, per esempio, quella che lo tinge di colonialismo nel significato deteriore della parola: colonialismo che oggi condanniamo con tanto arcadico sdegno.
Ma più interessa conoscere lo svolgimento del tema nelle sue varie parti: svolgi-mento che, dopo il capitolo sui Pettegolezzi e povertà di cui abbiamo fatto cenno, si snoda in altre sei rispettivamente indicate coi seguenti titoli: Alle spalle la Sicilia! Il primo esilio; ha sua datai La concezione dello Stato; L'avventura dei Fasci; Il dicastero africano.
L'indagine in profondità, e quindi la scoperta dell'Uomo ha il suo avvio appunto dai giorni in cui Crispi lascia olle spalle la Sicilia che è il suo mondo, il mondo dal quale viene lanciato fuori come un a prodotto genuino e singolare, espulso per costrizione morale e materiale, costretto (e ribelle) alle pene che sono proprie di ogni forzato adattamento. Dicendo prodotto, ci riferiamo naturalmente ad una mentalità, ad una determinata cultura, ad un carattere particolare, ed in breve a quella sua concezione politica e sociale che ha radice tenace e fiera in un tipico passato storico, e in ima terra circondata dal mare per cui ogni contatto con l'esterno può diventare contaminazione o profanazione.
Così Crispi si sente un emigrato anche se si ferma a Napoli; e l'esilio a Napoli ed altrove è per lui una sofferenza singolare che non l'invita ad accomunarsi con altri esuli. L'esilio è veramente un vivere fra gente ignota da cui l'esule vorrebbe allontanarsi: ed è sulle prime ostinatamente una solitudine disperata. Di qui la fierezza dell'esule e quel suo reagire che può diventare aggressione, e che gli impedisce per troppo tempo di formarsi una equilibrata coscienza di uomo politico.
Lasciata, alla fine del 1854, l'isola di Malta, raggiunge Londra, emigra altrove, finché nel 1859 può fare ritorno in Italia. Sono gli anni degli incontri nuovi e diversi, gli incontri nuovi di un quarantenne che a sua volta si rinnova, tanto che si può dire che egli lascia veramente alle sue spalle un mucchio di cenere , cioè il suo passato. La vita nuova ha la sua celebrazione in un grande incontro: Garibaldi. Così la primavera del 1860 illumina la figura dell'uomo di Stato, che s'intende ha dello Stato una concezione tutta sua dove sugli altri prevalgono gli aspetti e le funzioni amministrative.
Sono da tenere presenti. a questo proposito gli scritti elaborati dal Crispi su temi affini negli ultimi anni dell'esilio, e più ancora lo studio che ha per titolo Ordinamenti politici delle Due Sicilie, il quale nella parte essenziale viene opportunamente pub* blicato in Appendice (pp. 123-169).
Dal 1860 in poi la vicenda politica di Francesco Crispi ha le luci e le ombre di un dramma quando non siano luci violenti ed ombre oscure di tragedia.
Questo continuo succedersi di baleni e rappresentato efficacemente nella sintetica narrazione.
Forse il lettore gradirebbe da quel momento un più lungo e più dettagliato discorso, ma l'A., fedelissimo al suo proposito di cogliere l'essenziale e legato a comprensibili norme editoriali, procede con l'usata rapidità e quindi a sprazzi ci fa vedere il personaggio, e Tuna dopo l'altra fa passare le scene nel loro ordine naturale e raggruppate razionalmente nei due grandi momenti storici: quello dei Fasci siciliani e quello dell'impresa d'Africa.