Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1975
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pagina
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105
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Libri e periodici 105
nco, e quindi esaltarono il trionfo bolscevico quale lotta cosciente di popolo, destinata ad aprire orizzonti più vasti per tutti gli oppressi.
Questo studio di Stefano Carelli serve ottimamente per illustrare i dibattiti, le discussioni, i contrasti ideologici all'interno del Partito Socialista Italiano sotto l'impatto della grande Rivoluzione: questo è il pregio, ma, almeno a mio parere, anche il limite più evidente del libro. Lo 'scopo dell'autore sembra essere questo: disegnare una storia del Partito Socialista Italiano in funzione della Rivoluzione russa mettendo in rilievo i consensi e i dissensi che essa suscitò e i dibattiti teorici che le tennero dietro in Italia. Sotto questo punto di vista Caretti non ha nulla da rimproverarsi; senonché a me sembra che, nel tracciare la storia di un partito, specialmente negli anni di un immane conflitto che andava sempre più distruggendo vecchi ideali e logorando uomini e mezzi, non si possa isolare un solo aspetto dimenticando tutto il resto. Dal libro viene fuori il quadro di un partito socialista perso in discussioni accademiche su avvenimenti, importantissimi è vero, ma lontani, e del tutto dimentico della realtà italiana. A questo proposito vorrei dire che la vita di un partito non dovrebbe essere scissa, ma, al contrario, immersa in quella del suo paese; non se ne può isolare un momento come se questo fosse una entità a sé stante: le passioni, le idee, l'ideologia, la politica dovrebbero formare un insieme armonico e indistinto perché la vita di un partito, proprio come quella degli uomini, non può essere suddivisa in compartimenti stagni.
Un'ultima considerazione. Il lavoro è l'ampliamento di una tesi di laurea con tutti i limiti, forse inevitabili, che ciò comporta. Non si vuole quindi criticare assolutamente l'autore il quale, pur con le riserve già espresse, ci ha illuminato su un momento del Partito Socialista Italiano finora poco indagato. La documentazione è ineccepibile; oltre naturalmente a leggersi tutta la stampa dell'epoca, Caretti ci ha rivelato alcuni fondi archivistici, finora inediti, conservati presso l'Archivio centrale dello Stato, parte dei quali è stata pubblicata in appendice. Con tutto ciò il volume risente della pesantezza, e se vogliamo, della acerbità proprie di un lavoro di laurea; tutte quelle note possono servire in una tesi, dove si deve sempre denunciare la fonte, ma laddove mancano richieste propriamente didattiche e ai chiedono i frutti di riflessione ed elaborazione personali, rappresentano un fuor d'opera, perché se da un lato arricchiscono il libro, dall'altro lo privano di scorrevolezza, rendendolo oltre tutto fastidiosamente impersonale. Mi sarebbe piaciuto che l'autore fosse stato un po' più azzardato nei suoi giudizi invece di riportare costantemente opinioni altrui.
RICCARDO GIANNINI
ARTHUR J. MAY, La monarchia asburgica, trad. M. L. Bonaguidi Paradisi, introd. di A. Ara;
Bologna, Il Mulino, 1973, in 8, pp. xxi-726. L. 10.000. ADAM "WANDRUSZKA, Gli Asburgo, trad. W. Peroni Bauer; Milano, Dall'Oglio, 1974, in 8,
pp. 280 con 31. L. 6.000.
Due volumi assai diversi, ma per molti motivi importanti, ci vengono da due noti storici, il primo appartenente alla vecchia scuola storiografica americana ed ora scomparso, il secondo attivissimo ricercatore, ben conosciuto in Italia per il fortunato ampio studio su Pietro Leopoldo, un grande riformatore.
Il ponderoso lavoro dei May giunge invero in ritardo in Italia, e promette una sintesi documentata definitiva, mentre in realtà è stato compilato durante la seconda guerra mondiale sul materiale precedentemente raccolto o pubblicato. L'Autore non ha risparmiato la fatica, ha investigato anche negli archivi di Vienna, ma di veramente nuovo ci offre solo pochi documenti inglesi e americani atti a sottolineare o a chiarire qualche aspetto della politica estera asburgica. Il periodo che il suo studio abbraccia va dal 1848, o meglio dal 1867, agli inizi della guerra mondiale; le questioni affrontate con maggior cura sono la politica interna e la lotta delle nazionalità, specie nel centro dell'Impero, nella zona danubiano-balcanica; rimangono invece marginali, accennati spesso in forma di appunti, i problemi dell'autonomia e l'irredentismo sollevati dagli italiani del Trentino e della Venezia Giulia, come i problemi delFindusLrializzazione e dell'urbanesimo, dell'esercito e