Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1975>   pagina <103>
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labri e periodici 103
ribaditi in varie occasioni nell'arco della sua vita, dal momento del ritomo al secolo e della svestizione alla morte, a noi piace rammentare una sua lettera del '92 a G. B. Intra, autore di una Dissertazione sul Cattolicesimo (cfr. Lettere inedite di R. Ardigò a G. B. Intra, a cura di R. Giusti, in a Bollettino storico mantovano , n. 10, 1958, pp. 160-162): Il Cattolicesimo, io lo considero come un fatto storico naturale, e null'altro. Ma mi compiaccio di ammirare in esso quanto vi è di razionale, di ideale, di bello, di grande. È un amico, al quale ho detto addio, ma conservandone una ricordanza gratissima. La ricordanza di preti sublimi, come Monsignor Martini, la ricordanza delle cerimonie religiose, dei canti della chiesa, ai quali ho partecipato con tanto entusiasmo, mi tornano in mente ad ogni ora e mi toccano l'anima della più bella poesia.
E non posso non sentire disprezzo per quelli che ostentano disdegno per cose che non conoscono, o non sono in grado di apprezzare.
Con tutto questo io non posso convenire nel concetto, che tutte le cose belle e buone del mondo e dei secoli cattolici siano altro che fatti che si verificarono per ragioni com­plesse (che qui certo non indicherò) insieme col fatto del cattolicesimo stesso.
Ella mi concede di -essere sincero. Ella dice benissimo Le opinioni religiose ci dividono, la benevolenza ci riunisce.
Dice benissimo, e La ringrazio tanto, tanto, tanto di avermelo scritto .
Ma ritornando al carteggio, che ci interessa per conoscere la progressiva affermazione del positivismo in Italia, per l'origine di alcune opere dell'Ardigò, per la discussione e il chiarimento di qualche punto controverso circa i rapporti, filosofici e non, tra positivismo, materialismo e idealismo, è da dire infine che il Buttemeyer riesce a indicare e circoscrivere, nell'ambito del positivismo in generale, i tratti della filosofia dell'Ardigò, nella quale non tanto la filosofia della natura, quanto la psicologia è posta al centro degli interessi e del­l'impegno filosofico e morale del pensatore mantovano (cfr. W. Buttemeyer, Roberto Ardigò e la psicologia moderna, Firenze, 1969), con un ridimensionamento del significato della filosofia della natura nel positivismo dell'Ardigò e con l'invito a studiare il valore scienti­fico delle sue teorie psico-gnoseologiche.
Per il carattere dell'amicizia e della confidenza dell'Ardigò verso il Villari, vogliamo citare almeno il passo di una lettera del 1884, in cui è precisa indicazione di alcuni aspetti dell'indole del pensatore: a Padova vado (le settimane di lezione) la domenica sera e ne torno il martedì. Perché non posso staccarmi da questi luoghi che mi ricordano ogni atto della mia vita passata, e sopratutto il nascimento ad uno ad uno dei miei pensieri, dei quali solo vivo al presente. Anche adesso non posso, si può dire, idear nulla se non uscendo dalle porte della mia Mantova, e tornando sotto le piante, in mezzo a quei campi, dove altre volte trovai tutte le mie inspirazioni.
Dei miei pensieri, Le dissi, vivo solo al presente. Ambizione di politica o di posti ele­vati non ebbi mai: ma ora abbonisco la vita che non sia tutta e affatto privata; sento disprezzo per tutto ciò che non è scienza per la scienza; mi accontento di essa e somma­mente anche se chiusa affatto nel segreto della mia convinzione individuale. E rido, quando altri scrive contro di me, e ai immagina che me n'abbia a male, e sia per scrivere a mia
difesa (p. 102).
A questa citta, alla quale in consiglio comunale e in molteplici commissioni diede il SUo contributo disinteressato e competente, rimase sempre affezionato, tanto da ritornarvi alla fine dell'insegnamento universitario patavino; e analogamente rimase fedele ai suoi convincimenti, affermando fin dall'ottobre del *69, che: a la fede e professione religiosa (...) non è quella dei nemici della civiltà e della scienza, coi quali non mi riconcilierò mai, e che sono risoluto a dire sempre e intieramente quello che credo il vero per quanto siano dure e gravi le conseguenze che me ne possano venire (p. 27).
RENATO GIUSTI