Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1975>   pagina <104>
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Libri e periodici
MAURICE F. NEUFBLD, Italia scuola per le nazioni emergenti. Il movimento laburista ita­liano neUa sua sistemazione politica, sociale ed economica dal 1800 al I960, prefa­zione di Umberto Marcelli; Bologna, Patron ed., 1974, in 8, pp. XV-556, 286, L. 8.000.
Accompagnato da varie appendici e tabelle di dati, rilevazioni statistiche, il lavoro del Neufeld si propone di dare in un'ampia descrizione il profilo del movimento dei lavo­ratori italiani nell'arco di oltre un secolo; senza entrare nel merito di molte afferma­zioni ed esemplificazioni dell'autore, è da dire che il ritardo della traduzione rispetto alla pubblicazione originale (1961) non ha giovato affatto al volume che, per vari problemi, non utilizza ovviamente i molti contributi, utili e importanti, recati più di recente alla storia dei partiti e del movimento operaio italiano da Valiani, De Rosa, Manacorda, Scoppola, Briguglio ecc. Il che non significa tuttavia la perdita di valore di un lavoro la cui a tesi x> è ricordata nella prefazione dal Marcelli ed in sintesi presentata dal Neufeld nel capitolo primo; e la domanda di fondo, alla quale egli cerca di rispondere, riguarda il modo a come si e sviluppato fra di noi il movimento dei lavoratori, che non può non essere condizionato entro certi limiti dalle variazioni della struttura economica. II problema che più attrae l'at­tenzione del Neufeld è quello dell'emancipazione dei lavoratori, se ed in quanto compiuta da essi stessi, tenendo presenti modelli di tipo americano (...). L'autentica emancipazione proletaria presuppone l'avvento della rivoluzione industriale, che crea le premesse, strap­pando i lavoratori dalle campagne, del loro passaggio dalla civiltà contadina alla civiltà ope­raia, mediante il sorgere delle varie associazioni di categoria composte da operai e dirette da operai per fini esclusivamente economici (...). Il Risorgimento politico doveva compie-tarsi come Risorgimento economico attuando la rivoluzione industriale, e come Risorgi­mento sociale mediante l'elevazione delle masse contadine a proletariato consapevole dei suoi diritti e dei suoi doveri nella forza delle sue organizzazioni (pp. VIII-IX).
In tal senso il Neufeld indica i limiti e gli errori dello sviluppo economico-sociale italiano e avanza inoltre proposte di simiglianze e analogie tra la situazione dell'Italia nel secolo passato e la realtà attuale, in questi ùltimi decenni, di alcuni paesi asiatici o africani in via di sviluppo, così che il Risorgimento italiano diventa il modello di come non si de­vono ricostituire le nazioni. Come ricorda il Marcelli, il tema dell'Italia scuola delle na­zioni che risorgono è svolto dal Neufeld in altro volume: Poor Countries and Authorìtarian Rule, New York, 1965.
RENATO GIUSTI
STEFANO CARETTI, La Rivoluzione russa e il socialismo italiano (1917-1921); Pisa, Nistri-Lischi Editori, 1974, in 8, pp. 331. L. 4.000.
La Rivoluzione russa di febbraio fu accolta con favore da tutto lo schieramento poli­tico italiano: la Destra la strumentalizzò per i propri fini bellici e nazionalistici; i socia­listi, che fin dall'inizio della guerra si erano attestati su posizioni di intransigente neutra­lismo, la interpretarono come una vittoria dell'Internazionale e vi videro la possibilità di una conclusione del conflitto.
La Rivoluzione di Ottobre, che cadde in concomitanza con le tragiche giornate di Caporetto, causò profonde lacerazioni all'interno del Partito Socialista Italiano: i riformisti, che facevano capo a Turati, aderirono a un vigoroso proseguimento della guerra per difen­dere il territorio nazionale, mentre l'ala estremista continuò nella sua propaganda pacifista e nella difesa degli ideali dell'Internazionale. Né i contrasti erano semplicemente contin­genti, legati alla situazione del momento; essi avevano un preciso sottofondo ideologico: i riformisti, contagiati forse dal darwinismo sociale della Seconda Internazionale, asseri­rono che la Russia era un paese troppo arretrato per una rivolta socialista e continuarono perciò ad auspicare In e vera J> Rivoluzione, certa ma lontana nel tempo, come se lo svi­luppo storico fosse regolato da leggi sacre e immutabili; gli estremisti invece misero l'ac­cento sulla volontà dell'uomo, libera di intervenire in qualsiasi momento del processo sto-