Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1975>   pagina <102>
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Libri e periodici
Tutta la rappresentazione è arricchita, da testimonianze: testimonianze di consenso o dissenso di varia natura. Quella, per esempio, del Carducci che ha i riverberi dell'aureola, quella deirOriani che ha gli accenti dei vaticinio, quella di Verdi che è fatta di ammira­zione, quella amara e sconcertante di Salvemini, e quella di Mussolini piena di rispetto quale è dovuto ad un anticipatore.
Ma esiste forse fra le tante la valutazione esatta e piena?
Riteniamo che il lettore possa appagarsi della conclusione a cui è giunto Gaetano Falzone alla fine del suo veloce corso, scrivendo su Crispi queste parole semplici e chiare: a Crispi ama, soffre, cade, certo anche per la brama di potere, ma per offrirci almeno in un certo momento della storia d'Italia il momento cioè in cui e si poteva amare, soffrire, cadere per qualcosa di più alto: l'Italia .
Si direbbe che questo nostro momento abbia non minori necessità di quel monito.
PIERO ZAMA
ROBERTO ARDIGÒ-PASQOALE VILLARI, Carteggio 1868-1916, a cura di WILHELM BUTTE-MEYER; Firenze, La Nuova Italia, 1973, in 8, pp. 155. L. 2.200.
Se è vero che i carteggi, come tali, non permettono una ricostruzione completa della vita e dell attività dei corrispondenti che nell'epistolario ci appaiono molto legati a pro­blemi pressanti o particolari, è vero altresì che l'angolazione particolare di vicende, dibat­titi, polemiche facilita lo scavo in profondità, il ritratto dei protagonisti su basi forse meno solide di quanto non scaturisca dalle opere ma certamente più complesse e tormentate, più ricche infine di passione morale, religiosa o politica. Così il ritratto, che non è né può es­sere a tutto tondo, offre trasparenze, linee di <c lettura , eventualità di interpretazione che meritano ulteriore riflessione circa la figura e l'opera di uno scrittore, di un politico, di un filosofo. Proprio in ciò sta il pregio, a nostro avviso, della pubblicazione dei carteggi che presentano molto di più di quanto non promettano, perché ampliano l'area della nostra conoscenza, prospettano angolazioni meno note oppure messe in disparte, indicano alcuni nodi di discussione e di polemica ce presenti nella mente e negli scritti dei protagonisti dei carteggio o di altre figure, maggiori e minori, del tempo. Tale è il caso dei carteggio che presentiamo, nel quale accanto a molte precisazioni di ordine biografico o filosofico, all'importanza per l'Àrdigò dell'amicizia del Villari, ai nessi tra la crisi intellettuale e le vicende politiche, interessano il clima accademico e le polemiche tra liberali, cattolici, positivisti, le motivazioni interne della filosofia dell'Ardigò, le convergenze e i dissensi nel­l'area medesima del positivismo italiano o francese. Ma veniamo più direttamente al volume curato con competenza ed acume dal Bùttemeyer che nell'introduzione e nelle note mette a profitto la sua lunga consuetudine con gli scritti del filosofo <c mantovano e dai frutti di una appassionata ricerca.
Figura centrale dell'epistolario risulta l'Àrdigò non solo perché il Villari non amava parlare di sé, ma anche per le delucidazioni ampie e circostanziate che il filosofo manto­vano dava di continuo della sua vita e dei suoi studi; il che permette e facilita la ricostru­zione effettiva dei rapporti tra i due interlocutori e delle vicende biografiche e intellettuali dell'Ardigò. In tal senso il Bùttemeyer, mettendo a confronto le varie interpretazioni circa la crisi spirituale e religiosa dell'Ardigò, sottolinea l'importanza del motivo politico, ricor­dando come il filosofo non avesse mai rinnegato i suoi sentimenti liberali patriottici, le sue convinzioni e le sue idee scientifiche, nel conflitto con l'autorità della Curia romana, oc Per comprendere veramente la sua crisi, cioè, bisogna trascendere la sfera esclusivamente intel­lettuale e affettiva e inserirlo nel contesto storico, caratterizzato dall'opposizione di cattoli­cesimo liberale e cattolicesimo intransigente. Allora l'Àrdigò sembra incarnare, non sol­tanto il problema della compatibilità o meno di scienza e di fede, ma anche quello della com­patibilità o meno di libertà e di religione dogmatica, ossia la capitolazione del liberalismo cattolico di fronte alle pressioni dell'intransigenza (p. 5).
Se i convincimenti dell'Ardigò e la sua distanza ormai dal cattolicesimo vennero